Pechino silenzia la voce del MeToo: condannata a 5 anni l’attivista che fu tra le prime a denunciare gli abusi
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - “Incitamento alla sovversione del potere dello Stato”. Cinque anni di carcere per Huang Xueqin, la giornalista che fu una delle prime a far esplodere un seppur timido MeToo nel 2018 in Cina. Questa la decisione del tribunale di Canton.
La trentacinquenne, dichiara il portavoce del gruppo “Huang Xueqin libera”, intende fare appello. "La sentenza è stata più dura di quanto ci aspettassimo”. L'attivista sindacale Wang Jianbing, anch'egli processato insieme a Huang, è stato condannato invece a tre anni e sei mesi di carcere.
"I loro sforzi e la loro dedizione ai temi del lavoro, ai diritti delle donne e alla società civile in generale non saranno vanificati da questo processo ingiusto, né la società dimenticherà il loro contributo. Al contrario, man mano che l'oppressione persiste e l'ingiustizia cresce, altri attivisti come loro continueranno ad emergere", ha dichiarato il gruppo, composto principalmente da attivisti che vivono all'estero, in una dichiarazione rilasciata prima…
PECHINO - “Incitamento alla sovversione del potere dello Stato”. Cinque anni di carcere per Huang Xueqin, la giornalista che fu una delle prime a far esplodere un seppur timido MeToo nel 2018 in Cina. Questa la decisione del tribunale di Canton.
La trentacinquenne, dichiara il portavoce del gruppo “Huang Xueqin libera”, intende fare appello. "La sentenza è stata più dura di quanto ci aspettassimo”. L'attivista sindacale Wang Jianbing, anch'egli processato insieme a Huang, è stato condannato invece a tre anni e sei mesi di carcere.
"I loro sforzi e la loro dedizione ai temi del lavoro, ai diritti delle donne e alla società civile in generale non saranno vanificati da questo processo ingiusto, né la società dimenticherà il loro contributo. Al contrario, man mano che l'oppressione persiste e l'ingiustizia cresce, altri attivisti come loro continueranno ad emergere", ha dichiarato il gruppo, composto principalmente da attivisti che vivono all'estero, in una dichiarazione rilasciata prima del verdetto.
“Il MeToo ha dato forza alle sopravvissute alle violenze sessuali in tutto il mondo, ma in questo caso le autorità cinesi hanno cercato di fare l'esatto contrario, stroncandolo”, commenta Amnesty International. “Queste condanne totalmente infondate dimostrano quanto il governo cinese sia terrorizzato dall'ondata emergente di attivisti che osano parlare per proteggere i diritti degli altri”.
La loro condanna è legata alla partecipazione a incontri settimanali con altri attivisti, ospitati da Wang Jianbing, alla partecipazione a corsi di formazione online sui diritti umani e a post online su temi ritenuti "sensibili" dal governo cinese. Gli incontri avrebbero "incitato l'insoddisfazione dei partecipanti nei confronti del potere statale cinese".
Huang era stata arrestata, assieme a Wang, a Canton il 19 settembre 2021 con l’accusa di “incitamento alla sovversione del potere statale”. Quello stesso anno, il 2021, il Paese fu travolto da uno dei più grandi casi di MeToo: la denuncia della giovane Zhou Xiaoxuan che accusava Zhu Jun, il volto più popolare della tv statale. I tribunali cinesi hanno archiviato il caso in fretta.
Huang aveva già un biglietto aereo in tasca: il giorno dopo il suo arresto sarebbe dovuta partire per l’Inghilterra per frequentare un master all’università del Sussex.
Nel 2018 scrisse delle molestie sessuali che lei stessa aveva subito da un collega quando lavorava in un’agenzia di stampa cinese, incoraggiando poi altre donne a farsi avanti. Per il suo lavoro - storie di molestie sessuali su donne e ragazze oltre che inchieste su corruzione e inquinamento - Huang era già stata arrestata due volte in passato, accusata di “provocare disordini”: la tipica etichetta che qui appiccicano addosso a chi parla troppo. L’anno scorso era iniziato il processo contro di lei e l’amico Wang Jianbing, a porte chiuse. Ora la condanna.