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Francia, il politologo Perrineau: “Macron ha già perso. Possibile paralisi come in Belgio, anche perché ci manca un Draghi”

(afp)
Parla lo studioso: “Siamo un cimitero di élite. Mélenchon e Bardella le attaccano ma non hanno programmi economici credibili. Una soluzione sarebbe un governo tecnico, ma non è nella nostra tradizione”
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PARIGI — Nel suo ufficio a Sciences Po, il politologo Pascal Perrineau, guarda all’Italia. «La Francia rischia di precipitare nell’ingovernabilità. Quando c’è una crisi parlamentare, voi italiani sapete formare governi tecnici, ma per noi francesi è qualcosa di inedito, non è nella tradizione della Quinta Repubblica».

È ancora possibile che Macron vinca la sua scommessa?

«No, non è possibile. L’esito delle elezioni europee non può essere smentito tre settimane dopo. È un lasso di tempo troppo breve per invertire una tendenza elettorale. Quindi Macron perderà la maggioranza. Non dico che i suoi deputati scompariranno, ma il blocco centrale sarà molto ridimensionato. Il voto del 9 giugno ha provocato un terremoto e le elezioni legislative saranno una scossa di a…

PARIGI — Nel suo ufficio a Sciences Po, il politologo Pascal Perrineau, guarda all’Italia. «La Francia rischia di precipitare nell’ingovernabilità. Quando c’è una crisi parlamentare, voi italiani sapete formare governi tecnici, ma per noi francesi è qualcosa di inedito, non è nella tradizione della Quinta Repubblica».

È ancora possibile che Macron vinca la sua scommessa?

«No, non è possibile. L’esito delle elezioni europee non può essere smentito tre settimane dopo. È un lasso di tempo troppo breve per invertire una tendenza elettorale. Quindi Macron perderà la maggioranza. Non dico che i suoi deputati scompariranno, ma il blocco centrale sarà molto ridimensionato. Il voto del 9 giugno ha provocato un terremoto e le elezioni legislative saranno una scossa di assestamento. Tutto dipende dall’entità di questa nuova scossa. Se lo slancio del Rassemblement National continua, portandolo al 35 o 36%, potrebbe ottenere una maggioranza assoluta di deputati. A quel punto, il capo dello Stato dovrà dare l’incarico di primo ministro a Jordan Bardella».

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È questo lo scenario più probabile?

«L’altra ipotesi è che il Rn sia confermato nelle urne come primo partito francese, ma senza un ulteriore slancio, rimanendo quindi al livello registrato il 9 giugno, ovvero tra il 30 o 32%. In questo caso, avrebbe solo una maggioranza relativa, il che renderebbe impossibile governare. Le istituzioni francesi precipiterebbero in una paralisi totale. Bardella si rifiuterebbe di governare. Macron non potrebbe più sciogliere l’Assemblée Nationale: secondo la Costituzione, deve aspettare almeno un anno prima di indire nuove elezioni legislative, ovvero non prima del giugno 2025».

Cosa potrebbe succedere?

«Macron potrebbe essere costretto a chiedere al governo uscente di restare per gestire gli affari correnti, come è successo in Belgio. Dal 26 luglio ci sono i Giochi Olimipici in Francia, è un appuntamento di livello internazionale in cui la Francia non si può permettere di presentarsi senza un governo. Sarebbe un esecutivo con poteri minimi, per evitare la paralisi totale del Paese. Dovrebbe affrontare anche il passaggio delicato della Finanziaria in autunno. A quel punto Macron potrebbe chiedere di usare l’articolo 49.3 per forzare l’approvazione del nuovo bilancio dello Stato. L’altra possibilità, in assenza di una maggioranza, è un governo tecnico come quello che ha avuto l’Italia, l’ultima volta con Mario Draghi».

Chi sarebbe il Draghi francese?

«Non saprei, bisognerebbe trovarlo. Voi in Italia sapete affrontare queste situazioni ma per noi è una novità assoluta. Anche un governo tecnico, di unità nazionale, con una maggioranza che riesca a mettere insieme moderati di destra e di sinistra, vivrebbe comunque sotto la minaccia costante di una motion de censure (mozione di sfiducia, ndr)».

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Non vede nessuna chance di vittoria per la coalizione delle sinistre, Nouveau Front Populaire?

«Può arrivare al massimo al 30%. Ed è un buon risultato in una Francia che è tendenzialmente a destra. Ma è un’alleanza priva di logica economica e sociale: il programma presentato è così radicale che costerebbe almeno il doppio di quello del Rn, ed è ancora più demagogico. Non hanno credibilità di governo».

Qual è l’effetto dell’alleanza di Eric Ciotti con Marine Le Pen?

«In termini di candidati, è un fallimento. Ciotti non è riuscito a conquistare i deputati uscenti dei Républicains. Tra la sessantina di candidati che ha presentato non ci sono pesi massimi. Ma ha fatto qualcosa di significativo dal punto di vista simbolico: il leader della destra storica è pronto a governare con il Rn. È un’idea già presente in una parte dell’elettorato che ora trova una sua legittimità».

Cosa pensa del programma dell’estrema destra?

«Anche la credibilità economica del Rn è molto debole. Al tempo stesso Bardella ha cominciato a essere pragmatico, rimandando alcune delle misure più demagogiche. Preferisce attaccare le élite, cavalcando un tema molto popolare. La Francia è diventata un cimitero di élite. Molti cittadini non vogliono più sentir parlare di élite di destra, di sinistra, di tecnocrati come Macron. Sono tutti accusati di aver fallito. E secondo me, più gli intellettuali fanno petizioni, più gli sportivi lanciano appelli contro Le Pen, più si rafforza un voto per il Rn. Personalmente, sono profondamente in disaccordo con la concezione della Repubblica di Le Pen, ma non credo ne minacci le fondamenta. Il Front National di Jean-Marie Le Pen sì, ma non il Rn».

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