✕

Regno Unito, il flop delle espulsioni di migranti in Ruanda è costato 300 milioni: “Ma niente rimborso a Londra”

Nessun “illegale” è stato deportato in Africa. Il nuovo primo ministro Keir Starmer, dopo aver cestinato la legge del governo conservatore, proverà a farsi ridare parte dei soldi già pagati. Ma Kigali replica: “Non è previsto dall’accordo”
2 minuti di lettura

LONDRA - Il flop della deportazione dei migranti in Ruanda ora è completo. Il nuovo primo ministro Sir Keir Starmer ha praticamente ucciso la legge voluta prima da Boris Johnson e poi da Rishi Sunak per espellere richiedenti asilo e migranti arrivati irregolarmente su barconi della Manica. Un provvedimento definito “morto e sepolto”. Ma dei 270 milioni di sterline (oltre 300 milioni di euro) già regalati da Londra al Paese africano, molto probabilmente il Regno Unito non rivedrà un soldo. Nonostante non sia stato spedito in Ruanda neanche un migrante giunto in Inghilterra, a parte quattro che nei mesi scorsi hanno accettato volontariamente di essere trasferiti in Africa dietro un compenso di circa 3500 sterline a testa.

A far intendere questo scenario è stato prima il vice portavoce del governo ruandese Alain Mukuralinda, che alla televisione di stato ha detto: "L'accordo che abbiamo firmato non prevedeva la restituzione del denaro. Che questo sia chiaro, il rimborso dei soldi non è …

LONDRA - Il flop della deportazione dei migranti in Ruanda ora è completo. Il nuovo primo ministro Sir Keir Starmer ha praticamente ucciso la legge voluta prima da Boris Johnson e poi da Rishi Sunak per espellere richiedenti asilo e migranti arrivati irregolarmente su barconi della Manica. Un provvedimento definito “morto e sepolto”. Ma dei 270 milioni di sterline (oltre 300 milioni di euro) già regalati da Londra al Paese africano, molto probabilmente il Regno Unito non rivedrà un soldo. Nonostante non sia stato spedito in Ruanda neanche un migrante giunto in Inghilterra, a parte quattro che nei mesi scorsi hanno accettato volontariamente di essere trasferiti in Africa dietro un compenso di circa 3500 sterline a testa.

A far intendere questo scenario è stato prima il vice portavoce del governo ruandese Alain Mukuralinda, che alla televisione di stato ha detto: "L'accordo che abbiamo firmato non prevedeva la restituzione del denaro. Che questo sia chiaro, il rimborso dei soldi non è mai stato parte dell'accordo". Doris Uwicyeza Picard, massima consigliera del ministero della Giustizia ruandese, ha aggiunto: “È un problema del Regno Unito, non nostro. Noi come Ruanda abbiamo rispettato tutte le clausole e le condizioni dell’intesa. È Londra che ha rotto unilateralmente il patto. Rimarremo in contatto con i britannici ma non c’è un obbligo di rimborso e sinora non ci è arrivata nemmeno una richiesta ufficiale”.

È l’umiliante pietra tombale su un accordo approvato qualche mese fa da Sunak dopo un verdetto negativo da parte della Corte Suprema e nonostante una valanga di critiche e proteste. Secondo l’intesa, Londra avrebbe potuto spedire migliaia di “illegali” a Kigali in cambio di centinaia di milioni di euro. Per quello che sarebbe stato un biglietto di sola andata per migranti e rifugiati anche se avessero poi ottenuto diritto di asilo in Ruanda. E che, secondo i governi conservatori, avrebbe rappresentato un deterrente per i trafficanti di esseri umani e le loro vittime.

Invece, Starmer ha affondato questa legge, come aveva ripetutamente promesso in campagna elettorale. Secondo il nuovo primo ministro, si tratta di un provvedimento inutile, disumano e dispendioso, che non fermerà i migranti. Starmer invece punta a “distruggere le bande di trafficanti di uomini, in collaborazione con l’Europa, così come ho fatto con i gruppi terroristici da procuratore generale della Corona”.

Il Labour, ora al governo dopo la vittoria alle elezioni del 4 luglio, sta studiando l’accordo e cercando di capire se riuscirà a recuperare almeno qualche milione. La ministra dell’Interno Yvette Cooper ha chiesto una spending review entro la fine di luglio. Il presidente ruandese Paul Kagame mesi fa aveva accennato alla possibilità di un rimborso parziale, in caso di uscita dei britannici dall’accordo. Ma sinora sono rimaste solo parole al vento. Almeno, il Regno Unito risparmierà, senza pagare causali, di versare a Kigali altri 100 milioni per il 2025 e il 2026. Con nulla in cambio.

Leggi i commenti