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Una barriera davanti al Monte Fuji, così le autorità giapponesi fermano i troppi turisti in cerca di selfie

(afp)
La misura estrema voluta dalla municipalità di Kawaguchiko per limitare gli effetti dell’overturism spacca la comunità che vive grazie all’indotto dei visitatori
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LONDRA – È uno dei panorami più fotografati del mondo: un po’ troppo fotografato, secondo chi ci vive attorno. Questa settimana le autorità di Kawaguchiko, una cittadina di 26 mila abitanti a un centinaio di chilometri a Ovest di Tokyo, hanno fatto erigere una barriera, sotto forma di un sottile schermo di materiale grigio, lungo la strada locale con la vista più bella del monte Fuji, il vulcano alto 3776 metri considerato uno dei simboli del Giappone.

La ragione è che masse di turisti provenienti da ogni parte del mondo si fermavano in quel preciso punto della città per fotografare la montagna o per farsi un selfie di fronte al suo riconoscibile cucuzzolo. Il marciapiede è stretto, per cui molti…

LONDRA – È uno dei panorami più fotografati del mondo: un po’ troppo fotografato, secondo chi ci vive attorno. Questa settimana le autorità di Kawaguchiko, una cittadina di 26 mila abitanti a un centinaio di chilometri a Ovest di Tokyo, hanno fatto erigere una barriera, sotto forma di un sottile schermo di materiale grigio, lungo la strada locale con la vista più bella del monte Fuji, il vulcano alto 3776 metri considerato uno dei simboli del Giappone.

La ragione è che masse di turisti provenienti da ogni parte del mondo si fermavano in quel preciso punto della città per fotografare la montagna o per farsi un selfie di fronte al suo riconoscibile cucuzzolo. Il marciapiede è stretto, per cui molti finivano in strada, creando pericoli per il traffico. Altre lamentele: le orde di visitatori sporcano, lasciando spazzatura in giro, e alcuni, per scattare un’immagine migliore, entrano perfino nei giardini delle case circostanti.

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Ma la drastica misura non è piaciuta a tutti. In parte, perché Kawaguchiko vive del turismo attratto dal monte Fuji: ci sono ristoranti che offrono pranzo con vista sul vulcano, negozi che vendono equipaggiamento per scalarlo, pasticcerie con torte a forma della celebre montagna in vetrina. In parte, perché i turisti vengono lo stesso, spostandosi semplicemente un po’ più in là, dove finisce la peraltro brutta barriera grigia.

In poche ore, racconta un abitante del posto al Financial Times, più di cento pullman turistici al giorno transitano sulla strada che passa davanti al famoso panorama. Il problema è esacerbato dai social media, perché i visitatori vedono su Instagram, TikTok o Facebook una foto scattata da quella particolare via della città e vogliono scattarne una analoga dallo stesso, identico posto.

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La curiosa iniziativa delle autorità municipali, equivalente a mettere uno schermo davanti al Colosseo, alla Torre Eiffel o al Big Ben per impedire che la gente accorra a fotografarli, apre l’ennesimo fronte nel dibattito sul turismo di massa, che da un lato porta soldi e posti di lavoro, dall’altro rende invivibili le città agli abitanti: tema che accomuna Venezia a Barcellona, per citare due dei tanti casi del genere. Il dilemma richiama l’attenzione sul fatto che il Giappone, grazie al più favorevole cambio dello yen da decenni, sta attirando un numero record di turisti stranieri: 11 milioni e mezzo dall’inizio del 2024, più che prima della pandemia. E mentre prima del Covid i turisti arrivavano prevalentemente da Cina, Corea del Sud e Taiwan, adesso vengono sempre di più anche da Stati Uniti ed Europa. Italia compresa: negli ultimi cinque mesi, il numero dei visitatori dal nostro Paese è aumentato del 25 per cento rispetto al 2019.

Non è solo chi abita davanti alla vista sul monte Fuji a protestare per un afflusso eccessivo: l’ex-città imperiale di Kyoto scoppia di turisti. Il fenomeno ha messo in rilievo altri problemi, come l’aumento del costo della vita per i giapponesi (molti dei quali sono perciò costretti a fare le vacanze in patria anziché andare all’estero) e l’acuto deficit di lavoratori nel settore alberghiero e della ristorazione (che ha fatto salire l’immigrazione di lavoratori stranieri). Ciononostante, paradossalmente, il Giappone vuole avere più turisti, non meno, aspirando ad attrarre visitatori verso altre delle sue molte bellezze naturali, storiche e artistiche, con l’ambizioso obiettivo di arrivare a 60 milioni di visitatori (più del doppio odierno) entro il 2030. A quel punto una barriera davanti al monte Fuji non servirebbe granché.

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