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Francia, i bleus in campo contro Le Pen: “Un seggio nel ritiro in Germania il voto è un nostro diritto”

La reazione della Nazionale di calcio francese, impegnata negli Europei in Germania, al trionfo della destra
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DORTMUND — Per le Europee, nel centro federale di Clairefontaine era stato allestito un seggio speciale per permettere ai calciatori della nazionale francese, in ritiro in vista di Euro 2024, di votare: pochi avevano approfittato del diritto. Oggi invece a Düsseldorf, dove la Francia in serata sfiderà l’Austria, ci sarà la fila per ottenere il diritto al voto per procura: nell’hotel dei Bleus si presenterà un funzionario del consolato francese per procedere al riconoscimento dei richiedenti, procedura necessaria perché l’elettore francese possa delegare a un parente o a un conoscente il suo voto. Qualcuno (Mbappé, per esempio) aveva già provveduto durante i due giorni di riposo prima della partenza per la Germania, ma i più si sono mobilitati in questi giorni, dopo il trionfo della destra.

«La notizia ci è arrivata negli spogliatoi alla fine dell’amichevole con il Canada. Siamo rimasti scioccati» racconta Marcus Thuram, attaccante dell’Inter e soprattutto figlio di Lilian, ex difenso…

DORTMUND — Per le Europee, nel centro federale di Clairefontaine era stato allestito un seggio speciale per permettere ai calciatori della nazionale francese, in ritiro in vista di Euro 2024, di votare: pochi avevano approfittato del diritto. Oggi invece a Düsseldorf, dove la Francia in serata sfiderà l’Austria, ci sarà la fila per ottenere il diritto al voto per procura: nell’hotel dei Bleus si presenterà un funzionario del consolato francese per procedere al riconoscimento dei richiedenti, procedura necessaria perché l’elettore francese possa delegare a un parente o a un conoscente il suo voto. Qualcuno (Mbappé, per esempio) aveva già provveduto durante i due giorni di riposo prima della partenza per la Germania, ma i più si sono mobilitati in questi giorni, dopo il trionfo della destra.

«La notizia ci è arrivata negli spogliatoi alla fine dell’amichevole con il Canada. Siamo rimasti scioccati» racconta Marcus Thuram, attaccante dell’Inter e soprattutto figlio di Lilian, ex difensore di Juventus e Parma, militante della lotta al razzismo. Se fino a domenica scorsa il chiacchiericcio politico era rimasto ai margini nella nazionale francese, dopo le elezioni europee è diventato argomento di discussione, e di mobilitazione. Molti hanno chiesto di poter votare alle legislative del 30 giugno convocate d’urgenza da Macron e così la Federcalcio francese si è accordata con il consolato di Düsseldorf per poter svolgere a domicilio la procedura del riconoscimento, un piccolo privilegio: di norma, sarebbe il cittadino a doversi recare al consolato.

Dopo lo choc, in questi giorni molti giocatori hanno fatto appelli al voto, chi in maniera neutra come il milanista Giuroud («Mai come in questo momento è importante recarsi alle urne») e chi schierandosi come Dembélé, stella del Psg: «La sirena d’allarme è suonata: andate a votare». Ma la posizione più netta l’ha presa Thuram, con lo stesso piglio del padre: «Mio papà non mi ha mai chiesto altro che di comportarmi educatamente, ma essendo cresciuto con lui sento la responsabilità di far passare certi messaggi. La situazione è grave, questa è la triste realtà della nostra società. Come ha detto Dembélé dobbiamo votare e lottare come cittadini affinché il Rassemblement National non vinca. Capisco che altri preferiscano non dire come la pensano, ma è importante riflettere su come siamo arrivati a questo punto. In ogni caso, non ho nessun dubbio che all’interno della squadra tutti la pensino come me».

Lo si capirà meglio questo pomeriggio alle 17, quando prenderà la parola Mbappé, il gran capo, il calciatore francese più influente: la previsione è che anche lui si esprimerà sul tema elezioni (è stato tra i pochi a organizzarsi per tempo per la delega del voto) e con una scelta di campo precisa, come fece l’anno scorso quando un poliziotto uccise un ragazzino magrebino, Nahel, e le banlieues si infiammarono.

Mbappé intervenne sui social (“J’ai mal à ma France”, la mia Francia mi fa star male) e poi convinse i compagni di squadra a pubblicare un documento collettivo che esprimesse vicinanza a Nahel ma anche per invitare le periferie a contenere la rabbia. D’altronde, la nazionale francese è in guerra con i Le Pen da quasi da 30 anni, da quando il capostipite Jean-Marie, a Euro 1996, si lamentò perché c’erano «troppi neri nella Francia», ripetendosi dieci anni più tardi: «I francesi non si riconoscono in questa squadra, la presenza dei giocatori di colore è sproporzionata». Si prese del coglione dal ct Domenech e una risposta affilata da Thuram padre: «Pensavo di essere francese, non nero». Vent’anni dopo, dai padri si è passati ai figli.

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