Ucraina, ora trema il fronte Nord. Con i soldati nelle campagne di Sumy: trincee e denti di drago per fermare i tank russi
dal nostro inviato Daniele RaineriSUMY — Il confine tra Ucraina e Russia non esiste. Verrebbe da pensare che dopo anni di guerra una linea di fossati e reticolati ultra sorvegliata, irta di cannoni e punteggiata di bunker in cemento armato dovrebbe segnare il posto dove comincia il territorio russo. Invece dieci anni dopo – secondo il conteggio che parte dall’insurrezione nel Donbass pilotata da Mosca – il confine è ancora soltanto una convenzione, una linea immaginaria che passa fra i prati e i boschi della regione di Sumy, nel nord dell’Ucraina.
Adesso gli ucraini si trovano davanti a un dilemma. Se si mettono a scavare trincee e fortificazioni proprio sul confine diventano bersagli per i droni e i cannoni russi. Se invece si spostano indietro possono lavorare meno esposti ma lasciano chilometri di territorio poco protetti – come è successo a Kharkiv. Hanno scelto questa seconda soluzione. A sette, otto chilometri dal confine invisibile ci sono i bulldozer al lavoro, si scavano trincee e piazzole interrate, si …
SUMY — Il confine tra Ucraina e Russia non esiste. Verrebbe da pensare che dopo anni di guerra una linea di fossati e reticolati ultra sorvegliata, irta di cannoni e punteggiata di bunker in cemento armato dovrebbe segnare il posto dove comincia il territorio russo. Invece dieci anni dopo – secondo il conteggio che parte dall’insurrezione nel Donbass pilotata da Mosca – il confine è ancora soltanto una convenzione, una linea immaginaria che passa fra i prati e i boschi della regione di Sumy, nel nord dell’Ucraina.
Adesso gli ucraini si trovano davanti a un dilemma. Se si mettono a scavare trincee e fortificazioni proprio sul confine diventano bersagli per i droni e i cannoni russi. Se invece si spostano indietro possono lavorare meno esposti ma lasciano chilometri di territorio poco protetti – come è successo a Kharkiv. Hanno scelto questa seconda soluzione. A sette, otto chilometri dal confine invisibile ci sono i bulldozer al lavoro, si scavano trincee e piazzole interrate, si vedono cataste di pali di legno che servono a tenere su le pareti delle buche e anche i cosiddetti denti di drago, piramidi di cemento che arrivano al ginocchio ma hanno il potere di fermare i cingoli dei carri armati.
«Sappiamo dove passa il confine con la Russia – dice il capo di una squadra di soldati ucraini che difende la zona, nome in codice “Bob” – ma non esiste fisicamente. I carri armati russi se vogliono possono attraversarlo senza rallentare neanche un secondo». E poi potrebbero continuare nella corsa a rotta di collo, se si considera che la regione frontaliera di Sumy è una pianura erbosa e poco abitata che si perde verso l’infinito, con un ipnotico effetto screensaver.
Il capo dell’intelligence militare, il generale Budanov, a metà maggio aveva avvertito: i russi vogliono fare irruzione a nord di Kharkiv e nella regione di Sumy. Per adesso il primo sfondamento è in corso ma il secondo è soltanto una minaccia – considerata credibile. L’esercito russo vuole aprire nuovi fronti per costringere i generali ucraini a togliere truppe dal Donbass, che rimane l’obiettivo politico preferito di Putin. Inoltre c’è la teoria del grande affondo da Sumy: un’invasione russa che tagliasse d’improvviso dal confine verso sud interromperebbe i rifornimenti dei soldati ucraini che difendono il Donbass, e che sarebbe anche la replica di una manovra fatta dall’Armata rossa sovietica contro i nazisti – punteggio bonus per le televisioni di Mosca.
«Da tre, quattro giorni gli artiglieri russi dall’altra parte sparano di meno - dice “Volt”, nome in codice del capo di un’unità di dronisti che ogni ora manda i suoi velivoli oltre confine per capire che cosa fanno i soldati russi -. La cosa ci sembra sospetta». Forse risparmiano i colpi perché stanno per invadere? Riuscite a vedere grandi concentrazioni di truppe? «No, per adesso non ne vediamo. Ma in realtà ai russi basta preparare l’invasione a quaranta chilometri dal confine dove non arriviamo a vedere, non sono costretti a stare a ridosso, i carri armati se ricevessero l’ordine di partire sarebbero al confine in un’ora». Ci sono altri segni che vi fanno preoccupare? «Da circa un mese e mezzo le incursioni dei sabotatori russi sono più frequenti, una a settimana. A volte arrivano anche a un chilometro di profondità nel nostro territorio, per saggiare le nostre posizioni. Prima ne facevano una ogni sei settimane, adesso hanno accelerato. E poi c’è il fatto che i nostri droni incontrano un muro di jammer russi». I jammer sono gli aggeggi elettronici che interferiscono con il volo dei droni, l’effetto è come quando si perde la connessione con il telefono, a volte dura soltanto un secondo e a volte è irrimediabile e fa cadere i droni a terra.
«I russi spostano i loro mezzi quando piove e non possiamo far volare i droni, oppure di notte quando la visibilità è terribilmente scarsa, e poi li parcheggiano al coperto. Ora che la vegetazione è folta non c’è quasi più visibilità, sotto la volta degli alberi può succedere di tutto. Ma il fatto che i loro jammer siano così attivi vuol dire qualcosa, vogliono tenere a distanza i nostri droni e quindi sono attivi al confine».
“Bob” porta i suoi a sparare colpi di mortaio contro i soldati russi dall’altro lato, a meno di quattro chilometri. Si sposta a piedi in un bosco, mentre spiega a Repubblica di non avere notato un aumento delle attività russe – non così grande da far sospettare un’offensiva – e che sparare serve a tenere i russi lontani dal confine e a farli sentire meno sicuri. Da come si muovono e da come sono silenziosi, i soldati ucraini hanno imparato a fare i conti con la presenza ubiqua dei droni russi e con quella, possibile, degli incursori. Si tengono sempre sotto gli alberi, non attraversano le strade sterrate che per pochi secondi, posano reti mimetiche sopra al loro equipaggiamento per confondere i contorni, non si affacciano dal margine del bosco se non proprio quando devono. Raccontano che gli Fpv russi, i droni esplosivi, li attaccano «sei-sette volte al giorno». Sparano due colpi di mortaio nel giro di due minuti in territorio russo e poi si fanno inghiottire di nuovo dalla linea degli alberi.