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Lo schiaffo di Orbán a Meloni: si oppone alla dichiarazione Ue che condanna la censura dei media stranieri in Russia

(reuters)

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Mosca decide di oscurare 81 media europei, tra cui Rai, Repubblica e Stampa. Bruxelles denuncia la misura ma l’autocrate magiaro si schiera con Putin
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Giorgia Meloni aveva appena finito di dire che “noi qualche avversario lo abbiamo, ma fuori dai confini europei e se continuiamo a ragionare in questa logica autoreferenziale, per cui la nostra priorità è dividerci all'interno dell'Europa, purtroppo saremo sempre più deboli”, quando il suo storico alleato, Viktor Orbán è sembrato assestarle da Budapest un sonoro schiaffone.

In nome della sua inscalfibile fedeltà a Vladimir Putin - uno degli “avversari esterni” da cui la premier italiana aveva appena messo in guardia - il premier ungherese ha spaccato l’Europa sfilandosi da una dichiarazione europea firmata da tutti. Ed è una dichiarazione che difende uno dei valori fondamentali dell’Unione: la libertà di stampa.

Lunedì è arrivata la decisione clamorosa della Russia di oscurare 81 media europei tra cui Repubblica, La Stampa, La7 come rappresaglia per il bando delle principali testate di propaganda putiniana come Ria Novasti o Izvestia. Così Josep Borrell ha tentato ieri di formulare …

Giorgia Meloni aveva appena finito di dire che “noi qualche avversario lo abbiamo, ma fuori dai confini europei e se continuiamo a ragionare in questa logica autoreferenziale, per cui la nostra priorità è dividerci all'interno dell'Europa, purtroppo saremo sempre più deboli”, quando il suo storico alleato, Viktor Orbán è sembrato assestarle da Budapest un sonoro schiaffone.

In nome della sua inscalfibile fedeltà a Vladimir Putin - uno degli “avversari esterni” da cui la premier italiana aveva appena messo in guardia - il premier ungherese ha spaccato l’Europa sfilandosi da una dichiarazione europea firmata da tutti. Ed è una dichiarazione che difende uno dei valori fondamentali dell’Unione: la libertà di stampa.

Lunedì è arrivata la decisione clamorosa della Russia di oscurare 81 media europei tra cui Repubblica, La Stampa, La7 come rappresaglia per il bando delle principali testate di propaganda putiniana come Ria Novasti o Izvestia. Così Josep Borrell ha tentato ieri di formulare una risposta a Putin che fosse unitaria. Ma la contrarietà dell’Ungheria ha costretto l’Alto rappresentante dell’Unione a pubblicarla con tutt’e 26 le firme dei Paesi dell’Ue tranne una. Quella di Orban.

L’Ue, si legge nel testo, “condanna la decisione di Mosca di vietare un certo numero di media europei in Russia come totalmente infondata e motivata politicamente”. E all’autocrate magiaro dev’essere sembrata lesa maestà.

Orbán si prepara a un’altra collisione frontale con i suoi colleghi al Consiglio europeo di oggi, quando i negoziatori delle tre principali famiglie politiche europee che esprimono la stragrande maggioranza dei capi di Stato e di governo proporranno Ursula von der Leyen, Antonio Costa e Kaja Kallas per le posizioni apicali della Ue.

Nei giorni scorsi Orbán ha già fatto sapere di considerare quell’accordo un oltraggio. E ha indossato i panni che i leader sovranisti preferiscono da sempre: quelli della vittima. Meloni, ieri, lo ha difeso, autoincensandosi per il ruolo di mediazione avuto nelle difficili ore in cui si decidevano 50 miliardi di euro cruciali per la sopravvivenza dell’Ucraina, ma anche il via libera ai negoziati di Kiev per l’ingresso nell’Ue, lo scorso inverno. “Qualcuno, invece di pensare che ci siano dei nemici da escludere e spingere in un angolo, in un'ottica secondo me suicida per l'Europa, è stato capace di avere degli interlocutori e di mantenere un dialogo”, ha ruggito alla Camera.

Ma la verità, come accade sovente, è opposta rispetto a quella narrata da populisti e nazionalisti. E le cronache dimostrano che Orbán si è autoisolato e ha spaccato l’Europa ogni volta che ha potuto, pur di difendere gli interessi di Mosca e Pechino. Quando Meloni ha scandito ieri in Parlamento che “la politica estera, soprattutto all'interno della dimensione europea, non è una politica fatta di amici e di nemici”, viene da chiedersi dove sia stata in questi quattordici anni di scontri frontali e continui tra Orbán e il resto del continente.

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