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Al via l’era di Starmer, premier impaziente: “Dobbiamo ricostruire il Paese con coraggio”. E cancella il piano sui migranti in Ruanda

Il primo ministro vara il nuovo governo con undici donne. Intanto Sunak si scusa per la sconfitta, augura buon lavoro al successore laburista e si dimette da leader conservatore. In serata la telefonata con Giorgia Meloni
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LONDRA – This is England, come l’opera teatrale celebre da queste parti. Questa è l’Inghilterra. Dove la “transition” resta un processo indolore, nonostante le infinite trame machiavelliche di questi palazzi. I risultati delle elezioni diventano ufficiali già la mattina dopo il voto. Il nuovo primo ministro va dal sovrano e ottiene l’incarico di governo. Le nomine del nuovo esecutivo seguono a raffica poco dopo, bollinate dal malato re Carlo, che un po’ progressista pure lui lo è.

Niente fronzoli, siamo britannici. “Abbiamo del lavoro urgente da fare”, annuncia solenne il 61enne Sir Keir Starmer, in abito scuro e cravatta carminio, nel suo primo discorso davanti alla porta numero 10 di Downing Street, “dobbiamo ricostruire questo Paese, con coraggio, mentre il mondo è molto più insicuro. Saremo al servizio …

LONDRA – This is England, come l’opera teatrale celebre da queste parti. Questa è l’Inghilterra. Dove la “transition” resta un processo indolore, nonostante le infinite trame machiavelliche di questi palazzi. I risultati delle elezioni diventano ufficiali già la mattina dopo il voto. Il nuovo primo ministro va dal sovrano e ottiene l’incarico di governo. Le nomine del nuovo esecutivo seguono a raffica poco dopo, bollinate dal malato re Carlo, che un po’ progressista pure lui lo è.

Niente fronzoli, siamo britannici. “Abbiamo del lavoro urgente da fare”, annuncia solenne il 61enne Sir Keir Starmer, in abito scuro e cravatta carminio, nel suo primo discorso davanti alla porta numero 10 di Downing Street, “dobbiamo ricostruire questo Paese, con coraggio, mentre il mondo è molto più insicuro. Saremo al servizio di tutti e prometto il cambiamento. Ma non abbiamo tempo da perdere”. Prima di abbracciare i suoi “tifosi” accorsi, cedere il passo all’amata e riservatissima moglie Victoria in abito rosso abbagliante, e varcare quella soglia di sogni e dolori.

Pochi minuti prima, il suo predecessore Rishi Sunak pronuncia il suo discorso di addio, nello stesso cortile. Nelle sue parole, c’è tutta la Britishness e il fair play di quest’isola. Tradizioni che sembrano lunari in altre parti del mondo, dove candidati non accettano il risultato delle urne o si continua a sbraitare per settimane. “I’m sorry, I’m sorry”, si scusa più volte il 44enne ex primo ministro di origine indiana che almeno ha evitato l’umiliazione finale confermando il suo seggio. “Ho fallito, ma ringrazio tutti coloro che mi hanno sostenuto. Faccio i migliori auguri al mio successore: è un uomo capace. E i suoi successi saranno i successi di tutto il Paese”.

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Applausi.Ma ora viene il difficile, per tutti. Il partito conservatore dovrà risorgere dalle macerie di soli 121 seggi (dato definitivo) contro i 412 del Labour. Ancora più a destra c’è Nigel Farage, che ha ottenuto 4 clamorosi milioni di voti e, grazie al sistema elettorale uninominale secco, soltanto 4 seggi, incluso quello del re brexiter dopo 7 flop a Westminster. “Ma finiremo i tories e poi andremo a mangiarci anche il Labour!”, minaccia Farage, mentre il suo comizio a Londra viene interrotto più volte da contestatori. Paradossalmente, se Starmer ha vinto con una maggioranza mostruosa in quello che sarà il Parlamento di Westminster più diverso della Storia britannica, deve dire grazie proprio a Farage che ha rubato una marea di voti tattici ai tories.

Lo Starmergeddon

Ma è stato comunque uno “Starmergeddon”, e ora il nuovo premier vuole dare una scossa immediata al primo esecutivo laburista dopo 16 anni. Nel pomeriggio, Starmer si sente con il presidente americano Biden e inaugura la special relationship, che la prossima settimana sarà suggellata dal vertice Nato e poi da quello della European Political Community in casa, a Blenheim Palace. Poi sente il premier irlandese, come da prassi.Ma ecco la sorpresa: come terza leader, la prima degli “altri” persino del presidente ucraino Zelensky, Starmer telefona a Giorgia Meloni. Con la quale “si congratula per il G7 e insieme non vediamo di collaborare con l’Italia su migranti e Ucraina”. Segno di grande importanza e di continuità con l’asse speciale UK-Italia già costruito da Sunak con la premier italiana.

Il primo ministro è impaziente, vuole imprimere il cambiamento nei primi 100 giorni e in questo contesto rientra anche l’immediato soffocamento dalla legge Sunak per la deportazione dei migranti in Ruanda, come Starmer aveva peraltro annunciato più volte in campagna elettorale. Secondo il Telegraph sarebbe “già morta”, per sostituirla, in sinergia con gli alleati, con una dura caccia alle bande di trafficanti di uomini. E poi c’è da aumentare le tasse alle scuole private, stabilizzare l’economia, riallacciare i rapporti con l’Europa, appunto.

Nel suo Day 1, Starmer conferma a ministri tutte le sue nomine “ombra”: la sua inarrestabile vicepremier Angela Rayner, la “Lady di Ferro” Rachel Reeves prima donna Cancelliera dello Scacchiere (ministro delle Finanze), un’altra figura di peso come Yvette Cooper all’Interno - sono 11 donne in tutto, record di sempre - e David Lammy agli Esteri. Il giovane ministro discendente di schiavi della Guyana ha un curriculum perfetto (inclusa una fraterna amicizia con Barack Obama) se non fosse che in passato su Twitter ha chiamato il vendicativo Donald Trump “razzista, xenofobo, impresentabile, da Ku Klux Klan”, il che turba Starmer e la sua ideale Special Relationship. Ma a questo ci si penserà dopo.

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