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Ecco perché le bugie di Trump peseranno meno dei vuoti di memoria di Biden

Lo sfidante repubblicano ha dato false informazioni per attaccare l’avversario, ma quello che rimarrà sarà la cattiva performance del presidente
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NEW YORK – Emozione? Visione? Ispirazione? Niente di tutto questo. Il primo - e forse ultimo - scontro diretto e in diretta fra Joe Biden e Donald Trump per la presidenza degli Stati Uniti, è stato il meno “americano” sul piano dei valori, dell’etica, della leadership, nella storia dei dibattiti presidenziali. Cominciamo dall’inizio. Abito scuro d’ordinanza, camicie bianche, cravatte a tinta unita, rossa per Trump e blu per Biden, ciascuno con la spilla a bandiera americana all’occhiello, bandiera leggermente mossa dal vento per Trump, perfettamente rettangolare per Biden. Ma la normalità formale si ferma all’ingresso: manca la stretta di mano fra i due contendenti, un dettaglio poco sportivo per la tradizione di questa Nazione, ma solo un dettaglio, presto dimenticato, perché, fin da subito, al via dello scontro storico e poco americano fra il “con man” che doveva dimostrare di essere affidabile e l’ “old man” che doveva solo dimostrare di non fare errori si è capito che avrebbe vint…

NEW YORK – Emozione? Visione? Ispirazione? Niente di tutto questo. Il primo - e forse ultimo - scontro diretto e in diretta fra Joe Biden e Donald Trump per la presidenza degli Stati Uniti, è stato il meno “americano” sul piano dei valori, dell’etica, della leadership, nella storia dei dibattiti presidenziali. Cominciamo dall’inizio. Abito scuro d’ordinanza, camicie bianche, cravatte a tinta unita, rossa per Trump e blu per Biden, ciascuno con la spilla a bandiera americana all’occhiello, bandiera leggermente mossa dal vento per Trump, perfettamente rettangolare per Biden. Ma la normalità formale si ferma all’ingresso: manca la stretta di mano fra i due contendenti, un dettaglio poco sportivo per la tradizione di questa Nazione, ma solo un dettaglio, presto dimenticato, perché, fin da subito, al via dello scontro storico e poco americano fra il “con man” che doveva dimostrare di essere affidabile e l’ “old man” che doveva solo dimostrare di non fare errori si è capito che avrebbe vinto il “con man”, il "truffatore". Lo si è capito quando abbiamo ascoltato la voce bassa, rauca e tratti tremula di Biden a confronto con quella squillante, ferma, forte di Trump. Se i medici di Biden hanno sbagliato gli steroidi, possibile che non avessero almeno una pasticca per la raucedine?

Tant’è, se ci fosse fermati lì poteva andare anche bene. Il problema è che in pochi minuti, in un uno/due fulminante si è’ materializzato per Biden quel che non doveva succedere, un momento di quelli che restano nella storia, tipo il mento imperlato di sudore di Richard Nixon nel suo dibattito del 1960 con John Kennedy. C’è stata infatti quella penosa, interminabile, palese confusione mentale del presidente, incapace di riprendere il filo del discorso su una semplice questione di debito pubblico: ha confuso trilionari con miliardari, e, peggio, non trovava più le parole. Eccolo che parla di Covid fuori contesto per poi bloccarsi per secondi interminabili, fino a quando non furfuglia il “Medicare!” (l’assistenza sanitaria per gli anziani ndr) anch'esso un riferimento a quel punto fuori contesto.

Al suo fianco Trump lo guardava con uno sguardo incalzante, inquisitorio e con la mascella tesa, come un’aquila pronta ad afferrare la preda. Ecco, quel momento ha definito i contorni della serata e del confronto. Nulla o quasi nulla avrebbe potuto cancellare l’imbarazzo di una scena muta. Neppure quando più tardi Trump, solo in apparenza coerente, ha sparato a mitraglia invenzioni fattuali talmente grosse e incredibili da lasciare perplessi persino molti nel popolo MAGA: “Sei al libro paga della Cina, sei il “Manchurian Candidate” (in italiano titolo del film era “Va e Uccidi”). E Biden ascoltava con gli occhi socchiusi e la bocca leggermente aperta, come se fosse assorto in altri pensieri.

Gli scambi fra i due si sono fatti rapidamente indecorosi, una sorta di gara tra chi riusciva a insultare meglio l’altro”: hai pagato una porno star mentre tua moglie era incinta, sei peggio di un gatto da strada” attacca Biden. “Io ho pagato? Tuo figlio Hunter è stato pagato per regalare a Kiev un miliardo di dollari” ribatteva Trump. E di nuovo Trump a Biden : "Sei il Presidente peggiore della Storia”. “No, sei tu il Presidente peggiore della storia lo hanno detto 156 storici americani” controbatteva Biden. “Guarda che quello l’ho detto prima io”, rivendicava Trump.

Poi inaspettato e di nuovo fuori contesto i due litigano su chi abbia l’handicap migliore al golf. E qui occorre concedere a Trump la battuta più azzeccata della serata: ”Ma smettiamola, sembriamo dei bambini”. Insomma, un insieme indecoroso di errori e confusione anche sulle tematiche serie, tipo immigrazione, Sanità, debito pubblico inflazione, politica estera. Ed e’ stato a quel punto, sull’immigrazione che Trump ha sbroccato, confermando di non avere quel minimo di pudore necessario per contenere quella sua innata improvvisazione truffaldina. “C’e’ la gente che muore per strada uccisa dai tuoi immigrati illegali, arrivano dalla carceri e dai manicomi. li accogli e li metti in alberghi di lusso mentre i nostri veterani stanno per strada” ringhiava Trump. Ma l’eccesso, l’errore fattuale voluto o casuale alla fine passa in cavalleria. Fallire invece quella verifica cognitiva chiave come è successo a Biden resterà lì’, cristallizzato per sempre, a neutralizzare anche gli interventi successivi in cui tutto sommato il Presidente ha fatto meglio.

E ora?

C'è un margine di tempo per un suo ritiro prima della Convenzione democratica in agosto. E in molti ieri notte dopo il dibattito hanno auspicato un suo passo indietro. Ma anche nelle democrazie è difficile che qualcuno faccia da parte dopo aver vinto, pensando più all’interesse della sua Nazione e del suo partito che a se stesso. E tuttavia, da ieri, come si dice da queste parti “The Jury is out”.

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