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La Newsletter. Le elezioni europee viste dagli Usa: per chi tifano Biden e Trump

(afp)
Il presidente americano spera che il voto rafforzi i partiti che sostengono la Nato, la democrazia e gli scambi economici. Mentre il tycoon, al contrario, sta con gli emuli di Viktor Orbán
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NEW YORK - In teoria, il vero problema dovrebbe essere quello inverso. Ossia l’effetto che le presidenziali americane del 5 novembre avranno sull’Europa, perché il destino del continente cambierà in maniera significativa e tangibile, sul piano politico, economico e strategico, a seconda se alla Casa Bianca resterà Joe Biden oppure ci tornerà Donald Trump. È vero anche il contrario, però, nel senso che gli Usa guardano con attenzione alle elezioni europee di giugno proprio perché può uscirne un assetto allineato, oppure in totale contraddizione rispetto a quello americano che emergerà in autunno.

Leggendo la consultazione per Strasburgo attraverso questa lente, è interessante usare come guida un’analisi scritta dal think tank Brookings Institution per orientare i propri membri. Si intitola molto francamente "Why should Americans care about the European Pa…

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NEW YORK - In teoria, il vero problema dovrebbe essere quello inverso. Ossia l’effetto che le presidenziali americane del 5 novembre avranno sull’Europa, perché il destino del continente cambierà in maniera significativa e tangibile, sul piano politico, economico e strategico, a seconda se alla Casa Bianca resterà Joe Biden oppure ci tornerà Donald Trump. È vero anche il contrario, però, nel senso che gli Usa guardano con attenzione alle elezioni europee di giugno proprio perché può uscirne un assetto allineato, oppure in totale contraddizione rispetto a quello americano che emergerà in autunno.

Leggendo la consultazione per Strasburgo attraverso questa lente, è interessante usare come guida un’analisi scritta dal think tank Brookings Institution per orientare i propri membri. Si intitola molto francamente "Why should Americans care about the European Parliament election?", ossia perché mai gli americani dovrebbero prestare attenzione al nostro voto, cosa che peraltro sfugge anche a gran parte dei professionisti della politica Usa, per non parlare del lattaio dell’Ohio o il contadino del Nebraska. Dopo aver spiegato nel dettaglio cosa sono le elezioni di giugno, come funzionano, cosa decideranno e come determineranno il futuro dell’Unione, lo studio passa a considerare i possibili effetti per gli Stati Uniti.

La difesa della democrazia occidentale

Il primo punto di questa parte dell’analisi è dedicato a "Democrazia e Stato di diritto". E Brookings spiega: "L’Unione Europea e i suoi singoli Stati membri sono i partner più importanti degli Stati Uniti nella difesa dell’ordine internazionale, caratterizzato da istituzioni e processi democratici liberali, dallo stato di diritto, dalla tutela dei diritti fondamentali e dalla cooperazione internazionale attraverso i forum multilaterali. Soprattutto in questo periodo di crescenti tensioni geopolitiche, di rinnovata competizione tra grandi potenze e di minacce autoritarie (interne ed esterne) contro la democrazia, è di valore strategico per gli Stati Uniti avere partner che la pensano allo stesso modo nell’Unione Europea, Parlamento e Commissione, impegnandosi per questi valori in patria e all'estero".

La minaccia russa

Il secondo punto è "Difesa e sicurezza". Dopo aver ricordato il valore Nato, e la sostanziale collaborazione geopolitica che informa le relazioni tra le due sponde dell’Atlantico dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, Brookings arriva al presente: "Gli alleati transatlantici sono stati anche partner forti nel fornire sostegno all’Ucraina, in risposta alla guerra brutale e illegale su vasta scala della Russia, con le istituzioni della Ue e i singoli Stati membri che hanno contribuito con aiuti militari, finanziari e umanitari, inclusa l’assistenza a milioni di rifugiati ucraini fuggiti in Europa. Avere partner europei che condividono le valutazioni statunitensi sulle minacce alla sicurezza nel teatro del Nord Atlantico, e si impegnano a investire nelle loro difese nazionali per rafforzare l’alleanza, è quindi rilevante per la posizione di sicurezza e difesa degli Stati Uniti". In questo quadro, ha un peso crescente anche la disinformazione: "Inoltre, le operazioni segrete di influenza russa contro i gruppi europei Ecr e Id, e l’aperta amicizia di alcuni partiti nazionali di estrema destra nei confronti del Cremlino, non solo mettono in pericolo la sicurezza europea, ma anche quella degli Stati Uniti e della comunità transatlantica".

(afp)

L’economia

Il penultimo punto si concentra su "Economia e commercio". Qui, "essendo il mercato unico e l’area di libero scambio più grandi del mondo, l’Unione Europea è anche il partner commerciale più importante degli Stati Uniti in termini di scambi di beni e servizi, nonché di vendite e flussi di investimenti da parte di affiliati esteri. Il potere economico della Ue la rende anche un attore influente nella strategia degli Stati Uniti nei confronti della Cina, mentre l’Europa affronta questioni di sicurezza economica e interdipendenza. Nel 2019, la Ue ha ufficialmente definito la Cina un ‘partner di cooperazione, un concorrente economico e un rivale sistemico’, ma ha comunque preservato lo spazio per legami più stretti di quelli consentiti dalla politica americana in settori quali commercio, investimenti e clima".

Infine lo studio tocca la novità più calda del momento: "L’Unione Europea, in quanto comunità di democrazie liberali che la pensano allo stesso modo, è un partner fondamentale nello sviluppo di strutture di governance globale per la tecnologia e l’intelligenza artificiale, l’energia e le risorse naturali, e il cambiamento climatico".

Per chi tiferà Biden

Non serve un genio delle relazioni internazionali per capire che questo studio, curiosamente simile a riflessioni analoghe fatte da altri think tank come l’Atlantic Council o il German Marshall Fund, riflette soprattutto le preoccupazioni di chi è più vicino all’amministrazione Biden. È il presidente in carica ad auspicare che le relazioni si rafforzino, perché crede nell’Unione Europea e vuole il suo aiuto per la difesa di democrazia e stato di diritto; la sicurezza dell’Occidente e il contrasto delle "potenze revisioniste" come Cina e Russia; gli scambi economici solidi e la revisione dei rapporti commerciali con la Repubblica popolare; la convergenza sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale, l’energia e la lotta ai cambiamenti climatici. Perciò questa America osteggia l’affermazione delle forze più populiste, estremiste e destrorse, in quanto comprometterebbe il progetto comune transatlantico nel nome di una malintesa idea di rinnovo dell’identità europea.

Per chi tiferà Trump

Rovesciando la prospettiva, però, è altrettanto evidente che gli interessi di un’eventuale amministrazione Trump sarebbero quasi diametralmente opposti. Lui considera l’Unione Europea un rivale e la Nato una spesa inutile. Sembra pronto ad accontentare Putin sull’Ucraina e già minaccia tariffe del 10% anche sui prodotti esportati dagli alleati. Non crede ai cambiamenti climatici, e cosa pensa di democrazia e stato di diritto è diventato evidente il 6 gennaio del 2020, quando come minimo fomentò e poi giustificò l’assalto al Congresso. Per questa America valgono gli stessi punti dell’analisi di Brookings, ma ribaltati. Trump vuole quasi l’esatto contrario, e spera che le elezioni europee di giugno consegnino il continente a leader simili al suo alleato Viktor Orbán, che è già stato a trovarlo a Mar a Lago per complottare questa rivoluzione.

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