Francia, Macron ora tenta la rimonta ma si prepara a un ruolo da “garante”
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI — Non pensa alla sconfitta, crede ancora che il “blocco centrale” possa prevalere nelle elezioni legislative. Dopo aver sciolto l’Assemblée Nationale — «Una delle decisioni più pesanti che ho fatto da quando sono all’Eliseo», ha confidato — Emmanuel Macron immagina una remuntada possibile osservando la tendenza al rialzo nei sondaggi: da poco più del 14% ottenuto il 9 giugno alle europee, la lista “Ensemble” dell’attuale maggioranza è tra il 19 e il 21%, a seconda degli istituti di sondaggi. Certo, lontano dagli altri due blocchi: quello del Rassemblement National (tra il 33 e il 36%) e quello delle sinistre nel Nouveau Front Populaire (tra il 27 e il 29%). Ma è pur sempre qualche punto in più guadagnato in pochi giorni. Una «dinamica» elettorale, sostengono nel suo entourage. Quanto basta per continuare a sperare.
PARIGI — Non pensa alla sconfitta, crede ancora che il “blocco centrale” possa prevalere nelle elezioni legislative. Dopo aver sciolto l’Assemblée Nationale — «Una delle decisioni più pesanti che ho fatto da quando sono all’Eliseo», ha confidato — Emmanuel Macron immagina una remuntada possibile osservando la tendenza al rialzo nei sondaggi: da poco più del 14% ottenuto il 9 giugno alle europee, la lista “Ensemble” dell’attuale maggioranza è tra il 19 e il 21%, a seconda degli istituti di sondaggi. Certo, lontano dagli altri due blocchi: quello del Rassemblement National (tra il 33 e il 36%) e quello delle sinistre nel Nouveau Front Populaire (tra il 27 e il 29%). Ma è pur sempre qualche punto in più guadagnato in pochi giorni. Una «dinamica» elettorale, sostengono nel suo entourage. Quanto basta per continuare a sperare.
Il tempo però è pochissimo, mancano appena cinque giorni al primo turno. E d’altronde è stato il capo dello Stato a imporre un calendario così stretto: appena venti giorni di campagna elettorale. La più breve della Quinta Repubblica. Macron continua a impegnarsi nella battaglia, nonostante alcuni dei suoi alleati o deputati gli abbiano chiesto un passo indietro vista l’impopolarità della sua decisione. «È stata una sorpresa che ha suscitato preoccupazione, rigetto e talvolta anche rabbia nei miei confronti» ammette il leader. E a chi l’accusa di aver agito in modo impulsivo, di essere stato fuorviato da un piccolo gruppo di consiglieri dell’Eliseo, risponde che la scelta è stata presa «nell’interesse del Paese» e «dopo settimane di riflessione». E comunque, osservano i fedelissimi del Presidente, il rischio era vedere cadere il governo in autunno, durante l’approvazione della Finanziaria, con una mozione di sfiducia delle opposizioni. Un’umiliazione che il capo dello Stato ha voluto evitare, giocando d’anticipo.
Macron non aveva però calcolato che la gauche sarebbe riuscita a presentare candidati unitari, e che la destra si sarebbe spaccata sull’alleanza con Marine Le Pen. Il risultato è appunto che il macronismo potrebbe essere rimanere schiacciato dagli altri due blocchi. La sfida che si gioca domenica è infatti quella di qualificarsi per il secondo turno del 7 luglio. Nei casi di scarsa affluenza, la maggior parte dei candidati è eliminato e si vota soprattutto per ballottaggi. Ma si prevede già una forte affluenza che potrebbe abbassare la soglia di sbarramento. E quindi al secondo turno rischiano di qualificarsi anche tre o quattro candidati. Triangolari, o quadrangolari. Una chance di rimanere in corsa per i macronisti che però subiranno anche pressioni per fare accordi di desistenza se sono in terza o quarta posizione.
Il capo dello Stato continua a fare campagna per portare i suoi candidati al livello più alto possibile nel voto di domenica. È anche così che bisogna leggere le sue dichiarazioni sul «rischio di guerra civile» in caso di vittoria degli «estremismi», in cui include anche la coalizione di sinistra che ieri ha ricevuto l’appoggio dell’ex direttore del Fmi, Dominique Strauss-Kahn, non certo un gauchiste. Macron ripete che non si dimetterà prima della fine del suo mandato, nel 2027. Ma comincia già a dire di volersi ergere a garante delle istituzioni, per proteggere l’equilibrio repubblicano. È probabile che, se la sua remuntada non verrà confermata nelle urne, sarà questo il ruolo che si potrà ritagliare nei prossimi mesi.