Trump restringe la cerchia dei candidati alla vicepresidenza. Restano in corsa 4 uomini. La carta Marco Rubio per il voto ispanico
di Massimo BasileNEW YORK - Il momento della scelta del candidato vicepresidente da affiancare a Donald Trump è arrivato alla fase conclusiva. Nelle ultime ore i media americani hanno parlato di “Final Four”, i quattro finalisti di cui Trump ha chiesto il background, e che potrebbero contendersi l'ambito ticket per le presidenziali di novembre. Come in un talent show, il tycoon ha annunciato che indicherà il nome a ridosso della convention Repubblicana, in programma a Milwaukee dal 15 luglio. I quattro finalisti, ammesso che l’ex presidente non scelga fuori dal mazzo, sono tutti uomini: il grigio governatore del North Dakota Doug Burgum, il senatore della Florida Marco Rubio, quello dell’Ohio J. D. Vance e del South Carolina Tim Scott. A tutti e quattro la campagna di Trump ha chiesto di fornire informazioni personali. Il countdown ecciterà la base, stimolerà nuove donazioni e servirà a relegare in un angolo la storia della condanna penale ricevuta dal tycoon a New York.
Trump, primo ex presidente del…
NEW YORK - Il momento della scelta del candidato vicepresidente da affiancare a Donald Trump è arrivato alla fase conclusiva. Nelle ultime ore i media americani hanno parlato di “Final Four”, i quattro finalisti di cui Trump ha chiesto il background, e che potrebbero contendersi l'ambito ticket per le presidenziali di novembre. Come in un talent show, il tycoon ha annunciato che indicherà il nome a ridosso della convention Repubblicana, in programma a Milwaukee dal 15 luglio. I quattro finalisti, ammesso che l’ex presidente non scelga fuori dal mazzo, sono tutti uomini: il grigio governatore del North Dakota Doug Burgum, il senatore della Florida Marco Rubio, quello dell’Ohio J. D. Vance e del South Carolina Tim Scott. A tutti e quattro la campagna di Trump ha chiesto di fornire informazioni personali. Il countdown ecciterà la base, stimolerà nuove donazioni e servirà a relegare in un angolo la storia della condanna penale ricevuta dal tycoon a New York.
Trump, primo ex presidente della storia a diventare ufficialmente un criminale, è stato dichiarato colpevole di aver falsificato documenti per coprire uno scandalo sessuale.
Lo stesso ex presidente aveva indicato i quattro finalisti in un’intervista su Newsmax. “Abbiamo gente davvero straordinaria”, aveva aggiunto. Il senatore Scott è da sempre uno dei candidati: in corsa alle primarie, una volta uscito aveva dato il suo sostegno a Trump. Viene visto come un gancio per intercettare il voto degli afroamericani. Rubio, ex sfidante del tycoon nel 2016, è il volto del voto ispanico. Vance appare un candidato in ascesa e su un campo più largo degli altri due, anche perché in grado di intercettare i Big Tech californiani, un nuovo terreno di conquista elettorale per i Repubblicani. Come politico Vance è un Trump più giovane: 39 anni, pro-gun, anti-immigrati, aggressivo. A sfavore ha il fatto di non apparire il tipo destinato a vivere all’ombra del tycoon, ma come punto a favore ha la capacità di intercettare donazioni di alto livello.
E’ stato lui a organizzare una cena elettorale a San Francisco rivolta ai pezzi grossi di Silicon Valley, terreno solitamente di inclinazione democratica. All’evento, andato in scena giovedì sera, si accedeva con biglietto da 50 mila dollari.
Non figura Nikki Haley, l’ex ambasciatrice Usa all’Onu e ultima sfidante a resistere alle primarie. Nonostante il sostegno, annunciato pubblicamente da Nikki ma con poco trasporto, tra i due resta il gelo. Ognuno ha bisogno dell’altro: Trump vuole mettere le mani su quel venti per cento di elettori conservatori che ha votato alle primarie Haley e l’ex ambasciatrice sa che per aspirare alla presidenza nel 2028 non poteva mollare il tycoon. In caso di sconfitta, il partito non glielo avrebbe perdonato.
In calo le quotazioni della rappresentante di New York Elise Stefanik, molto apprezzata dall’ala destra del partito, ma che in passato si è schierata contro la candidatura del tycoon; Byron Donalds, deputato afroamericano della Florida, altro esponente dell’ultradestra, è inciampato di recente in una dichiarazione in cui ha detto che le famiglie nere “stavano meglio” al tempo della segregazione razziale, e Tom Cotton dell’Arkansas.
Un altro nome è quello dell’ex segretario alla casa Ben Carson, altro afroamericano che torna puntuale a ogni elezione.
Non compare più la governatrice del North Dakota Kristi Noem che si è metaforicamente sparata sui piedi con il libro autobiografico in cui ha rivelato di aver freddato con un colpo di fucile il suo cane da caccia di quattordici mesi, Cricket, perché non rispondeva agli ordini. Trump non ama i cani, ma gli americani sì e forse ha pensato che imbarcare un personaggio così arido potrebbe nuocere alla sua campagna.