Inferno Haiti, le gang ormai sono eserciti: e l’Onu manda 2.500 poliziotti del Kenya
di Daniele MastrogiacomoIl futuro di Haiti si deciderà nei prossimi giorni. L’invio di 2500 poliziotti del Kenya sotto l’egida delle Nazioni Unite è ormai imminente: hanno terminato l’addestramento, sono stati superati gli ostacoli giuridici che la Corte Suprema di Nairobi aveva frapposto per legittimare la missione di interposizione decisa dal Consiglio di Sicurezza. Ma quegli uomini non sanno bene cosa si troveranno di fronte.
Da tre mesi la realtà dell’ex isola degli schiavi è cambiata radicalmente. Lo scalo aereo internazionale ha appena riaperto dopo 90 giorni in cui è stato chiuso per evitare che venisse conquistato dalla gang. Le quali restano comunque padrone del campo gestendo in prima persona i terminali petroliferi, i porti, gli accessi stradali, perfino i confini con la vicina Repubblica Dominicana che, sopraffatta dall’ondata di fuggiaschi e immigrati, ha deciso di blindare le frontiere. Non si tratta più di bande sparse, violente e sanguinarie. Criminali incalliti che agenti ben addestrati pos…
Il futuro di Haiti si deciderà nei prossimi giorni. L’invio di 2500 poliziotti del Kenya sotto l’egida delle Nazioni Unite è ormai imminente: hanno terminato l’addestramento, sono stati superati gli ostacoli giuridici che la Corte Suprema di Nairobi aveva frapposto per legittimare la missione di interposizione decisa dal Consiglio di Sicurezza. Ma quegli uomini non sanno bene cosa si troveranno di fronte.
Da tre mesi la realtà dell’ex isola degli schiavi è cambiata radicalmente. Lo scalo aereo internazionale ha appena riaperto dopo 90 giorni in cui è stato chiuso per evitare che venisse conquistato dalla gang. Le quali restano comunque padrone del campo gestendo in prima persona i terminali petroliferi, i porti, gli accessi stradali, perfino i confini con la vicina Repubblica Dominicana che, sopraffatta dall’ondata di fuggiaschi e immigrati, ha deciso di blindare le frontiere. Non si tratta più di bande sparse, violente e sanguinarie. Criminali incalliti che agenti ben addestrati possono spazzare via. Il tempo ha giocato a loro favore.
Osservatori Usa e diplomatici che seguono da vicino la situazione ad Haiti dicono che si sono organizzati, inquadrati come plotoni. Indossano tute mimetiche nuove di zecca, hanno caschi e scudi protettivi. Armi leggere e pesanti nuove di zecca. Sono disciplinati, si coordinano tra loro. Si sono trasformati in squadroni paramilitari. Sono un nuovo esercito. Hanno soldi, tanti. Fatti con il traffico di droga, con il controllo e la gestione dei terminali da dove partono e arrivano le merci, il cibo, le medicine, i preziosi. Affrontarli non sarà una passeggiata. Per sconfiggerli bisognerà ingaggiare una guerra civile.
Il Consiglio transitorio di presidenza, formato da sette membri indicati dalle lobby e dai partiti più rappresentativi e da due esterni nominati dalla Chiesa e dalla società civile, senza diritto di voto, stanno ancora prendendo le misure. Si trovano a governare un paese dove 200 bande, riunite in un’alleanza chiamata Vivre Ensemble, vivere insieme, dettano le regole della vita di tutti i giorni. Sono guidate da Jimmy Cherizier, noto come “Barbecue”, l’ex poliziotto che ha saltato il fosso diventando il protagonista dell’offensiva del marzo scorso.
A capo di un migliaio di uomini armati questo ex agente diede l’assalto alle stazioni di polizia, ai palazzi dei Tribunali, alle scuole e alle chiese occupando sempre più quartieri e fette di territorio. Al culmine di un raid nel quale si sparava e si uccideva chiunque tentasse un minimo di resistenza o si trovasse nel posto sbagliato al momento sbagliato, il boss lanciò l’ultimo affondo alla principale prigione dell’isola liberando 4.600 detenuti. Non sono mai più stati ripresi.
