Sull’uso delle armi americane vacilla l’ultima linea rossa per gli ucraini: i rischi di escalation e l’incubo nucleare
di Gianluca Di FeoNon si può abrogare in pubblico un protocollo segreto. Sarebbe la fine di ogni principio della deterrenza, la disciplina che mira a impedire i conflitti esibendo la forza. Una dottrina intrinsecamente paradossale, soprattutto in questo caso perché viene applicato a una guerra in corso che ogni giorno minaccia di allargarsi. Così, di fronte a una domanda in conferenza stampa, Anthony Blinken ha dato una risposta diplomatica e vaga: “Non abbiamo incoraggiato o vietato attacchi al di fuori dell’Ucraina con i nostri armamenti”. Salvo poi aggiungere una precisazione: “Kiev deve prendere decisioni da sola su come condurre la guerra in difesa della sua libertà, sovranità e integrità territoriale”.
Questa frase è stata interpretata da alcuni analisti come la premessa alla caduta dell'ultimo vincolo all'impiego dell'arsenale statunitense. Gli stessi ucraini sostengono che all'indomani dell'invasione il presidente Biden abbia detto alla sua amministrazione: “Dategli tutto, ma evitate uno scont…
Non si può abrogare in pubblico un protocollo segreto. Sarebbe la fine di ogni principio della deterrenza, la disciplina che mira a impedire i conflitti esibendo la forza. Una dottrina intrinsecamente paradossale, soprattutto in questo caso perché viene applicato a una guerra in corso che ogni giorno minaccia di allargarsi. Così, di fronte a una domanda in conferenza stampa, Anthony Blinken ha dato una risposta diplomatica e vaga: “Non abbiamo incoraggiato o vietato attacchi al di fuori dell’Ucraina con i nostri armamenti”. Salvo poi aggiungere una precisazione: “Kiev deve prendere decisioni da sola su come condurre la guerra in difesa della sua libertà, sovranità e integrità territoriale”.
Questa frase è stata interpretata da alcuni analisti come la premessa alla caduta dell'ultimo vincolo all'impiego dell'arsenale statunitense. Gli stessi ucraini sostengono che all'indomani dell'invasione il presidente Biden abbia detto alla sua amministrazione: “Dategli tutto, ma evitate uno scontro nucleare con Mosca”. Ogni supporto bellico ha quindi cercato di trovare la quadra tra le esigenze sul campo e la volontà di non provocare la ritorsione diretta del Cremlino. Un freno che ha bloccato per un anno la consegna dei tank Abrams; per due anni quella di missili con raggio d'azione superiore ai 150 chilometri; per almeno ventisei mesi quella dei caccia F-16.
Nessuna delle armi di maggiore portata e potenza arrivate dagli Usa è stata mai impiegata contro il territorio russo: i razzi di precisione Himars e, da poche settimane, i missili Atacms vengono scagliati sul Donbass, sulla Crimea e sulle altre regioni occupate. Droni e razzi che piovono su Belgorod e sulle raffinerie della Russia, spingendosi in un'occasione fino alle mura del Cremlino, invece sono sempre stati di produzione ucraina.
Proprio per prendere le distanze da un bombardamento avvenuto in questo settore, un anno fa l’allora capo di Stato maggiore americano Mark Milley ha esplicitato la “linea rossa” posta al governo Zelensky: “Gli abbiamo chiesto di non usarle contro la Russia”. Ora però l'offensiva su Kharkiv e il temuto raddoppio contro Sumy potrebbero cambiare la situazione.
La manovra è stata pianificata dai generali di Putin in modo da tenere i depositi di carburante e munizioni oltre frontiera e quindi in una zona contro cui Kiev non può lanciare Himars né Atacms. Le truppe varcano il confine alla spicciolata, lasciando le scorte di mezzi al sicuro dalle incursioni più pericolose.
