La battaglia (ucraina) di New York
di Gianluca Di FeoL’assalto a New York – nome singolare di una cittadina ucraina del Donbass - segna la nuova fase dell’offensiva russa, che prosegue lentamente e sanguinosamente da mesi ma ogni tanto evidenzia manovre con un significato strategico. Come l’intensificazione nell’attacco segnalata da alcuni giorni in questa parte della regione di Donetsk.
I reparti di Mosca hanno aumentato la pressione contro Toresk, contro New York e contro Chasiv Yar, riuscendo a occupare postazioni di una certa rilevanza. Le mappe dell’avanzata – analizzate pure dai blogger militari ucraini – indicano con chiarezza un pericolo: il rischio che si formi una tenaglia, tale da chiudere in una sacca diversi reparti di Kiev. I difensori hanno accusato il colpo e si sono ritirati da alcune località: in particolare mercoledì hanno ceduto il quartiere “Kanal” di Chasiv Yar, conteso da due settimane. La città viene considerata la cerniera del fronte, perché domina da un’altura il territorio senza ripari con la principale arter…
L’assalto a New York – nome singolare di una cittadina ucraina del Donbass - segna la nuova fase dell’offensiva russa, che prosegue lentamente e sanguinosamente da mesi ma ogni tanto evidenzia manovre con un significato strategico. Come l’intensificazione nell’attacco segnalata da alcuni giorni in questa parte della regione di Donetsk.
I reparti di Mosca hanno aumentato la pressione contro Toresk, contro New York e contro Chasiv Yar, riuscendo a occupare postazioni di una certa rilevanza. Le mappe dell’avanzata – analizzate pure dai blogger militari ucraini – indicano con chiarezza un pericolo: il rischio che si formi una tenaglia, tale da chiudere in una sacca diversi reparti di Kiev. I difensori hanno accusato il colpo e si sono ritirati da alcune località: in particolare mercoledì hanno ceduto il quartiere “Kanal” di Chasiv Yar, conteso da due settimane. La città viene considerata la cerniera del fronte, perché domina da un’altura il territorio senza ripari con la principale arteria stradale dei rifornimenti ucraini.
Il fuoco dell’artiglieria e soprattutto la pioggia di bombe aeree l’hanno letteralmente rasa al suolo. Ogni volta che i russi individuano un comando, una centrale di guida dei droni o un cannone nascosti negli edifici, mandano i caccia a sganciare gli ordigni plananti Kab che spazzano via l’intero palazzo. Nazar Voloshyn, portavoce del reparto che presidia la cittadina, sostiene che la scorsa settimana siano state lanciate 130 Kab, oltre ad avere censito 1300 cannonate e 44 assalti di fanteria. “Ci sono soltanto rovine, era impossibile rimanere in quel distretto”, ha sottolineato. Ora tenere il resto di Chasiv Yar sarà più complicato, perché il controllo del quartiere Kanal permetterà ai russi di proseguire l’attacco casa per casa, senza dovere attraversare tratti scoperti, contando sull’appoggio ravvicinato di più droni.
Se la città dovesse cadere, allora gli ucraini sarebbero costretti ad arretrare di molti chilometri: Kramatorsk e Sloviansk si troverebbero rapidamente sotto assedio. In quest’area i comandi di Kiev però non paiono a corto di uomini, mentre ci sono difficoltà a trasferire le munizioni perché i velivoli teleguidati Lancet e i cacciabombardieri Sukhoi di Mosca bersagliano le strade: si spera che le nuove batterie missilistiche promesse dall’Occidente offrano presto uno scudo contro le incursioni dal cielo.
Nei giorni scorsi sono stati fotografati vecchi Hawk a medio raggio concessi dalla Spagna e un nuovissimo sistema semovente Iris-T consegnato dalla Germania. Se però si allarga lo sguardo sulla mappa, allora l’irruzione russa nel centro di Nuova York, avvenuta nella notte di mercoledì, e la puntata contro Toresk indicano il pericolo di un cedimento dell’intero fronte nell’area di Donetsk. Nulla al momento fa temere un crollo repentino e finora gli ucraini si sono sempre ritirati combattendo, in modo da arretrare le linee di pochi chilometri per volta.
Ma il rullo compressore di Mosca che procede senza sosta lungo 800 chilometri immobilizza tutte le forze dei difensori e rende molto difficile raccogliere unità per i i contrattacchi. La cittadina del Donbass è stata chiamata così dagli emigrati mennoniti tedeschi che l’hanno fondata alla fine dell’Ottocento, poi in epoca sovietica si è deciso che il nome sapeva troppo di America ed è stato cambiato in Novgorodske ma tre anni fa il municipio ucraino ha ripristinato l’antico toponimo, talvolta scritto anche come N'ju-Jork, a cui erano state dedicate diverse iniziative, tra cui un festival letterario.
C’è stata persino l’unica edizione della “Maratona di New York (Ucraina)”, una competizione virtuale a cui ci si poteva iscrivere rimanendo nel proprio Paese, perché raggiungere il centro del Donbass era alquanto pericoloso.Dal 2014 infatti New York-Novgorodske è sempre stata sotto le bombe, come tutte le altre località investite dalla guerra scatenata dalle repubbliche secessioniste filorusse di Donetsk e Lugansk. Da allora sono state munite di rifugi sotterranei e bunker, che per otto anni hanno tenuto testa alla pressione di Mosca: il fatto che stiano cadendo, seppure lentamente, è un campanello d’allarme abbastanza serio.Il quartier generale di Kiev sta lavorando per formare nuove brigate con le reclute che vengono mobilitate, in modo da disporre di riserve per reagire agli affondi russi.
E allo stesso tempo cerca di far affluire in prima linea le munizioni e gli armamenti che arrivano dagli Stati Uniti. Il presidente Zelensky ha detto che un gran numero di reparti sono rimasti con dotazioni ridotte a causa del lungo blocco degli aiuti americani causato dall’opposizione repubblicana al Congresso.Va sottolineato come l’alto comando russo sembra avere dato più spazio all’iniziativa dei singoli comandanti, lasciandoli liberi di scegliere le tattiche più idonee a seconda della situazione. In alcune zone si assiste ancora a file di soldati mandati al massacro contro le trincee nemiche; in altre invece ci sono azioni studiate per ridurre le perdite, con attività di guastatori singoli o in piccole squadre che avanzano protetti dai droni per neutralizzare i centri di resistenza.
Dmitry Medvedev, l’ex presidente e ora numero due del Consiglio di sicurezza, ieri ha comunicato che nel 2024 190 mila uomini si sono arruolati volontariamente nelle forze armate: attualmente ci sarebbero mille reclute ogni giorno. Sono numeri, come osservato anche dai vertici militari statunitensi, che permettono a Mosca di sostituire i caduti e proseguire l’attacco per mesi. E la prospettiva che il conflitto vada avanti almeno fino all’autunno trova conferme nelle parole di Vladimir Putin: “Prendo molto seriamente il fatto che il candidato repubblicano Trump sia pronto e voglia fermare la guerra. E’ impossibile affrontare adesso un dialogo costruttivo con gli Usa, dobbiamo aspettare l’esito delle elezioni”.