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G7, la passione del Papa per la diplomazia: Bergoglio fa la pace con Biden e Zelensky

(fotogramma)
La prima partecipazione di un pontefice al G7: dieci colloqui privati per tessere la sua tela tra Nord e Sud del mondo al centro della scena la prospettiva negoziale
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BARI — Si muove tra l’Occidente e il Global south, tra il G7 e i Brics. A Borgo Egnazia il Papa latino-americano è a suo agio, Giorgia Meloni lo ringrazia per il «grande regalo» - è la prima volta di un Pontefice tra i Sette Grandi - lui con molti ha ormai consuetudine e si scambiano sorrisi, baci, abbracci. Ma in pubblico e in privato Jorge Mario Bergoglio non mastica le parole. Ha una sola preoccupazione, la pace. Teme che le guerre – in Ucraina, in Medio Oriente, in Myanmar e in altri luoghi del mondo – si propaghino, che vengano alimentate dal commercio di armi, che l’escalation sfugga di mano alla politica. E così il suo tono si fa grave sia quando prende la parola nella sessione allargata del summit sia quando affronta dieci leader in altrettanti bilaterali che si prolungano oltre il previsto fino a quasi le nove di sera.

Sull’intelligenza artificiale pronuncia una perorazione perché l’umanità non dimentichi le proprie responsabilità etiche quando maneggia uno strumento c…

BARI — Si muove tra l’Occidente e il Global south, tra il G7 e i Brics. A Borgo Egnazia il Papa latino-americano è a suo agio, Giorgia Meloni lo ringrazia per il «grande regalo» - è la prima volta di un Pontefice tra i Sette Grandi - lui con molti ha ormai consuetudine e si scambiano sorrisi, baci, abbracci. Ma in pubblico e in privato Jorge Mario Bergoglio non mastica le parole. Ha una sola preoccupazione, la pace. Teme che le guerre – in Ucraina, in Medio Oriente, in Myanmar e in altri luoghi del mondo – si propaghino, che vengano alimentate dal commercio di armi, che l’escalation sfugga di mano alla politica. E così il suo tono si fa grave sia quando prende la parola nella sessione allargata del summit sia quando affronta dieci leader in altrettanti bilaterali che si prolungano oltre il previsto fino a quasi le nove di sera.

Sull’intelligenza artificiale pronuncia una perorazione perché l’umanità non dimentichi le proprie responsabilità etiche quando maneggia uno strumento così «affascinante e tremendo». Parla di fake news e chatbot, di diritto all’oblio e profilazione etnica, ma è quando introduce il tema della guerra che il suo tono si fa più ultimativo: «In un dramma come quello dei conflitti armati», scandisce, «è urgente ripensare lo sviluppo e l’utilizzo di dispositivi come le cosiddette “armi letali autonome” per bandirne l’uso, cominciando già da un impegno fattivo e concreto per introdurre un sempre maggiore e significativo controllo umano. Nessuna macchina dovrebbe mai scegliere se togliere la vita a un essere umano».

Un allarme, quello per la propagazione della guerra, che declina negli incontri bilaterali, a partire da quello con Joe Biden. «È un guerriero della pace», aveva detto di lui il presidente statunitense nel 2021. Solo pochi anni fa ma un’era geologica dal punto di vista geopolitico: le guerre in Ucraina e Medio Oriente li hanno allontanati, il pacifismo di Bergoglio difficilmente si è trovato in sintonia con le indicazioni del Commander in chief. Ma il rapporto del Papa con il secondo presidente cattolico degli Stati Uniti dopo Kennedy resta solido, e la volontà di trovare convergenze prevale sulle possibili distanze.

Francesco scansa con garbo il forastico presidente argentino Javier Milei che lo avvinghia in un abbraccio, per scambiare qualche battuta con Biden, le due fronti quasi si toccano. Una sintonia che trova conferma nel corso dell’incontro a porte chiuse, dove tanto l’anziano Pontefice quanto l’anziano presidente Usa si trovano d’accordo nella necessità di adoperarsi per la pace.

Anche con Zelensky i rapporti sono evoluti. Alcune uscite del Papa – la Nato che «abbaia» alla Russia, la «bandiera bianca» – hanno irritato Kiev, ma ora va meglio. Nel colloquio privato il presidente ucraino ricorda al Papa l’aggressione e il terrore russo ma lo ringrazia altresì per la partecipazione del cardinale Parolin al vertice per la pace che si svolge nei prossimi giorni in Svizzera e per gli sforzi del cardinale Zuppi per riportare a casa i bambini deportati in Russia.

Macron è la quinta volta che lo incontra, e a porte chiuse – lo scrive La Croix – Francesco si spende per una tregua olimpica in occasione dei prossimi Giochi di Parigi. Non gli nasconde il malcontento per l’aborto in Costituzione e la nuova legge sul fine vita, ma la cosa rimane confinata a tu per tu, nessun desiderio da parte del Papa di fare dei diritti civili un tema del suo G7. «Creiamo tutti insieme le condizioni di una pace duratura», commenta l’inquilino dell’Eliseo. Justin Trudeau lo bacia di slancio in pubblico, in privato gli ricorda l’annosa questione dei bambini indigeni abusati nei collegi cattolici canadesi, e gli rinnova la richiesta di restituire gli artefatti conservati ai Musei vaticani. Ma sono la guerra e la pace il tema più ricorrente dei bilaterali, sia con Erdogan, che Bergoglio considera un interlocutore-chiave per la pace a Gerusalemme, sia con i due leader dei Brics presenti in Puglia, Narendra Modi e Luis Inacio Lula da Silva: con l’indiano, che lo invita a visitare il Paese, condivide l’idea che per arrivare alla pace in Ucraina servano «dialogo e diplomazia», col brasiliano, del quale condivide visione geopolitica e intemperanze verbali, parla di pace, lotta alle diseguaglianze e alla fame nel mondo. Da Occidente a Oriente, da Nord a Sud, il Papa 87enne non risparmia energie per convincere i Grandi del mondo che l’alternativa al negoziato è una sconfitta per tutti.

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