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Tokyo, taglia per catturare il vandalo cinese che ha imbrattato il controverso santuario di Yasukuni

Un imprenditore giapponese con simpatie naziste ha offerto 10 milioni di yen per aiutare le ricerche del ragazzo che ha urinato sulle colonne del luogo sacro scintoista e scritto la parola “toilet” come protesta contro lo sversamento delle acque contaminate di Fukushima
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PECHINO - “Se lo catturate e lo consegnate all'ambasciata giapponese pagheremo 10 milioni di yen”. Una taglia generosa sulla testa dell’uomo che lo scorso weekend si è fatto filmare mentre urinava e imbrattava con una bomboletta spray - scrivendo in rosso la parola “toilet” - una delle colonne del santuario scintoista Yasukuni di Tokyo, che onora i caduti (e i criminali) di guerra della nazione.

La colonna ora è stata ripulita, ma l’indignazione in Giappone non si placa. La ricompensa (10 milioni di yen, poco meno di 60mila euro) la offre ora Katsuya Takasu, noto chirurgo plastico e imprenditore, figura molto controversa dalle simpatie nazistoidi. Qualche anno fa parlò di Auschwitz come una “montatura”. Stessa cosa disse del massacro di Nanchino del 1937, durante il quale i giapponesi nel giro di 42 giorni uccisero 300mila cinesi.

“Tietou”, “testa di ferro”, questo il nickname del blogger cinese autore del gesto: voleva protestare contro lo sversamento in mare delle acque radioat…

PECHINO - “Se lo catturate e lo consegnate all'ambasciata giapponese pagheremo 10 milioni di yen”. Una taglia generosa sulla testa dell’uomo che lo scorso weekend si è fatto filmare mentre urinava e imbrattava con una bomboletta spray - scrivendo in rosso la parola “toilet” - una delle colonne del santuario scintoista Yasukuni di Tokyo, che onora i caduti (e i criminali) di guerra della nazione.

La colonna ora è stata ripulita, ma l’indignazione in Giappone non si placa. La ricompensa (10 milioni di yen, poco meno di 60mila euro) la offre ora Katsuya Takasu, noto chirurgo plastico e imprenditore, figura molto controversa dalle simpatie nazistoidi. Qualche anno fa parlò di Auschwitz come una “montatura”. Stessa cosa disse del massacro di Nanchino del 1937, durante il quale i giapponesi nel giro di 42 giorni uccisero 300mila cinesi.

“Tietou”, “testa di ferro”, questo il nickname del blogger cinese autore del gesto: voleva protestare contro lo sversamento in mare delle acque radioattive trattate della centrale di Fukushima. “Di fronte alla decisione del governo giapponese possiamo fare qualcosa? No, darò loro un po’ di colore da vedere”, dice nel video girato venerdì scorso, 31 maggio, dopo la chiusura del santuario, attorno alle 22. “Tietou” sembra aver già lasciato il Giappone, però: in un video pubblicato sull’account Douyin (la versione cinese di TikTok) del giornale Sohu - la cui autenticità non è al momento verificabile - il ragazzo appare con il volto sfocato mentre dice: “Ciao a tutti, sono tornato”. Nella didascalia della clip si legge: “Tietou dice di essere arrivato all'aeroporto di Shanghai alle 5:20 del 1° giugno”.

“La Cina dovrebbe rimandarlo indietro perché questo è stato un atto chiaramente preparato in anticipo”, dice al magazine This week in Asia Ken Kato, imprenditore di Tokyo il cui nonno morì in battaglia nelle Filippine durante la Seconda guerra mondiale. “Anche la persona che ha filmato questo atto vandalico dovrebbe essere identificata e accusata”.

Yasukuni è da decenni motivo di scontro tra Pechino e Tokyo. Tra gli oltre 2,4 milioni di caduti di guerra onorati lì, ce ne sono 14 che vennero condannati come criminali di guerra da un tribunale internazionale dopo il secondo conflitto mondiale (il Processo di Tokyo, 1946-48). Un luogo considerato dai cinesi, e anche dai sudcoreani, (che le invasioni nipponiche le hanno subite) come un simbolo del brutale passato militarista del Paese del Sol Levante.

Sulla questione è intervenuto anche il Ministero degli Esteri di Pechino: “Esortiamo i nostri cittadini a rispettare le leggi locali e a esprimere opinioni personali in modo ragionevole quando si trovano all’estero”, ha dichiarato la portavoce Mao Ning. Che ha aggiunto: “Yasukuni è un simbolo dell'aggressione militarista del Giappone, invitiamo Tokyo a riflettere sulla sua storia per guadagnare la fiducia dei suoi vicini asiatici e della comunità internazionale attraverso azioni concrete”.

“Un Paese decente e sviluppato criticherebbe azioni come questa da parte di uno dei suoi cittadini come una vergogna nazionale e l'ambasciatore si scuserebbe, ma questa è la Cina, quindi sono sicuro che sarà invece celebrato come un eroe”, si legge in un messaggio sul sito web della rete televisiva online Abema Times, riporta This week in Asia.

Tra i 14 criminali di guerra di “Classe A” onorati al santuario di Yasukuni ci sono i due uomini che hanno pianificato, lanciato e portato avanti la sanguinosa guerra giapponese in Asia e nel Pacifico: il generale Kenji Doihara, l’uomo dei servizi segreti che svolse un ruolo chiave nell’occupazione giapponese della Manciuria e di altre zone della Cina; e Hideki Tojo, tra gli ufficiali che diedero il via alla guerra giapponese contro la Cina nel '37 e tra le menti dell’attacco alla flotta statunitense la mattina del 7 dicembre 1941 a Pearl Harbor.

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