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Usa, quando i figli lasciano il nido i genitori vanno in tilt: ora un coach insegna a gestire la separazione

La star del wrestling Winchester festeggia una vittoria con la famiglia 
Per superare la sindrome dell’“empty nest”, ovvero quando i ragazzi si trasferiscono per studio o lavoro, cresce la moda di ricorrere a figure professionali per sostenere gli adulti nel distacco. I costi vanno da 99 dollari a seduta a 2mila per tre mesi
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NEW YORK - La nuova sindrome che colpisce i genitori americani si chiama “empty nest”, traducibile come nido vuoto. Si manifesta quando i figli sono grandi abbastanza da lasciare casa per andare a studiare lontano, oppure perché trovano lavoro in un’altra città. Quello è il momento in cui i ragazzi costruiscono la loro indipendenza, e i genitori scoprono la loro dipendenza. E lo stile avvolgente da famiglia Bradford, tipo quella della serie televisiva degli anni ’70, va in crisi: il gruppo si spezza, la casa si svuota e piomba nel silenzio, la camera diventa una stanza deserta. I genitori americani, abituati spesso a condividere con i figli grigliate in giardino, serate davanti alla tv e sport nei weekend, restano disorientati.

A Washin…

NEW YORK - La nuova sindrome che colpisce i genitori americani si chiama “empty nest”, traducibile come nido vuoto. Si manifesta quando i figli sono grandi abbastanza da lasciare casa per andare a studiare lontano, oppure perché trovano lavoro in un’altra città. Quello è il momento in cui i ragazzi costruiscono la loro indipendenza, e i genitori scoprono la loro dipendenza. E lo stile avvolgente da famiglia Bradford, tipo quella della serie televisiva degli anni ’70, va in crisi: il gruppo si spezza, la casa si svuota e piomba nel silenzio, la camera diventa una stanza deserta. I genitori americani, abituati spesso a condividere con i figli grigliate in giardino, serate davanti alla tv e sport nei weekend, restano disorientati.

A Washington Dc sta emergendo la figura del coach, un professionista che aiuta i genitori a gestire questa naturale transizione che in milioni di famiglie rappresenta un passaggio atteso e per altre un momento drammatico. Jay Ramsden, un coach specializzato in “empty nest”, spiega ad Axios che questo momento di separazione può essere l’inizio di un grande cambiamento. Se positivo, porta a nuovi obiettivi da parte dei genitori. Se negativo, provoca un senso di perdita, dolore, stagnazione, persino paralisi emotiva e identità smarrita. Esagerati? Negli Usa i genitori sono molto coinvolti nella vita dei figli: li seguono al campo durante le partite, dal football al basket, dal calcio a quella specie di corsa con un retino chiamato Lacrosse, molto in voga in Usa. Senza i ragazzi in giro per casa, molti genitori perdono il loro punto di riferimento, devono azzerare l’agenda dei weekend generalmente segnata dagli eventi sportivi a cui partecipavano i figli.

“Quello è il momento di buttarsi in nuove cose”, spiega il coach Emesha James. La domanda da farsi è: cosa vuoi fare della tua vita adesso? I coach aiutano a definire una strategia che, in genere, prevede il cominciare una nuova attività: c’è chi torna a fare lo sport che praticava da ragazzo, chi sceglie le scuole di teatro, oppure si iscrive a un corso universitario e riprende gli studi. Il lavoro dei coach può essere prezioso ma richiede anche un investimento non banale: c’è chi si fa pagare 99 dollari a seduta, chi 175. Ci sono persone disposte a pagare anche 2 mila dollari per incontri settimanali per tre mesi.

I coach non sono terapisti, per cui chi sprofonda nella depressione dovrebbe rivolgersi a specialisti. Sui social i coach degli “empty nest” sono sempre più popolari: Ramsden ha un account su TikTok seguito da più di 57 mila follower, ma si moltiplicano podcast e gruppi di sostegno su Facebook che forniscono gratuitamente consigli a genitori i cui figli sono andati via da casa. Parlarne, dicono i coach, ammettendo di sentirsi persi, è già il primo modo di uscire dal tunnel.

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