Dopo Kiev e Mosca Orbán va a Pechino: “Putin sa come vincere la guerra”
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - “Aveva già fatto infuriare la settimana scorsa i partner Ue andando a Mosca da Vladimir Putin. Lo ha rifatto ora, volando, anche questa volta a sorpresa, a Pechino. “Missione di pace 3.0”: con questo messaggio su X, Viktor Orbán è andato a tessere le lodi della posizione cinese sul conflitto in Ucraina.
«La Cina è una potenza chiave nel creare le condizioni per la pace»: questo, spiega, era il motivo per cui ha incontrato Xi Jinping. «Apprezziamo molto la sua iniziativa». Il leader ungherese dice di voler mediare una pace, che però al momento non c’è. Appare propaganda, vorrebbe dire negoziare una pace putiniana: e difatti è il Cremlino a lodare la sua visita-lampo in terra cinese.
Cessate il fuoco immediato e negoziati. In un’intervista alla Bil…
PECHINO - “Aveva già fatto infuriare la settimana scorsa i partner Ue andando a Mosca da Vladimir Putin. Lo ha rifatto ora, volando, anche questa volta a sorpresa, a Pechino. “Missione di pace 3.0”: con questo messaggio su X, Viktor Orbán è andato a tessere le lodi della posizione cinese sul conflitto in Ucraina.
«La Cina è una potenza chiave nel creare le condizioni per la pace»: questo, spiega, era il motivo per cui ha incontrato Xi Jinping. «Apprezziamo molto la sua iniziativa». Il leader ungherese dice di voler mediare una pace, che però al momento non c’è. Appare propaganda, vorrebbe dire negoziare una pace putiniana: e difatti è il Cremlino a lodare la sua visita-lampo in terra cinese.
Cessate il fuoco immediato e negoziati. In un’intervista alla Bild il leader magiaro insiste sul fatto che l’Ucraina non potrà mai sconfiggere la Russia: «Putin ha un’idea molto chiara di cosa succederà e di come la Russia vincerà. E questo vale anche per Zelensky. Non c’è soluzione a questo conflitto in prima linea. Mi dispiace doverlo dire, ma anche l’Europa ha una politica di guerra. Dovrebbe svincolarsi dagli Usa e condurre una politica autonoma», musica per le orecchie dell’amico Xi.
Questione ucraina uno dei punti - non l’unico - dell’incontro-lampo (Orbán è ripartito subito per Washington per partecipare al summit Nato). “Non parla a nome dell’Europa”, tuona il vice Cancelliere tedesco Robert Habeck e lo stesso dice il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares.
Dallo scorso primo luglio l’Ungheria ha la presidenza di turno dell’Ue, ma il blocco dei 27 non ha dato al leader di Budapest nessun mandato negoziale sul conflitto in corso visto che Orbán si è posizionato come la voce più filo-russa all'interno dell'alleanza occidentale, e l’Ungheria, membro della Nato, ha cercato di bloccare e ritardare diversi sforzi europei per andare in soccorso a Kiev e lo stesso ha fatto mettendosi di traverso in varie decisioni dell'Ue critiche nei confronti della Cina. Insomma, Orbán è il leader europeo che a Putin e Xi piace di più.
Da tempo Orbán sostiene la necessità di un cessate il fuoco, ma senza delineare cosa ciò possa significare per l’integrità territoriale o per la sicurezza futura dell’Ucraina. Posizioni viste come una capitolazione ucraina alle richieste russe. Lo stesso Xi finora è rimasto molto sul vago. A maggio, assieme al Brasile, ha proposto una conferenza di pace «al momento opportuno» chiedendo la partecipazione paritaria di Ucraina e Russia. Non ha mai convinto del tutto né Kiev né l’Europa né gli Usa, visto che Pechino mantiene forti legami con Putin.
Una visita, quella di Orbán, (ripartito subito per Washington per il summit Nato che affronterà il tema dell’ulteriore sostegno all’Ucraina) che non cambia di molto le prospettive sulla situazione del conflitto ma che arriva dopo quella a Kiev e soprattutto quella al Cremlino (con Orbán sospettato di portare messaggi dell’amico Donald Trump, anche nell’intervista alla Bild ha detto di avere «fiducia» in lui, «uomo d’affari» e «di pace»), e che sta seminando serie preoccupazioni in Europa «sul mandato che si è auto-attribuito nelle cosiddette missioni di pace», spiegano fonti europee. Per questo domani alla riunione dei Rappresentanti Permanenti dei 27, all’ambasciatore ungherese «saranno chiesti chiarimenti» sul ruolo di Budapest nella presidenza di turno dell’Ue, iniziata lo scorso primo luglio: verranno messi in discussione i limiti dell’iniziativa del leader ungherese. Da Washington arriva la reazione del portavoce del consiglio della sicurezza nazionale John Kirby: la visita di Orbán in Cina “non è costruttiva” negli sforzi per raggiungere una “pace giusta” in Ucraina.
Il blocco dei 27 non ha dato a Orbán nessun «mandato per rappresentare l’Ue», dice il portavoce della Commissione. Il fatto che esprima il posizionamento più filo-russo (e filo-cinese) all’interno dell’alleanza occidentale è un’aggravante. E la tensione sarà ancora più alta quando ci si avvicinerà al Consiglio Affari Esteri, visto che la questione degli aiuti militari all’Ucraina è ancora bloccata da Budapest.
Sulla guerra niente di nuovo, intanto, da parte di Pechino. Xi ripete il copione seguito fin qui. «La comunità internazionale dovrebbe creare le condizioni e fornire assistenza a entrambe le parti per riprendere il dialogo. Solo quando tutti i principali Paesi eserciteranno un’energia positiva, anziché negativa, potrà esserci un cessate il fuoco. Cina e Ungheria sono in linea tra loro».
Non solo la guerra era in agenda tra i due. Ma pure affari e visioni strategiche. «Entrambe le parti dovrebbero mantenere scambi di alto livello, approfondire la fiducia politica reciproca, condurre una stretta cooperazione strategica, continuare a sostenersi a vicenda», dice Xi. Due mesi fa fu Xi ad andare in Ungheria. A maggio le relazioni bilaterali erano state elevate a «partenariato strategico globale». Xi aveva lodato «l’indipendenza» della politica estera di Orbán.
Il leader cinese sa infatti che può cercare di sfruttare la presidenza di turno di Budapest per riallacciare i rapporti con l’Europa (o con una parte di essa), viste le ultime tensioni commerciali. Numerose aziende cinesi sono entrate in Ungheria. La Catl (batterie per i veicoli elettrici), si è impegnata a costruire uno stabilimento da 7,6 miliardi di dollari. Great Wall Motor e Byd apriranno presto i loro. Gli investimenti diretti esteri accumulati dalle imprese cinesi in Ungheria potrebbero raggiungere i 30 miliardi di euro entro l’anno.