Se il veto della Casa Bianca dovesse dissolversi, in poche ore i tiri delle batterie semoventi sarebbero in grado di devastare molte delle basi logistiche che permettono di alimentare l'assalto verso Kharkiv. Gli Atacms hanno un’ogiva che contiene 250 chili di esplosivo o 950 granate: può distruggere i bunker dei comandi oppure seminare morte sugli accampamenti lontani trecento chilometri. Sembra che i tecnici della Lockheed siano riusciti a mettere a punto il sistema di guida per evitare che i disturbatori dei segnali gps costruiti dai russi ne azzerassero la precisione, anche se mancano conferme.
Questo arsenale potrà venire puntato sulle posizioni del secondo corpo d'armata, che stando al capo dell'intelligence militare ucraina Budanov si prepara a marciare su Sumy, a soli trenta chilometri dalla frontiera, con una manovra che potrebbe definitivamente esaurire le logore riserve di Kiev? La situazione critica su tutto il fronte e il timore di un crollo psicologico di parte dell’esercito ucraino convincerà il Pentagono a sfidare l’ira di Putin e rischiare l’escalation?
A quel che si è capito, il numero di Atacms già portato in Ucraina è consistente: vengono sparati dagli stessi semoventi degli Himars e non è chiaro quando il personale sia stato addestrato o se siano affidati a contractor stranieri. E proprio parlando di questi ordigni, a fine aprile pure il ministro della Difesa Lloyd Austin è stato sibillino sui limiti d’impiego: “Sta a loro decidere come e quando utilizzarli. Noi speriamo che abbiamo un bell’impatto…”. Forse la frase mirava a dissuadere i russi, facendogli balenare la possibilità che l’attacco contro Kharkiv avrebbe esposto la madrepatria a una ritorsione senza precedenti. Se l’intento era questo, non ha funzionato. Esperti come Philips P. OBrien, docente di studi strategici all’ateneo scozzese di Saint Andrews, ritengono che il divieto della Casa Bianca invece di impedire l’escalation l’abbia incentivata, permettendo al Cremlino di calibrare le sue mosse.
Una considerazione vera se limitiamo l’analisi alle armi convenzionali, ma il problema è fare i conti con la spada di Damocle esibita sempre più spesso da Mosca: le testate nucleari tattiche. Due settimane fa, Putin le ha evocate in risposta allo scenario dei soldati francesi mandati in Ucraina, ordinando un’esercitazione dei lanciatori mobili. E il ministro degli Esteri Lavrov ha messo sul tavolo un monito molto più circostanziato, spiegando che i jet F-16 sono quelli a cui la Nato e gli Usa affidano in Europa le bombe nucleari tattiche e quindi le loro missioni verso i confini russi potrebbero attivare la rete di allarme atomico.
L’esordio di questi caccia è atteso nei prossimi giorni. La propaganda di Kiev sta cominciando a diffondere video, che fanno pensare a un’irruzione clamorosa del nuovo protagonista bellico. E anche i raid contro le basi della difesa aerea in Crimea - descritti da Daniele Raineri - paiono la premessa a un’azione di rilievo, che verosimilmente sincronizzerà i velivoli e missili Atacms, entrambi costruiti dalla Lockheed. Oggi il presidente Zelensky ha la priorità di risollevare il morale del suo popolo e restituire la fiducia nella vittoria.
Alla luce delle parole di Lavrov, quale sarebbe la risposta del Cremlino se la prima incursione degli F-16 andasse a colpire Belgorod? Quanto velocemente si sposterebbero le lancette dell’orologio dell’apocalisse, l’indicatore simbolico del pericolo di un conflitto nucleare ma stato così vicino all’ora più cupa?
C’è anche chi reputa che in realtà l’uscita di Blinken e Austin, i due ministri chiave, siano indirizzate verso una diversa deterrenza: spingere Putin a negoziare il cessate il fuoco. Come riportava ieri il New York Times, nell’amministrazione Biden crescono i dubbi sugli esiti del conflitto e si fa largo l’ipotesi che non ci siano alternative a una soluzione coreana, che congeli la guerra sull’attuale linea del fronte. Un tema scottante, che potrebbe venire discusso con gli alleati tra meno di un mese nel G7 pugliese guidato da Giorgia Meloni.