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Stoltenberg: “L’Ucraina usi le armi occidentali per colpire in Russia”. Ecco come ora può cambiare la guerra

(ansa)
Dopo i devastanti attacchi russi su Kharkiv, il segretario generale della Nato fa un passo avanti verso lo sblocco delle restrizioni sugli armamenti
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KHARKIV – Il segretario generale della Nato, il norvegese Jens Stoltenberg, chiede agli alleati dell’Ucraina di revocare il divieto di usare le armi che hanno donato per colpire obiettivi militari in territorio russo. "Negare agli ucraini la possibilità di usare queste armi in Russia rende molto difficile per loro difendersi", ha detto in un’intervista all’Economist. Da un mese e mezzo la questione è molto discussa perché i russi hanno adottato una tattica devastante per bombardare Kharkiv, che con il suo milione e mezzo di abitanti è la seconda città dell’Ucraina.

I piloti dei bombardieri non hanno bisogno di uscire dallo spazio aereo della Russia: basta loro salire ad alta quota e sganciare le cosiddette bombe-aliante, che hanno testate esplosive dal potere distruttivo enorme e planano dolcemente e in silenzio fino ad arrivare a Kharkiv, che è ad appena trenta chilometri dal confine. Una singola bomba aliante può far crollare un palazzo residenziale di otto piani.

Una settimana…

KHARKIV – Il segretario generale della Nato, il norvegese Jens Stoltenberg, chiede agli alleati dell’Ucraina di revocare il divieto di usare le armi che hanno donato per colpire obiettivi militari in territorio russo. "Negare agli ucraini la possibilità di usare queste armi in Russia rende molto difficile per loro difendersi", ha detto in un’intervista all’Economist. Da un mese e mezzo la questione è molto discussa perché i russi hanno adottato una tattica devastante per bombardare Kharkiv, che con il suo milione e mezzo di abitanti è la seconda città dell’Ucraina.

I piloti dei bombardieri non hanno bisogno di uscire dallo spazio aereo della Russia: basta loro salire ad alta quota e sganciare le cosiddette bombe-aliante, che hanno testate esplosive dal potere distruttivo enorme e planano dolcemente e in silenzio fino ad arrivare a Kharkiv, che è ad appena trenta chilometri dal confine. Una singola bomba aliante può far crollare un palazzo residenziale di otto piani.

Una settimana fa il segretario di Stato americano, Antony Blinken, di ritorno da una visita a Kiev, ha spiegato al presidente Biden che è necessario eliminare le restrizioni sull’uso delle armi che gli Stati Uniti hanno inviato, altrimenti è come se i soldati avessero le mani legate su uno dei campi di battaglia più importanti della guerra. Blinken si era fatto vedere in un pub di Kiev mentre cantava con la chitarra elettrica in mano la canzone “Rocking in a free world”, un classico rock di Neil Young. Ma agli ucraini non sfugge che questo sostegno cordiale e generico non è abbastanza, considerato quello che succede sul terreno.

Zelensky continua a chiedere batterie di missili contro i bombardieri nei suoi messaggi serali e nelle interviste con la stampa internazionale. Secondo le regole di adesso, gli ucraini possono mirare con i missili ai bombardieri russi soltanto quando sono nello spazio aereo ucraino – ma sono regole superate dall’evoluzione dei bombardamenti. La Russia ha sviluppato la tecnica delle bombe-aliante a partire da dicembre – dopo alcuni tentativi senza successo un anno fa – e da allora la sta usando sempre di più. Lo fa anche per ragioni economiche, perché così può utilizzare migliaia di ordigni pesanti di epoca sovietica che giacevano inutilizzati nei suoi depositi militari. Sono ordigni che i piloti non potevano sganciare direttamente sulle città ucraine perché non le sorvolano – per paura di essere abbattuti.

Adesso tuttavia, con l’aggiunta di un paio di ali e di un sistema di guida satellitare poco sofisticato, riescono a farle planare dove vogliono in un raggio di alcune decine di chilometri di distanza. Per fermare i bombardamenti gli ucraini dovrebbero adesso puntare i loro missili anche contro i bombardieri russi al di là del confine, ma non possono farlo a causa del divieto imposto dall’amministrazione Biden.

Quando a giugno arriveranno i caccia F-16 varrà lo stesso discorso: i piloti ucraini potrebbero volare lungo il confine e tenere distanti i bombardieri russi, ma per farlo devono essere autorizzati a usare i missili “contro obiettivi militari legittimi in Russia”. Anche il capo del Pentagono, il generale Lloyd Austin, sostiene che a Kharkiv gli ucraini dovrebbero essere liberi di usare le armi inviate dagli alleati anche in territorio russo, ma poi in conferenza stampa ha rifiutato di elaborare il concetto per non sembrare in aperta contraddizione con la Casa Bianca.

Persino lo speaker dei Repubblicani alla Camera, Mike Johnson, che da dicembre ad aprile aveva tenuto bloccata la legge che autorizza il pacchetto di aiuti militari all’Ucraina – per un valore di sessantuno miliardi di dollari – adesso dice che gli ucraini dovrebbero essere liberi di usare le armi americane come vogliono. C’è chi nota che il candidato repubblicano, Donald Trump, non sta attaccando Johnson sui social come potrebbe fare se lo speaker gli stesse disobbedendo e quindi pensa che i due stiano agendo d’accordo, seppure con discrezione. In tal caso vorrebbe dire che i repubblicani stanno scegliendo di usare un minimo di tattica politica a medio termine. Se Trump diventasse presidente a novembre e la Russia stesse devastando le città e l'esercito ucraino con le bombe aliante senza incontrare resistenza ci sarebbero pochi incentivi, per Putin, a fare un accordo di pace sponsorizzato da un’ipotetica futura amministrazione Trump.

Biden per ora non cede sulle restrizioni per timore di una possibile escalation da parte della Russia, appoggiato dal suo consigliere per la Sicurezza nazionale Jake Sullivan. Ma questo modo di gestire da lontano la guerra potrebbe infliggere un danno significativo all’esercito ucraino. Con le bombe-aliante i piloti russi stanno appoggiando le forze russe che a terra, a partire dal 10 maggio, hanno di nuovo sfondato il confine nella regione di Kharkiv come nel 2022.

Gli ucraini hanno fermato l’irruzione, ma questa manovra di difesa è stata molto impegnativa e ha richiesto lo spostamento di reparti dal fronte già traballante del Donbass. Non sarebbe la prima volta che l’amministrazione Biden deve correggersi per non penalizzare troppo gli alleati ucraini. A febbraio Biden si convinse a inviare in segreto in Ucraina i missili Atacms, che hanno un raggio d’azione di trecento chilometri, dopo averli negati per due anni. Aveva visto i soldati ucraini cedere di colpo la città di Avdiivka nel Donbass e ritirarsi in modo disordinato con la perdita di centinaia di uomini e aveva deciso che serviva qualcosa per compensare la disfatta.

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