Esteri

Francia al voto, Mèlenchon o Le Pen? La grande paura degli ebrei di Marais. Ma c'è chi dice: “Non sono la stessa cosa”

Lorenzo Leschi del Collectif Golem
Lorenzo Leschi del Collectif Golem 
La comunità si è spaccata sulla scelta impossibile tra i negazionisti dell’Rn e gli antisemiti di France Insoumise
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PARIGI - “For Future”: l’insegna rosa ispira fiducia, la boutique nel cuore del Marais è già affollata alle undici di mattina. E un’affabile commessa di nome Alexia ci spiega che il nome non ha a che fare col passato tragico di questo luogo, “si chiama così perché i nostri tessuti sono tutti ecologici”, si stringe nelle spalle.

Per decenni, a quell’angolo tra rue de Rosiers e rue Ferdinand Duval, il ristorante kosher di Jo Goldenberg era affollato di amanti della cucina ashkenazita. Finché il 9 agosto del 1982 un commando di terroristi palestinesi di Abu Nidal fece irruzione nel locale, sparò all’impazzata con le mitragliatrici e lanciò una granata in mezzo a i tavoli. Il bilancio fu di sei morti e ventidue feriti. Anni dopo, il proprietario del ristorante, Jo Goldenberg, figlio di deportati ad Auschwitz, fu tra i primi a rompere il tabù.

Il terrorismo islamico

Nel 2002 rivelò che aveva votato per Jean-Marie Le Pen. “Rappresenta la difesa della Francia”, dichiarò. Per gli ebrei fu uno shock: Jean-Marie, padre di Marine, era un conclamato negazionista, condannato a più riprese per le sue tirate antisemite. Ma già allora nella comunità francese, la più grande d’Europa, cominciava a farsi largo una paura più attanagliante di quella degli eccessi dell’estrema destra: quella della violenza islamista.

La paurosa scia di sangue lasciata anche di recente dal terrorismo jihadista, che qui ha colpito più che in qualsiasi altro Paese europeo, ha continuato ad alimentare quell’angoscia. E a metà giugno, una figura leggendaria come Serge Klarsfeld, l’infaticabile cacciatore di nazisti che contribuì come pochi a costruire la memoria della Shoah e inchiodò alla sbarra il “boia di Lione” Klaus Barbie, ha scosso la comunità con un annuncio altrettanto destabilizzante. “Tra un partito antisemita e un partito filo ebraico, io voto per quello filo ebraico”.

La svolta a destra

Nella Francia della scelta obbligata tra il Rassemblement national, il partito di Macron e un Nuovo Fronte Popolare avvelenato dell’antisemitismo di Jean-Luc Mélenchon, Klarsfeld ha scelto il primo. Ed è una scelta che ha molto a che fare con il pogrom più tragico dell’epoca recente: il massacro del 7 ottobre in Israele. Il 12 novembre, alla “Grande marcia civile” parigina in ricordo delle vittime dell’attacco terroristico di Hamas, Marine Le Pen sfilò con i suoi deputati. Macron e l’intera France Insoumise di Melenchon se ne tennero lontani. Ai microfoni di Radio1, Klarsfeld dichiarò che quello di Le Pen era diventato “un partito frequentabile». Nel 2023 gli atti di antisemitismo in Francia sono schizzati a quota 1.676 contro i 436 dell’anno precedente, secondo un rapporto delle comunità ebraiche Crif. E dopo il 7 ottobre le aggressioni sono letteralmente «esplose».

Al Marais, di sabato, molti negozi restano chiusi per lo shabbat. In queste viuzze dove gli ebrei trovarono casa sin dal tredicesimo secolo, da cui furono cacciati più volte per ritornare sempre, dove Balzac visse dieci anni e che ispirò infiniti personaggi della sua Comédie humaine, i poliziotti presidiano notte e giorno la sinagoga di Rue Pavée. A pochi metri da lì, Hanna siede alla cassa del popolare ristorante che porta il suo nome. Per lei l’elezione di oggi impone una scelta difficile. “Non voterò né a destra, né a sinistra”, ci rivela. “Ho votato Macron, ma anche lui ha abbandonato Israele”.

Emmanuel Macron prova un fez

Emmanuel Macron prova un fez

 

Tra peste e colera

Molti la pensano come Liberation, che ieri ha parlato della scelta “disfattista e puerile” di Macron. Ma la comunità ebraica si sente particolarmente tradita dal capo dell’Eliseo, stretta tra un’estrema destra e un’estrema sinistra ostili. Il rabbino di Lione, Daniel Dahan,ha sintetizzato un sentimento diffuso definendo il voto di oggi “la scelta tra peste e colera”.

In un bar di Place de Clichy incontriamo Lorenzo Leschi, animatore di “Collectif Golem”, che ha trascorso la breve campagna elettorale a distribuire volantini invitando a votare “tutto ad eccezione di Le Pen”. È chiaro, ammette,"che il caso Klarsfeld ci ha colpiti. Ed è drammatico che una parte della nostra comunità preferisca votare per Rn che per la sinistra. Marine Le Pen ha fatto della svolta pro-Israele, che in realtà è una svolta pro-Netanyahu, uno dei perni della sua de-diabolizzazione. Ma è un’operazione cosmetica”.

Lorenzo Leschi del Collectif Golem
Lorenzo Leschi del Collectif Golem 

Il Rn continua a candidare esponenti xenofobi e antisemiti, ricorda Leschi, e a “umiliare, nel programma, tutte le minoranze”. Il partito di Le Pen “alimenta narrazioni complottiste contro i Rothschild, Soros e presunte forze oscure che controllerebbero tutto e cospirerebbero contro l’identità francese, accelerando la decadenza dell’Occidente”.

Insomma, per Leschi “non si può mettere tutto sullo stesso piano, anche perché Mélenchon non rappresenta tutto il Nuovo fronte popolare”, il cartello che unisce la sinistra moderata di Raphael Glucksman, quella ecologica e la France Insoumise del tribuno di sinistra. Che però alimenta anche lui complottismi antisemiti e non ha mai definito Hamas un’organizzazione terroristica ma un “movimento di resistenza”.

Leschi annuisce: “In sintesi, Le Pen sfrutta gli ebrei per colpire i musulmani. E Mélenchon sfrutta i musulmani per colpire gli ebrei". Una trappola senza via d’uscita.

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