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Tunisia, arresto in diretta tv per l’avvocatessa dei diritti: la deriva autoritaria di Saied si abbatte anche su una troupe francese

Sonia Dahmani 
Sonia Dahmani, legale e opinionista da sempre critica verso le politiche sui migranti del presidente tunisino, rischia fino a cinque anni di prigione
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TUNISI – «Ma di quale Paese straordinario stiamo parlando?». È bastata questa domanda retorica, dai toni ironici, pronunciata durante un talk show su una tv tunisina, a spingere Sonia Dahmani, avvocatessa e opinionista abituale in questo tipo di programmi, verso l’arresto da parte di un gruppo di poliziotti, intervenuti con delle maschere nere sulla faccia: un blitz degno di un terrorista. Se la sono presa en passant anche con una troupe di France 24, televisione pubblica francese, che stava riprendendo la scena. La telecamera è stata scaraventata per terra e il cameraman arrestato, anche se in seguito rilasciato. Sono cronache dalla Tunisia del presidente Kais Saied e della sua deriva autoritaria.

Ritorniamo al martedì scorso. Nel talk show si discuteva dei migranti subsahariani, che raggiungono il Paese al termine di estenuanti viaggi attraverso il deserto. Uno dei partecipanti al dibattito ha affermato che quelle persone hanno in realtà l’obiettivo di installarsi in Tunisia pi…

TUNISI – «Ma di quale Paese straordinario stiamo parlando?». È bastata questa domanda retorica, dai toni ironici, pronunciata durante un talk show su una tv tunisina, a spingere Sonia Dahmani, avvocatessa e opinionista abituale in questo tipo di programmi, verso l’arresto da parte di un gruppo di poliziotti, intervenuti con delle maschere nere sulla faccia: un blitz degno di un terrorista. Se la sono presa en passant anche con una troupe di France 24, televisione pubblica francese, che stava riprendendo la scena. La telecamera è stata scaraventata per terra e il cameraman arrestato, anche se in seguito rilasciato. Sono cronache dalla Tunisia del presidente Kais Saied e della sua deriva autoritaria.

Ritorniamo al martedì scorso. Nel talk show si discuteva dei migranti subsahariani, che raggiungono il Paese al termine di estenuanti viaggi attraverso il deserto. Uno dei partecipanti al dibattito ha affermato che quelle persone hanno in realtà l’obiettivo di installarsi in Tunisia più che di raggiungere Lampedusa sui barconi. È a quel momento che Sonia Dahmani gli ha detto: «Ma di quale Paese straordinario stiamo parlando?». Non ha aggiunto altro. Ma quelle parole volevano dire che l’ambizione più grande di un migrante subsahariano non può essere vivere in un Paese in preda a una grave crisi economica, dove si vive (sopravvive) con un salario medio di 300 euro e dove spesso mancano il latte e la farina nei supermercati o le medicine nelle farmacie.

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L’arresto

In tanti sui social hanno giudicato le parole della donna «degradanti» per l’immagine del Paese. Giovedì Dahmani ha ricevuto una convocazione a presentarsi dinanzi a un giudice istruttorio. Secondo i media tunisini, sarebbe sotto inchiesta per diffusione di «false informazioni con l’obiettivo di compromettere la sicurezza pubblica», imputazione prevista dal decreto legge 54 promulgato da Saied nel settembre 2022. Punisce chi diffonde fake news, ma ha un’applicazione talmente ampia da avere già giustificato l’arresto di una sessantina di persone, fra giornalisti, avvocati e oppositori politici, in parte trattenuti da allora in carcere. Dahmani, al pari degli altri, rischia fino a cinque anni di prigione.

Lei venerdì non è andata dal giudice. E sabato ha raggiunto la sede dell’Ordine degli avvocati, di cui fa parte, protetta da vari colleghi. È lì che sabato sera sono sbarcati i poliziotti "mascherati", che l’hanno trascinata via. Il video di France 24, che ha ripreso la scena, sta ora girando sui social, anche in Francia, dove cresce l’indignazione per l’aggressione al cameraman. In un comunicato, France 24 «condanna fermamente questo intervento brutale e intimidatorio delle forze dell’ordine per impedire ai nostri giornalisti di svolgere il proprio lavoro ». Ma la vicenda di Dahmani è solo l’ultimo di altre simili in tempi recenti.

Chi è Saadia Mosbah

Diverse Ong tunisine e internazionali, che cercano di assistere i migranti, hanno subito negli ultimi giorni controlli e perquisizioni nelle loro sedi. Lunedì scorso Saadia Mosbah, tunisina dalla pelle nera, presidente dell’associazione antirazzista Mnemty (in tunisino vuol dire « il mio sogno »), è stata arrestata e si trova ancora in carcere, nell’attesa di conoscere il proprio destino. È un personaggio noto in Tunisia, esponente della minoranza di colore, originaria del Sud sahariano. 64 anni, ha lavorato come hostess della compagnia di bandiera Tunisair per una trentina d’anni.

Dopo la rivoluzione del 2011, ha fondato la sua associazione ed è anche grazie alla sua battaglia personale che il 23 ottobre 2018 il Paramento tunisino adottò una legge contro le discriminazioni razziali, una première nel mondo arabo. Ma nel febbraio 2023 Saied pronunciò un discorso, che denunciava le « orde di migranti clandestini » presenti sul suolo nazionale, parte di « un complotto per cambiare la composizione demografica del paese ». Da allora si è scatenata a più riprese una « caccia al nero », alimentata anche dall’insofferenza dei tunisini, vittime della crisi economica.

Le critiche a Saied

A partire da quel discorso di Saied, Mosbah era intervenuta puntualmente ad aiutare i migranti per le strade di Tunisi, distribuendo cibo e beni di prima necessità. Ora la donna sarebbe accusata di «riciclaggio di denaro sporco» in relazione a finanziamenti stranieri ricevuti dalla sua Ong. Lunedì scorso Saied se l’è presa proprio con «le associazioni e organizzazioni che ricevono somme astronomiche dall’estero». Altri esponenti di Ong sono stati fermati dalle forze dell’ordine. Salsabil Chellali, direttrice dell’ufficio di Human Rights Watch a Tunisi, ha sottolineato che «le autorità vogliono far paura alle associazioni, che portano avanti azioni per attenuare almeno un poco la sofferenza dei migranti e dei richiedenti asilo e mettere fine a ogni tipo di assistenza che possano ricevere in Tunisia. Tutto questo non farà che esacerbare le condizioni vulnerabili nelle quali vivono».

Smantellati i campi migranti a Tunisi

Proprio nelle ultime settimane, dopo la visita di Giorgia Meloni a Tunisi il 17 aprile, per ribadire a Saied la richiesta europea di un freno al flusso migratorio verso l’Europa, le autorità tunisine hanno intensificato lo smantellamento di accampamenti di migranti a Tunisi e soprattutto nella zona di El Amra, al Nord di Sfax, dove si stima che vivano almeno 20mila persone, nei campi di olivi, in condizioni igieniche deplorevoli. Molti sono trasportati di forza in pullman e scaricati alle frontiere con la Libia e l’Algeria. Loro, in realtà avevano un unico sogno: abbandonare una volta per tutte la Tunisia e saltare su un barcone diretto a Lampedusa.

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