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Regno Unito, l’annuncio di Sunak: “Se vinco le elezioni, servizio militare per tutti i 18enni britannici”

(reuters)
Naja “o in alternativa il servizio civile”, così il primo ministro britannico. Una mossa elettorale e anti-Russia. Ma ci sono molti dubbi
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LONDRA - Rishi Sunak promette di introdurre una “naja” per tutti i diciottenni britannici, di qualsiasi sesso, dovesse vincere le elezioni generali del 4 luglio prossimo. Così ha annunciato la sua campagna elettorale, per quella che è la sua prima audace promessa in queste sei settimane che porteranno al voto nazionale in cui resta strafavorito il leader laburista Sir Keir Starmer, almeno secondo i sondaggi.

Per il primo ministro conservatore, il mondo è più pericoloso e bisogna essere pronti a tutto. Dunque, secondo la sua proposta, tutti i neo-maggiorenni del Regno Unito dovranno prestare servizio nell’esercito o nella marina britannica - in gergo viene chiamato “National Service” - per un weekend al mese e per un periodo di tempo complessivo ancora da definire (probabilmente un anno).

In tal caso, i 18enni sarebbero assegnati a programmi di “resilienza civile”: ossia nulla a che fare con un addestramento da riservisti, militari o combattenti, ma comunque imparare fondamenti su co…

LONDRA - Rishi Sunak promette di introdurre una “naja” per tutti i diciottenni britannici, di qualsiasi sesso, dovesse vincere le elezioni generali del 4 luglio prossimo. Così ha annunciato la sua campagna elettorale, per quella che è la sua prima audace promessa in queste sei settimane che porteranno al voto nazionale in cui resta strafavorito il leader laburista Sir Keir Starmer, almeno secondo i sondaggi.

Per il primo ministro conservatore, il mondo è più pericoloso e bisogna essere pronti a tutto. Dunque, secondo la sua proposta, tutti i neo-maggiorenni del Regno Unito dovranno prestare servizio nell’esercito o nella marina britannica - in gergo viene chiamato “National Service” - per un weekend al mese e per un periodo di tempo complessivo ancora da definire (probabilmente un anno).

In tal caso, i 18enni sarebbero assegnati a programmi di “resilienza civile”: ossia nulla a che fare con un addestramento da riservisti, militari o combattenti, ma comunque imparare fondamenti su come comportarsi in caso di guerra o situazioni pericolose. In alternativa, potranno dedicarsi al servizio civile o a un periodo di volontariato presso associazioni o la sanità pubblica.

L’annuncio di Sunak è sorprendente perché solo qualche giorno fa Andrew Murrison, sottosegretario alla Difesa britannica, aveva dichiarato in Parlamento come il “National Service” non fosse “assolutamente nei piani del governo conservatore”. Perché complicato, disfunzionale e soprattutto controproducente, in quanto distrarrebbe attenzione e risorse all’esercito britannico. Che dovrebbe “badare” ai 18enni ogni weekend, e che, negli ultimi dieci anni, si è già notevolmente ristretto, da 100mila a 75mila unità.

Ma cosa accadrebbe ai giovani che si rifiutassero di piegarsi al “National Service”? Siamo nel campo delle ipotesi, perché innanzitutto il partito conservatore deve vincere le elezioni e poi far passare una legge del genere. In ogni caso, il ministro dell’Interno in carica, il tory James Cleverly, ha dichiarato oggi alla Bbc che “i 18enni che decideranno di non completare il “National Service” non andranno in carcere e non commetteranno un reato. E questo posso assicurarlo”.

Ma allora che senso ha un provvedimento simile? Di certo, per ragioni propagandistiche. I conservatori hanno bisogno di annunci ad effetto per cercare di limare il gap di oltre 20 punti dal Labour nei sondaggi. In questo singolo caso, il tentativo dei conservatori è quello di apparire come il partito “responsabile”, “duro” e “realista”, rispetto ai laburisti che, nell’ottica tory, invece sono il partito dell’ideologia “woke”, ossia ultrasensibile alle rivendicazioni delle minoranze e dei diritti. Il Labour ha bollato questa proposta dei conservatori come “l’ennesima prova del caos di 14 anni di governo tory”.

In ogni caso, la naja e/o il servizio civile riaprono il dibattito sull'eventualità di un “esercito civile” o comunque addestrato alla “resistenza o resilienza civile”, nel caso fosse necessario un coinvolgimento militare della popolazione più ampio a causa della minaccia della Russia in Europa. Alcuni Paesi nordici hanno o stanno pensando di reintrodurre la leva obbligatoria, dopo la guerra scatenata dalla Russia di Vladimir Putin in Ucraina.

Lo scorso gennaio, il generale Sir Patrick Sanders, capo dell’esercito britannico aveva detto: "Il Regno Unito deve reclutare e addestrare un esercito di cittadini pronti alla battaglia" in caso di guerra di terra tra Nato e Russia. Perché altri Paesi dell’Est e del Nord Europa stanno già ponendo le basi per una mobilitazione nazionale: servirebbe anche da noi, e che coinvolga tutto il Paese: l’aeronautica non basta. Dobbiamo essere credibili anche riguardo alla nostra forza via terra. Nei prossimi tre anni, dobbiamo arrivare a un esercito britannico di almeno 120mila unità. E comunque non basta”. Posizioni che, almeno all’epoca, non erano state condivise dal governo Sunak.

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