Mosca, neonazi contro hippie. Il festival dei figli dei fiori disperso come nel 1971
di Rosalba Castelletti1971. Primo giugno, Giornata internazionale dei bambini. Circa 150 giovani hippie moscoviti si riuniscono nello “psicodromo”, com’era soprannominato dagli studenti il cortile della facoltà di Storia della vecchia Università statale di Mosca, di fronte al Maneggio, non lontano dal Cremlino. Borse di corda, capelli lunghi, abiti colorati. Vogliono protestare contro la guerra in Vietnam.
Non appena mostrano un poster col tradizionale slogan “Make love not war”, “Fate l’amore non la guerra”, vengono dispersi da operativi del Komsomol, la Gioventù comunista.
I più capelluti vengono portati via dai servizi di sicurezza Kgb, gli altri dalla polizia. Vengono inseriti in elenchi speciali e sottoposti a varie persecuzioni extragiudiziali: ricovero forzato in ospedali psichiatrici, arruolamento coatto nell’esercito, taglio dei capelli. Una protesta e una repressione diventate leggenda.
Mezzo secolo dopo, sullo sfondo di un conflitto non più lontano, la cosiddetta Operazione militare speciale lan…
1971. Primo giugno, Giornata internazionale dei bambini. Circa 150 giovani hippie moscoviti si riuniscono nello “psicodromo”, com’era soprannominato dagli studenti il cortile della facoltà di Storia della vecchia Università statale di Mosca, di fronte al Maneggio, non lontano dal Cremlino. Borse di corda, capelli lunghi, abiti colorati. Vogliono protestare contro la guerra in Vietnam.
Non appena mostrano un poster col tradizionale slogan “Make love not war”, “Fate l’amore non la guerra”, vengono dispersi da operativi del Komsomol, la Gioventù comunista.
I più capelluti vengono portati via dai servizi di sicurezza Kgb, gli altri dalla polizia. Vengono inseriti in elenchi speciali e sottoposti a varie persecuzioni extragiudiziali: ricovero forzato in ospedali psichiatrici, arruolamento coatto nell’esercito, taglio dei capelli. Una protesta e una repressione diventate leggenda.
Mezzo secolo dopo, sullo sfondo di un conflitto non più lontano, la cosiddetta Operazione militare speciale lanciata da Mosca contro Kiev, la storia si ripete: il festival Hippjatnik nel parco Tsaritsyno di Mosca è stato disperso da gruppi neonazi e dalle forze di polizia.
Raid nel festival Hippjatnik
Il festival Hippjatnik si tiene ogni estate da 42 anni, sin dai tempi dell’Urss. Una tradizione sempre uguale. Rappresentanti della sottocultura hippie da tutte le parti della Federazione russa si incontrano a Mosca, suonano la chitarra, ballano, cantano, sfoggiano un abbigliamento insolito. Nulla di politico, però. Nessun messaggio pacifista. Eppure nella Russia di oggi non basta a evitare la repressione.
Il primo giugno, 53 anni dopo la protesta allo “psicodromo”, prima sono comparsi gli skinhead, con abiti neri, tatuaggi e svastiche, che hanno iniziato a usare lo spray al peperoncino e a gridare slogan anche contro gli ebrei. Poi sono arrivate le forze dell’ordine: agenti a cavallo, un furgoncino, una pattuglia e vigili del fuoco.
Ma invece di arrestare gli aggressori, come ha raccontato un testimone al sito investigativo indipendente Vazhnye Istorii, “Storie Importanti”, la polizia ha disperso il festival come “azione non autorizzata” e arrestato chiunque capitasse a tiro con il pretesto che “avevano bevuto alcolici”.
Le aggressioni neonazi
“Se il fatto che la polizia carichi sul suo cellulare tutto ciò che è vivo e non autorizzato non è oramai una novità, l’arrivo dell’estrema destra è allarmante”, ha commentato il media indipendente Bbc Russia. Simili attacchi coordinati di nazionalisti e forze di polizia non avvenivano dal 2010 quando venne smantellato il campo di attivisti che protestavano contro l’abbattimento del bosco di Khimki alle porte della capitale. Ma, avverte il Nazi Video Monitoring Project, che monitora la pubblicazione di filmati di aggressioni a sfondo neonazi, le azioni neonazi sono in aumento.
Dal settembre 2023 ad aprile 2024 il centro di monitoraggio ha registrato almeno due omicidi e 766 attacchi contro immigrati, senzatetto o altre minoranze vulnerabili. La maggior parte delle aggressioni hanno cominciato a verificarsi dopo l’attentato terroristico alla Crocus City Hall di Mosca, rivendicato dallo Stato Islamico e perpetrato da tajiki, che il 22 marzo ha causato 145 morti.
I neonazisti, spesso armati di coltelli e martelli, hanno persino iniziato a filmare in modo dimostrativo le loro azioni e a pubblicare i video delle aggressioni. Segno che non temono ripercussioni. Una contraddizione per il Paese che ha lanciato l’offensiva contro l’Ucraina col pretesto di volerla “denazificare”.