Tra questi, raccontano al New York Times gli esperti, c’era anche Dimitri Hérard, ex capo della sicurezza personale dell’allora presidente Jovenel Moïse. Fu lui a ordinare ai suoi uomini di lasciare sguarnita la villa del capo di Stato mentre i mercenari assoldati da alcuni lobbisti dell’isola facevano la loro incursione e lo uccidevano, ferendo gravemente la moglie. Era in carcere con l’accusa di concorso nell’omicidio. Tornato libero, secondo chi conosce le mille pieghe di Haiti, avrebbe stretto un sodalizio con Johnson André, detto Izo, capo dell’altra potente banda chiamata “5 segonn”, cinque secondi in creolo.
L’uomo è considerato il più grande trafficante di cocaina di Haiti che spedisce regolarmente in Europa. Qualcuno gli soffiò una partita di due tonnellate e questo provocò una spaccatura, con nuovi scontri e valanga di morti, ricomposta solo a fine marzo quando ”Cherizier” decise di lanciare il suo attacco allo Stato. Hérard ha molti contatti con la Colombia dove avrebbe reclutato la maggioranza dei mercenari autori dell’omicidio di Moïse. Ed è grazie a questi che può fornire al suo nuovo socio Izo canali privilegiati con i narcos locali, Clan del Golfo in testa che controlla le regioni dei Caraibi colombiane.
Non solo droga, ma anche armi. Il mese scorso il presidente Gustavo Petro aveva denunciato la scomparsa di interi carichi di fucili automatici da alcune caserme e sospettava che fossero state vendute sul mercato nero, tra cui quello attivissimo di Haiti. Un terzo capo banda, Vitel’homme Innocent, è coinvolto anche lui nell’omicidio di Moïse. Ha noleggiato una delle auto usate dal commando.
Tutti e tre, a vario titolo, erano dei poliziotti quando sull’isola governava il presidente Michel Martelly, noto anche come Sweet Micky, un musicista che restò al potere fino al 2016. Hérard era un membro anziano delle forze di sicurezza presidenziali. Approfittava di questo ruolo portando avanti il suo traffico di droga: diversi testimoni raccontarono di averlo visto al porto mentre ordinava ai suoi uomini di trasferire i carichi di coca dalle navi ormeggiate sulle auto di servizio. Una volta venne beccato ma le partite sequestrate alla fine sono sparite.
Senza prove e con i testimoni intimiditi dai funzionari di Haiti fu impossibile incriminarlo. Tra chi minacciava c’era Cherizier, all’epoca ancora un poliziotto, che adesso, tirandolo fuori dal carcere, lo ha assoldato. Martelly ha i suoi appoggi nel Consiglio transitorio che hanno premuto sui leader dei Caraibi durante le trattative per la formazione del nuovo organismo governativo. Secondo le fonti contattate dal New York Times è molto probabile che tra l’ex presidente e i capi delle gang si salderà una nuova alleanza. Ci sono enormi interessi in ballo, oltre che montagne di quattrini.
Le gang non si presentano più come selvaggi rapitori e stupratori. Si atteggiano a “statisti”, con video che diffondo sui social nei quali spiegano che agiscono nell’interesse della popolazione, distribuiscono cibo e acqua, risolvono contrasti e diatribe tra la gente. Si sono già imposti sul governo appena formato. Hanno proposto un’amnistia generale. Ma se dovesse passare sarà la gente comune a ribellarsi. Tutti conoscono i loro aguzzini, nessuno a disposto a un colpo di spugna. In mezzo a questo fragilissimo equilibrio arrivano i 2500 agenti del Kenya. Estranei, guardati con sospetto, dovranno conquistarsi la fiducia di un popolo stremato.