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Secondo giorno di esercitazioni cinesi intorno a Taiwan: “Sono test di presa del potere”

(afp)
Con un comunicato Pechino ha annunciato una nuova giornata di manovre militari che hanno l’obiettivo non tanto quello di entrare nell’isola quanto di mettere alla prova la “capacità di conquistare il dominio marittimo, aereo e informativo”
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PECHINO - “Il Comando del Teatro Orientale dell'Esercito Popolare di Liberazione cinese ha continuato venerdì le esercitazioni congiunte intorno all'isola di Taiwan”. Con uno stringato comunicato Pechino annuncia la seconda (e in teoria ultima) giornata di manovre militari. “Le operazioni integrate all'interno e all'esterno della catena di isole sono state condotte per testare le capacità del comando di assumere congiuntamente il controllo del campo di battaglia e di lanciare attacchi congiunti, nonché di prendere il controllo di aree cruciali”, afferma Li Xi, portavoce del Comando, nel comunicato in inglese rilanciato dall’agenzia ufficiale Xinhua.

Più stringata ancora la versione originale cinese dove appare la frase “testare la capacità di…

PECHINO - “Il Comando del Teatro Orientale dell'Esercito Popolare di Liberazione cinese ha continuato venerdì le esercitazioni congiunte intorno all'isola di Taiwan”. Con uno stringato comunicato Pechino annuncia la seconda (e in teoria ultima) giornata di manovre militari. “Le operazioni integrate all'interno e all'esterno della catena di isole sono state condotte per testare le capacità del comando di assumere congiuntamente il controllo del campo di battaglia e di lanciare attacchi congiunti, nonché di prendere il controllo di aree cruciali”, afferma Li Xi, portavoce del Comando, nel comunicato in inglese rilanciato dall’agenzia ufficiale Xinhua.

Più stringata ancora la versione originale cinese dove appare la frase “testare la capacità di prendere congiuntamente il potere”: traduzione letterale ma qui il termine “prendere il potere” - come già avevano spiegato gli esperti militari cinesi durante le esercitazioni dello scorso anno - si riferisce non tanto all’entrare fisicamente sull’isola invadendo, ma alla “capacità di conquistare il dominio marittimo, aereo e informativo: la conquista di questi tre elementi vale più della metà della vittoria e potrebbe metterci in una posizione molto vantaggiosa”, spiegava Zhao Xiaozhuo dell’Accademia Militare.

Lo chiariscono anche ora Isaac Kardon e Jennifer Kavanagh in un’analisi pubblicata su Foreign Policy tre giorni fa: “La paziente politica a lungo termine della Cina nei confronti di Taiwan suggerisce che il piano più probabile di Pechino sia quello di intensificare gradualmente la strategia che sta già perseguendo: un'intrusione strisciante nello spazio aereo, nello spazio marittimo e nello spazio informativo di Taiwan. La minaccia di un'invasione anfibia è il punto di riferimento sbagliato degli sforzi degli Stati Uniti per proteggere Taiwan”.

Il focus delle esercitazioni è appunto la capacità di testare il controllo di aree chiave presidiando con l’accerchiamento tutte le zone attorno all’isola (in questo senso “prendere il potere”): capacità estremamente rilevante per un eventuale futuro blocco.

Soprattutto sulla costa Est dell’isola: le manovre al largo della costa orientale sembrano più vicine in alcuni punti e più estese in altri rispetto al passato. Su quella costa si trovano gran parte delle infrastrutture militari taiwanesi; controllare questo pezzo di mare servirebbe a bloccare le importazioni dell’isola ed evitare che Usa e alleati (non siamo molto lontani dalle isole meridionali giapponesi) intervengano in favore di Taiwan dal Pacifico.

Grande uso della guardia costiera, una delle novità di queste esercitazioni, attorno alle isole amministrate da Taipei ma vicinissime alla costa cinese, e non solo. In un breve comunicato la guardia costiera cinese ha dichiarato di aver condotto oggi delle "esercitazioni di applicazione della legge" nelle acque a Est di Taiwan, incentrate “sull'addestramento alla verifica e all'identificazione, all'avvertimento e al respingimento”. Un funzionario taiwanese afferma all’agenzia Reuters che sono state incluse "finte ispezioni" di imbarcazioni civili.

Sempre secondo la stessa fonte, diversi bombardieri cinesi hanno condotto attacchi simulati contro navi straniere vicino all'estremità orientale del Canale di Bashi, che separa Taiwan dalle Filippine, esercitandosi a prendere il "controllo totale" delle zone a ovest della prima catena di isole. La prima catena di isole è quella che imbriglia i sogni di potenza di Pechino. Nell’area che va dal Giappone al Borneo si trovano Paesi alleati - o comunque in buoni rapporti - di Washington. Ecco perché Taiwan è così importante per la leadership comunista: la conquista dell’isola darebbe a Pechino la possibilità di fare breccia in questa catena e da lì proiettare tutta la sua forza navale verso il Pacifico.

“L'esercito cinese ha inviato numerosi bombardieri per condurre attacchi simulati. I bombardieri hanno allestito diverse formazioni d'attacco nelle acque a est di Taiwan, effettuando finti attacchi in coordinamento con le navi della marina militare", scrive la Cctv.I taiwanesi sono ben abituati alle minacce militari della Cina e le ultime esercitazioni non hanno causato alcun allarme sull'isola, dove la vita continua normalmente. La macchina della propaganda di Pechino si è comunque ampiamente messa in moto.

L’esercito ha pubblicato un video animato dove alla fine si vede il finto bombardamento di tre città taiwanesi: Taipei, Kaohsiung e Hualien. In un secondo video si vede Taiwan nel mirino di un radar, accerchiata dalle forze cinesi. “Il leader della regione di Taiwan - afferma il portavoce della Difesa cinese riferendosi al presidente taiwanese Lai Ching-te - ha sfidato seriamente il principio dell'Unica Cina, promuovendo palesemente la ‘teoria dei due Paesi’ cercando di ‘affidarsi a forze esterne per l’indipendenza', mettendo i connazionali di Taiwan in una situazione pericolosa di potenziale conflitto e guerra. Questo è giocare con il fuoco, e chi gioca con il fuoco inevitabilmente si brucia”.

Il presidente Lai non deve far fronte solo alla Cina, ma ha i suoi bei guai interni. Dopo la rissa tra parlamentari dei giorni scorsi allo Yuan Legislativo, e le proteste (anche oggi) di migliaia di cittadini, il Parlamento dovrebbe cercare di andare all’assalto finale oggi per far approvare una legge che darebbe al Parlamento stesso più poteri per controllare l’operato del governo. Il Partito di Lai (il Dpp) non ha la maggioranza, ma ce l’hanno i partiti più dialoganti con Pechino, come il Kuomintang e il Tpp. Il Dpp sostiene che il nuovo disegno di legge darebbe ai legislatori dell'opposizione il potere di avviare interminabili indagini contro Lai e i suoi collaboratori, che potrebbero portare a multe o al carcere.

L'opposizione vuole che il Parlamento abbia il potere di richiedere a funzionari governativi, militari, enti privati e persone fisiche di fornire testimonianze e documenti per aiutare in eventuali indagini. La legge richiederebbe anche che il presidente si presenti regolarmente alla Camera e risponda alle domande, cosa che, secondo l'opposizione, rafforzerebbe il controllo sul leader dell’isola. Vedere il Parlamento litigare e vedere Lai che internamente diventa “un’anatra zoppa” è una situazione che a Pechino va più che bene.

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