Da Madrid a Parigi l’ombra del terrore intorno al grande sport
di Giuliano Foschini e Benedetta Perilli«Tregua olimpica» hanno scritto i sette grandi nel documento finale del G7, in quello che sembrava per davvero l’unico impegno concreto. «Paura» soffiano invece i professionisti del terrore, dalla Russia allo Stato Islamico, in questo strano asse della tensione che accoglierà i Giochi olimpici di Parigi, al via tra poco più di un mese. Strano asse perché come hanno notato le intelligence di tutto il mondo che in questi giorni stanno mettendo a punto i piani di sicurezza (nel weekend c’è stata la simulazione di un attacco gestita da francesi e spagnoli) i sentieri su cui i gruppi terroristici si stanno muovendo sono due, e soltanto apparentemente antitetici.
Il primo è l’attentato: la possibile mano è quella di Daesh (in questo il conflitto israelo-palestinese ha reso tutto ancora più difficile) che a Parigi non è soltanto un’ombra, ma una ferita sempre aperta dopo la stagione degli attentati tra il 2015 e il 2016. Segnali ce ne sono stati diversi, registrati ovunque, seppur in mani…
«Tregua olimpica» hanno scritto i sette grandi nel documento finale del G7, in quello che sembrava per davvero l’unico impegno concreto. «Paura» soffiano invece i professionisti del terrore, dalla Russia allo Stato Islamico, in questo strano asse della tensione che accoglierà i Giochi olimpici di Parigi, al via tra poco più di un mese. Strano asse perché come hanno notato le intelligence di tutto il mondo che in questi giorni stanno mettendo a punto i piani di sicurezza (nel weekend c’è stata la simulazione di un attacco gestita da francesi e spagnoli) i sentieri su cui i gruppi terroristici si stanno muovendo sono due, e soltanto apparentemente antitetici.
Il primo è l’attentato: la possibile mano è quella di Daesh (in questo il conflitto israelo-palestinese ha reso tutto ancora più difficile) che a Parigi non è soltanto un’ombra, ma una ferita sempre aperta dopo la stagione degli attentati tra il 2015 e il 2016. Segnali ce ne sono stati diversi, registrati ovunque, seppur in maniera diversa e volta per volta più o meno sfumata. In Spagna in queste ore sta rimbalzando la notizia degli arresti di nove persone in fase di radicalizzazione, uno dei quali stava per entrare in azione secondo quanto ha raccontato la Guardia Civile, che ha condotto l’operazione tra Cadice, Almeria e Girona, in collaborazione con Europol ed Eurojust. L’indagine parte dalla Fondazione I’Lam, uno dei media center più noti dell’Isis che fa rimbalzare tramite il web, Telegram e pagine social una serie di contenuti sofisticati di propaganda dello jihadismo e dello Stato islamico.
“Caro fratello, fermati vicino all’arrivo dei giocatori del Real Madrid e poi punta su di loro”, dice una delle grafiche create per invitare a sparare contro l’autobus della squadra spagnola; in un’altra l’obiettivo sono le Olimpiadi e nella foto, che ha sullo sfondo la Torre Eiffel, appaiono delle mani che controllano un drone accompagnate dalla scritta “Le Olimpiadi dei lupi solitari sono iniziate con il volere di Allah”. A pubblicarle è il quotidiano spagnolo El Confidencial affermando che fanno parte dei contenuti bloccati dall’operazione della Guardia Civile. Ma ci sarebbero anche manuali con istruzioni per la radicalizzazione oltre a decine di pagine web, come Al-Raud, Fahras, Alfair, utilizzate come aggregatori. Prodotti ufficiali e non ufficiali dello Stato Islamico che per gli inquirenti fanno tutti parte del mondo dei Tow, Terrorist operated website, i principali canali di contatto tra i singoli, spesso futuri lupi solitari, e l’Isis. «Fermare il modo in cui comunicano, mettendo offline i loro siti e i loro canali, è il primo passaggio per evitare attacchi terroristici», ha spiegato José de la Mata Amaya di Eurojust.
Accanto a tutto questo c’è però il secondo canale, quello che punta a creare il terrore per cercare di rovinare l’evento olimpico. È il tentativo in corso — hanno documentato diverse intelligence — che stanno compiendo soprattutto i russi con la leva che meglio conoscono: la disinformazione. Sono decine i contenuti fatti circolare — attraverso anche deep fake — che mirano ad alimentare il mercato della paura: un video per raccontare di un’assicurazione acquistata dal governo francese contro i terrorismi, la restituzione di un biglietto su quattro per paura di atti di terrorismo e i comunicati di Cia e Dgsi, l’intelligence francese, con i quali invitavamo gli atleti a stare lontani dalle Olimpiadi perché troppo pericolose.