Le strategiche isole Salomone hanno un nuovo premier ed è un amico stretto della Cina
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Fuori un primo ministro molto legato a Pechino, dentro un nuovo primo ministro che con la Cina vuole continuare ad andare a braccetto. Cambio della guardia nel segno della continuità alle Isole Salomone: a due settimane dalle elezioni, nuovo premier dell’arcipelago è stato scelto Jeremiah Manele.
Ex ministro degli Esteri, come il suo predecessore Manasseh Sogavare il nuovo premier intende continuare il percorso di avvicinamento alla Cina. Strategia che mette in allerta gli Stati Uniti, ma pure l’Australia, visto che due anni fa le Salomone hanno firmato con Pechino un fumoso patto sulla sicurezza che potrebbe (anche se entrambi i Paesi negano) aprire la strada a una base militare cinese nel Pacifico: a 2mila chilometri dalla costa australiana, e in una zona di Pacifico in cui Pechino prova a insidiare l’influenza americana. Il nuovo capo del governo prova a rassicurare: “Saremo amici di tutti, nemici di nessuno”. I più contenti, però, sono i cinesi.
Alle elezioni dello scor…
PECHINO - Fuori un primo ministro molto legato a Pechino, dentro un nuovo primo ministro che con la Cina vuole continuare ad andare a braccetto. Cambio della guardia nel segno della continuità alle Isole Salomone: a due settimane dalle elezioni, nuovo premier dell’arcipelago è stato scelto Jeremiah Manele.
Ex ministro degli Esteri, come il suo predecessore Manasseh Sogavare il nuovo premier intende continuare il percorso di avvicinamento alla Cina. Strategia che mette in allerta gli Stati Uniti, ma pure l’Australia, visto che due anni fa le Salomone hanno firmato con Pechino un fumoso patto sulla sicurezza che potrebbe (anche se entrambi i Paesi negano) aprire la strada a una base militare cinese nel Pacifico: a 2mila chilometri dalla costa australiana, e in una zona di Pacifico in cui Pechino prova a insidiare l’influenza americana. Il nuovo capo del governo prova a rassicurare: “Saremo amici di tutti, nemici di nessuno”. I più contenti, però, sono i cinesi.
Alle elezioni dello scorso 17 aprile il partito di governo aveva perso la metà dei suoi seggi, ma nessun’altra formazione era riuscita a raggiungere la maggioranza in Parlamento. Così, dopo intense settimane di negoziazione, Manele è stato eletto dai deputati con 31 voti, contro i 18 del leader dell'opposizione Matthew Wales.
Era Manele il ministro che siglò la giravolta di politica estera delle Salomone del 2019: nel settembre di quell’anno l’arcipelago troncò le proprie relazioni diplomatiche con Taipei in favore di Pechino, mettendo fine a 36 anni di scambi diplomatici e aiuti tra la piccola nazione del Pacifico e l’isola che la Cina considera come una “provincia ribelle”. In Cina l’allora premier Sogavare e Manele firmarono cinque memorandum d’intesa con il governo comunista portando la piccola nazione del Pacifico dentro la Via della Seta cinese. Alle aziende cinesi venne garantito il diritto di costruire strade, ponti e infrastrutture per rimettere in funzione la vecchia miniera d’oro di Gold Ridge. Huawei sta costruendo decine di torri di telecomunicazione nell'arcipelago. L'anno scorso, a Pechino, le Salomone hanno firmato un patto di cooperazione di polizia.
“Nonostante sia stato ministro degli Esteri per quasi cinque anni, non è detto che Manele segua rigorosamente la politica filo-cinese del suo predecessore”, afferma però Mihai Sora, ex diplomatico australiano e ricercatore presso il think tank Lowy Institute. “Manele sarà più ricettivo alle offerte di cooperazione e assistenza da parte di una serie di partner”. Più conciliante verso gli altri attori regionali, insomma, a differenza del suo predecessore. Oltre ai cinesi, con Manele si è congratulato subito infatti anche il premier australiano: "L'Australia e le Isole Salomone sono amici intimi e il nostro futuro è legato”, dice Anthony Albanese.