Il Portogallo e Marine Le Pen, i due avversari di Mbappé e soci
dal nostro inviato Enrico CurròPADERBORN - Normalmente Francia-Portogallo, venerdì a Stoccarda, sarebbe stata la sfida tra Kylian Mbappé e Cristiano Ronaldo: il fuoriclasse all’apice contro quello al tramonto, il funambolo ormai vicino alla presentazione da star al Real Madrid, ma oggi sofferente e in maschera per la frattura al naso, contro l’influencer planetario emigrato per denaro in Arabia Saudita, che non ha paura di tirare un calcio di rigore (e di sbagliarlo, e di piangere). Invece i melodrammi del pallone stavolta passano in secondo piano.
La partita dei quarti di finale dell’Europeo 2024 avrà come ineludibile sottotitolo le parole che il campione francese ha pronunciato poco più di due settimane fa all’arena di Düsseldorf, qualche ora prima della gara con l’Austria: “Speriamo, dopo il 7 luglio, di essere ancora fieri di indossare questa maglia”. La maglia è quella dei Bleus, vicecampioni del mondo. E il 7 luglio, domenica prossima, è il giorno dei ballottaggi delle elezioni legislative, con l’estrema dest…
PADERBORN - Normalmente Francia-Portogallo, venerdì a Stoccarda, sarebbe stata la sfida tra Kylian Mbappé e Cristiano Ronaldo: il fuoriclasse all’apice contro quello al tramonto, il funambolo ormai vicino alla presentazione da star al Real Madrid, ma oggi sofferente e in maschera per la frattura al naso, contro l’influencer planetario emigrato per denaro in Arabia Saudita, che non ha paura di tirare un calcio di rigore (e di sbagliarlo, e di piangere). Invece i melodrammi del pallone stavolta passano in secondo piano.
La partita dei quarti di finale dell’Europeo 2024 avrà come ineludibile sottotitolo le parole che il campione francese ha pronunciato poco più di due settimane fa all’arena di Düsseldorf, qualche ora prima della gara con l’Austria: “Speriamo, dopo il 7 luglio, di essere ancora fieri di indossare questa maglia”. La maglia è quella dei Bleus, vicecampioni del mondo. E il 7 luglio, domenica prossima, è il giorno dei ballottaggi delle elezioni legislative, con l’estrema destra del Rassemblement National mai così vicina al governo del Paese, dopo il successo alle europee e lo scioglimento del Parlamento da parte di Macron. I risultati del primo turno obbligano il presidente della Repubblica all’alleanza con la sinistra di Mélenchon, per sbarrare il passo al tandem Bardella-Marine Le Pen, senza disdegnare affatto l’aiuto degli sportivi più popolari. Tra i quali spiccano appunto i calciatori impegnati in Germania e in particolare il loro capitano, che non si è tirato indietro. Ha invitato soprattutto i giovani a votare e ha lasciato intendere per quali candidati non voterà lui, che è diventato sì ricchissimo, ma rimane un figlio dell’immigrazione (padre camerunese, nonni materni algerini) e della banlieue, bersagli naturali del Rassemblement National.
Se è impossibile calcolare quanto davvero abbia pesato l’appello del numero 10 sull’affluenza alle urne, in effetti consistente al primo turno del 30 giugno scorso, la cosa certa è che la Home Deluxe Arena, lo stadio di Paderborn dove quotidianamente la squadra si allena e tiene le conferenze stampa, si è trasformato in una tra le succursali del dibattito politico francese. D’altronde anche ieri, mentre i calciatori di Deschamps scendevano dal pullman che li ha portati dal ritiro termale di Bad Lippspringe allo stadio della città universitaria della Vestfalia, era piuttosto facile dare credito al sondaggio empirico dei media al seguito dei Bleus. Nell’ipotetico seggio tedesco – i calciatori possono votare per procura – l’estrema destra non vincerebbe di sicuro, perché 19 dei 25 giocatori presenti in Germania hanno ascendenze straniere, spesso africane, e perché alcuni sono stati più espliciti di Mbappé: dall’interista Thuram (“bisogna battersi perché il Rn non passi”) figlio d’arte - e soprattutto figlio di Lilian da sempre in prima fila contro il razzismo – al difensore del Liverpool Konaté (“non si può lasciare il potere a chi divide la gente, la diversità è sempre stata la nostra forza”) fino al terzino del Barcellona Koundé (“l’estrema destra non ha mai portato a un Paese più libertà, più giustizia e più convivenza”).
La presa di posizione comune della squadra, preannunciata dal capitano, non è per ora arrivata. L’imbarazzo della Fff però è evidente. La federcalcio francese, presieduta da Philippe Diallo, non ha preso le distanze. Ma in un comunicato dei giorni scorsi ha lanciato l’invito a «evitare strumentalizzazioni». Nelle ultime ore il tema non è stato più toccato – nemmeno oggi durante la conferenza stampa dei due portieri di riserva Samba e Areola – anche se nessuno può escludere che avvenga domani, quando un giocatore sarà accanto al ct Deschamps al tavolo della conferenza stampa.
La storia dei Bleus racconta di illustri precedenti, sintetizzati dall’Equipe. L’attaccante Rocheteau tentò di organizzare al Mondiale 1978 nell’Argentina della dittatura un incontro tra i suoi compagni e il filosofo Henri Lévy. Nel 1996 alle parole di Jean-Marie Le Pen, padre di Marine e allora presidente del Front National (“ci sono troppi neri in squadra”), replicò tra gli altri l’attuale ct Deschamps: “Come al solito Le Pen dice qualsiasi cosa”.
Nel 2006 Le Pen ribadì il concetto, con dura risposta del ct Domenech e di Thuram senior. Nel 2012 il Pallone d’oro Zidane, le cui origini algerine sono note, sul voto agli stranieri nelle elezioni locali disse che “chi paga le tasse ne ha tutto il diritto”. Nel 2022 le visite di Macron in Qatar durante il Mondiale non erano state da semplice tifoso illustre. Tenere la politica fuori dal campo”, come da stereotipo calcistico, nella Francia multiculturale è davvero impossibile.