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Giappone, Monte Fuji come Venezia: “A milioni sulla vetta, a rischio ecosistema e vite umane”

Giappone, Monte Fuji come Venezia: “A milioni sulla vetta, a rischio ecosistema e vite umane”
(afp)
Il boom dell’ascesa ai 3.776 metri dell’iconico vulcano. Sito Unesco dal 2013, ha visto più che raddoppiati gli escursionisti, in sei anni. Con il ritorno del turismo internazionale post-covid, si vedono ingorghi umani da downtown. E pensare che l’agenzia delle Nazioni Unite aveva raccomandato di controllare i flussi
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Sentieri come colli di bottiglia, dove le persone faticano a transitare. Minacce per l’ambiente. Rischi per la stessa incolumità degli ospiti. Il Monte Fuji, tra le icone più ammirate del Giappone è l’ennesima – seppur verosimilmente non ultima – vittima dell’overtourism.

Patrimonio mondiale dell’Umanità Unesco dal 2013, il vulcano, nonché cima più alta dell’arcipelago nipponico, con i suoi 3.776 metri, la montagna che è il cuore di un parco nazionale – Fuji-Hakone-Izu – è da sempre meta turistica molto ambita dai giapponesi. Ma la riapertura delle frontiere mondiali post-pandemia, abbinata al basso valore dello yen – ha indotto nel Paese del Sol Levante un movimento di turismo internazionale come non si era mai visto. Creando problematiche nuove – nella sostanza e nella forma – in una terra isolata e giocoforza autarchica come poche altre tra i Paesi ad alto tasso di sviluppo economico. La difficile gestione dei freerider, gli sciatori estremi che quest’inverno hanno preso d’assalto le nevi di Hokkaido e delle Alpi Giapponesi, creando problemi di sicurezza sulle piste mai affrontati prima è solo il più eclatante dei casi.

Nel caso dei sentieri, la questione è principalmente di quantità. “Sulla vetta – racconta all’agenzia di stampa France Presse Koki Karija, studente locale 22enne, intervistato poco dopo la discesa – l’affollamento era incredibile. C’era un numero tale di persone che non si poteva andare avanti”. “Più volte mi sono detto che sta diventando pericoloso". 

Il vulcano ha i problemi di Venezia e dell’Everest

Relativamente accessibile – il Fuji, che nelle (non molte per la verità) giornate limpide si ammira da Tokyo, a un centinaio di chilometri – o, più da vicino, percorrendo la linea ferroviaria veloce per Kyoto –, dopo Yokohama – è un sito relativamente accessibile e non particolarmente difficile – altitudine a parte, ma non siamo ancora a livelli estremi – da ascendere – e anche per questo sta diventando la vittima della sua stessa fama. Un caso non dissimile da quelli di Venezia o di Bruges, della stessa Machu Picchu o addirittura dell’Everest. “Penso che il Fuji sia uno dei grandi motivi di orgoglio del Giappone – racconta Marina Someya, una locale di 28 anni, che sta salendo in vetta – facendo notare che ci sono “molte persone, molti stranieri”, lungo il cammino in questa, che, essendo il trekking praticabile solo in estate, è di fatto la prima volta che il sentiero è accessibile anche ai turisti internazionali, dai tempi della pandemia.

Il boom dopo iscrizione a Lista Unesco

L’iscrizione del vulcano e del suo parco nazionale alla lista del Patrimonio Unesco fu accompagnata dalla raccomandazione di tenere sotto controllo i potenziali flussi di escursionisti in arrivo. Tutto inutile: il numero di visitatori dei sentieri dell’area protetta è più che raddoppiato dal 2012, per raggiungere, nel 2019, un picco di 5,1 milioni di visitatori, secondo le autorità di Yamanashi, una delle due prefetture sul cui territorio giacciono le pendici della montagna. Con la folla è inesorabilmente cresciuta la pressione sull’ambiente: dal ricorso massiccio ai generatori di elettricità alimentati da motorini diesel, alla continua sfilata di veicoli che portano acqua o rifiuti.

(afp)

“Il monte Fuji urla” la sua richiesta di aiuto, ha riassunto poco tempo fa il governatore di Yamanashi, Kotaro Nagasaki. La prefettura ha provato a proibire il parcheggio delle auto a motore termico ai piedi della montagna, ma ciò non ha impedito ai 90 pullman medi giornalieri di portare, quest’estate, orde di turisti. Ci sarebbe l’idea di arrivare a forme di numero chiuso sul sentiero, ma Yamanashi è il primo ad ammettere la sussistenza di problemi di ordine legale nell’attuazione di un simile provvedimento

Numeri chiusi e vie ferrate

Alla fine “la campagna di sensibilizzazione ha permesso di ridurre il numero degli arrivi”, al punto che le misure sono state soppresse sul nascere, si felicita Masatake Izumi, il “Mr. Fuji” della prefettura, sottolineando i maggiori rischi da caduta sassi o frana che il sovraffollamento comporta. E mentre il dipartimento annuncia, per la stagione che va a concludersi, numeri molto vicini a quelli del fatidico 2019, l’esperto pensa alla creazione di una strada ferrata, il solo modo a suo avviso, di tenere sotto controllo i transiti.

Al di là del caso Fuji, con i flussi di ospiti internazionali ormai ai livelli pre-pandemia, il governo di Tokyo guarda con crescente preoccupazione alle conseguenze dell’overtourism, tanto da aver preannunciato misure “per l’autunno”.

Tornando al vulcano, Rasyidah Hanan, trentenne malese interpellata ad avventura conclusa, ha spiegato di essere favorevole a un “filtraggio” dei turisti, dopo aver osservato che “certi non erano chiaramente preparati”, essendo “vestiti troppo leggeri rispetto al freddo” e concludendo che alcuni “non avevano proprio una bella cera”. 

Dieci ore di trekking, e c’è chi ci va a fine lavoro

Ad oggi, alla partenza del trekking gli escursionisti si procurano un diritto d’accesso (facoltativo) che costa 1000 yen (6,30 euro). Con quello ricevono un libretto (in giapponese, ma con un QR code che dà accesso alla versione in inglese) che contiene le raccomandazioni su equipaggiamento e il consiglio di cercare riposo in uno dei rifugi. "Certi si presentano ai piedi del Fuji dopo il lavoro e salgono per tutta la notte – sottolinea Izumi (per la cronaca il sentiero sale per 1.400 metri di dislivello e si percorre mediamente in 6 ore, più 4 per la discesa) – e non si fermano, perché il loro scopo è di andare ad ammirare l’alba dalla vetta. "Queste persone sono frequenti vittime di malori, dovuti ad esempio all’ipotermia, molti devono essere trasportati verso i punti di soccorso”, dice ancora l’esperto.

Ai piedi della montagna, escursionisti e passeggiatori della domenica affollano le numerose bancarelle che vendono noodles, gelati e magneti da frigo con l'immagine del Fuji. Tra due enormi edifici di negozi e ristoranti, spunta, la caratteristica forma di un torii, i classici cancelli rossi eretti all'ingresso dei santuari shintoisti. Questo luogo di culto, quasi del tutto nascosto, è l'unico indizio della dimensione spirituale dell’area, che per secoli ha attirato pellegrini e continua a farlo: Le infrastrutture che accolgono gli escursionisti “vanno contro l'atmosfera spirituale della montagna”, nota la presentazione Unesco dedicata al Monte Fuji.

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