India, il seggio solitario del monaco indù: in 10 viaggiano due giorni per raggiungere l’unico elettore della foresta
di Carlo PizzatiCHENNAI – Fasciato nel saio arancione, la fronte impiastricciata di sacra pasta al sandalo colorata, il monaco indù Mahant Haridas Udaseen, che da cinque anni fa il custode di un tempio di Shiva nella remota foresta di Gir, nel Gujarat, si è presentato al seggio elettorale a ora di pranzo. Non ci sarebbe nulla di particolare, se non fosse che questo frate era l’unico elettore iscritto nello specifico seggio, per il terzo appuntamento delle lunghissime elezioni indiane che si concluderanno ai primi di giugno. Con il suo voto, l’affluenza in questo distretto è andata subito al 100%.
Purtroppo, le regole sono regole, soprattutto quando sono assurde, il seggio è dovuto restare operativo fino a sera, anche se, oltre agli scrutatori e all’unico elettore, non c’era altro esse…
CHENNAI – Fasciato nel saio arancione, la fronte impiastricciata di sacra pasta al sandalo colorata, il monaco indù Mahant Haridas Udaseen, che da cinque anni fa il custode di un tempio di Shiva nella remota foresta di Gir, nel Gujarat, si è presentato al seggio elettorale a ora di pranzo. Non ci sarebbe nulla di particolare, se non fosse che questo frate era l’unico elettore iscritto nello specifico seggio, per il terzo appuntamento delle lunghissime elezioni indiane che si concluderanno ai primi di giugno. Con il suo voto, l’affluenza in questo distretto è andata subito al 100%.
Purtroppo, le regole sono regole, soprattutto quando sono assurde, il seggio è dovuto restare operativo fino a sera, anche se, oltre agli scrutatori e all’unico elettore, non c’era altro essere umano nel raggio di molti chilometri. Al massimo, laggiù nella foresta, si trova qualche turista che gira nella jeep decappottabile, cercando di fotografare leopardi, sciacalli e iene, quando non riesce a incrociare il famoso leone.
La legge elettorale in India, prevede che ci sia un seggio a non più di due chilometri dal domicilio di ogni elettore. Per arrivare fino alla località di Banej, ben dieci incaricati hanno dovuto quindi sorbirsi due giorni di viaggio in treno, in auto e poi in un piccolo bus tra le dissestate sterrate che portano fin qui. Perché così tante persone per un unico elettore? Il regolamento, appunto: ogni seggio deve avere almeno sei scrutatori e due ufficiali di polizia affinché il voto sia valido. A prescindere da quanti elettori si siano registrati.
“Il fatto che una squadra di dieci persone si avventuri nella giungla per un unico elettore dimostra quanto importante sia il voto di ogni singola persona”, ha dichiarato il monaco, mostrando la striscia d’inchiostro indelebile sull’unghia dell’indice della mano sinistra, metodo ufficiale per evitare che si voti più volte lo stesso giorno.
Le prossime votazioni della fase 4 fino alla 7 saranno il 13, 20 e 25 maggio e poi il 1° giugno. I risultati verranno annunciati il 4 giugno. Finora non ci sono stati troppi scontri, tranne nel Manipur, con due poliziotti morti due settimane fa. Ma le battaglie a colpi di polemiche e di arresti tra governo e opposizione continuano.
Pochi giorni fa, il social media manager del partito leader dell’opposizione è stato arrestato con l’accusa d’aver confezionato nel suo telefonino alcuni video deepfake che fanno pronunciare dichiarazioni incendiarie, false, al ministro degli Interni, Amit Shah, braccio destro del premier Narendra Modi. La leadership del Congress party nega che sia vero e accusa di repressione e censura il partito di Modi.
Ma i botta e risposta e i colpi di scena sono quotidiani. Il più recente riguarda accuse al vetriolo scambiate tra Modi e Rahul Gandhi, che essendo stato espulso dal Parlamento per una condanna per diffamazione non è il presidente del Congress Party, ma ne resta comunque il leader più rappresentativo. Modi ha voluto rispondere alle accuse di lunga data espresse da Gandhi, secondo il quale il premier favorirebbe il controllo monopolista dei due uomini più ricchi d’India Mukesh Ambani e Gautam Adani: “Per cinque anni hai accusato Ambani e Adani e ora, così, all’improvviso, ti sei fermato – ha gridato Modi dal pulpito durante un comizio, rivolgendosi a Gandhi – Ovvero hai accettato camionate di finanziamenti illegali. Ma dovrai rispondere al Paese di questo”.
Gandhi da anni accusa Modi di asservire gli interessi della nazione a quelli di industriali come Ambani, chairman del colosso multinazionale Reliance, e Adani, chairman del conglomerato Adani Group. Il risultato di questa politica, secondo Gandhi, è un inasprirsi dell’ineguaglianza tra ricchi e poveri durante i 10 anni in cui Modi è stato al potere, accusa respinta come “infondata” dal governo. Ma Gandhi ha risposto subito con un video-messaggio sui social: “Per la prima volta parli in pubblico di Adani e di Ambani. Ma lo sai forse per esperienza personale che regalano camion pieni di soldi? Voglio ripetere alla nazione noi daremo ai poveri dell’India le somme di denaro che Modi ha dato a quei due in questi dieci anni.”