India, lottatrici in rivolta contro Modi: candida il figlio del capo della federazione condannato per molestie
di Carlo PizzatiCHENNAI - Il patriarcato che condona le molestie sessuali va alla riscossa anche in India. Dopo l’annullamento di un processo per molestie ad Harvey Weinstein in America, ecco che il primo ministro Narendra Modi candida il figlio di un parlamentare del partito, il Bjp, a sostituire il padre, indagato per abusi sessuali mentre dirigeva la Federazione nazionale di lotta libera. Ma più che Weinstein, il caso ricorda quello di Luis Rubiales, presidente della Federazione calcio spagnola costretto – dopo insistenti proteste – alle dimissioni per baci non richiesti a una giocatrice e gesti volgari in pubblico. Anche le lottatrici e lottatori campioni olimpionici non ci stanno alla candidatura di Karan, figlio dell’ex presidente della Federazione Bhushan Sharan Singh che affronta un processo penale rischiando una condanna a cinque anni.
I comizi, i sit in e le manifestazioni contro l’ex dirigente e parlamentare del Bjp vanno av…
CHENNAI - Il patriarcato che condona le molestie sessuali va alla riscossa anche in India. Dopo l’annullamento di un processo per molestie ad Harvey Weinstein in America, ecco che il primo ministro Narendra Modi candida il figlio di un parlamentare del partito, il Bjp, a sostituire il padre, indagato per abusi sessuali mentre dirigeva la Federazione nazionale di lotta libera. Ma più che Weinstein, il caso ricorda quello di Luis Rubiales, presidente della Federazione calcio spagnola costretto – dopo insistenti proteste – alle dimissioni per baci non richiesti a una giocatrice e gesti volgari in pubblico. Anche le lottatrici e lottatori campioni olimpionici non ci stanno alla candidatura di Karan, figlio dell’ex presidente della Federazione Bhushan Sharan Singh che affronta un processo penale rischiando una condanna a cinque anni.
I comizi, i sit in e le manifestazioni contro l’ex dirigente e parlamentare del Bjp vanno avanti da più di un anno. Con le difficoltà immaginabili per i servizi d’ordine pubblico nel riuscire a sgomberare atleti e atlete muscolosi che si allenano fin da piccoli nei più impegnativi corpo a corpo. E che vogliono essere ascoltati, perché hanno un messaggio semplice da dare: nessuna tregua ai molestatori, nessun lasciapassare, nessun espediente per aiutarli. Come quello di candidare i loro figli al loro posto in Parlamento.
La delusione è tanta: "Le figlie della nazione hanno perso e Bhushan ha vinto," ha postato su X, ex Twitter, Sakshee Malik, bronzo a Rio nel 2016. "Candidando il figlio ha distrutto le ambizioni di milioni di figlie della nazione." Il post tagga Vinesh Phogat e Bajrang Punia, che con lei compongono il tridente della protesta durata mesi di manifestazioni – a volte molto agitate - a Delhi, per accusare Bhushan Sharan Singh di stalking, intimidazioni, molestie e richieste di favori sessuali dalle lottatrici. “Abbiamo messo in gioco le nostre carriere, dormito per strada, nella pioggia o nel vento freddo, ma Bhushan non è ancora stato arrestato. Chiedevamo solo questo. Ma scordiamocelo! Invece, la poltrona da parlamentare resterà in famiglia. Ma perché il governò è così impotente di fronte a un uomo come questo?”.
Il lottatore Bajrang Punia ha affilato la lama sul lato più politico che morale, ricordando i conflitti in alcuni Stati contro le politiche governative: “Durante le agitazioni nel Punjab e nell’Haryana la gente è insorta con lo slogan: non aspettatevi nulla dai governi, arrangiatevi da soli. È una disgrazia vivere in un Paese dove le figlie che vincono medaglie sono trascinate per le strade, mentre il figlio di una persona che le sfrutta sessualmente ha l’onore di candidarsi in Parlamento”. Punia ha già registrato il suo dissenso contro Modi restituendo la più alta onorificenza indiana, il Padma Shri, lasciandolo a terra sulla soglia della residenza del premier.
Dopo l’attacco del premier Modi ai presunti favori che la minoranza musulmana otterrebbe con una vittoria elettorale dell’opposizione, la scelta di candidare il figlio dell’indagato per molestie sembra confermare che il Bjp scommette sui vantaggi della polarizzazione, cercando il voto maschilista, tradizionalista e patriarcale nelle elezioni che si tengono fino alla fine di maggio. E se lo fa, avendo già vinto di larga misura le due precedenti elezioni, è perché ha fatto bene i conti. Ovvero, punta sull’idea che una candidatura ipergarantista verso gli imputati di molestie sessuali attirerà più voti, nello Stato tradizionalista e fondamentalista dell’Uttar Pradesh dove si presenta Karan Bhushan, che non l’allontanamento dalla politica di questa famiglia.
È una scelta che irrobustisce la polarizzazione come formula vincente nelle elezioni che martedì 7 maggio, fra tre giorni, affronterà la terza di sette giornate delle votazioni più lunghe della storia e con più elettori. Questa volta si va alle urne in 94 distretti in 12 stati, compreso il Gujarat dove Modi fu governatore e da dove provengono molti dei famosi multimiliardari indiani del momento. Si vota anche nel Maharashtra, lo Stato dove si trova la Mumbai dei poveri delle bidonville, come anche dei super-ricchi.