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Piketty: “Tasse sui patrimoni e via le ingiustizie sulle pensioni. In Francia la ricetta della sinistra funzionerà”

(reuters)
Intervista all’economista e docente. “Sciogliere l’Assemblea è stata l’idea più stupida che Macron abbia mai avuto. Ora dobbiamo farci i conti”
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PARIGI — I mercati, saggiamente, stanno aspettando di capire quale sarà la composizione del nuovo governo per reagire al secondo turno delle legislative francesi, che ha scongiurato l’arrivo al potere di Le Pen. La confindustria francese Medef, invece, ha ricominciato a lanciare allarmi sul programma economico del vincitore delle elezioni, il Nuovo fronte popolare (Nfp). Che promette, tra le altre cose, l’aumento del salario minimo a 1.600 euro, tasse sui patrimoni dei ricchi e la cancellazione della riforma delle pensioni fortemente voluta da Macron. Ieri Patrick Martin, leader degli industriali, ha messo addirittura in guardia dalle conseguenze “fatali” del piano economico della coalizione delle sinistre.

Thomas Piketty 

Il grande economista Thomas Piketty, che insegna all’École des hautes études en sciences sociales, è tra i maggiori esperti di diseguaglianze e dei rischi che corrono le s…

PARIGI — I mercati, saggiamente, stanno aspettando di capire quale sarà la composizione del nuovo governo per reagire al secondo turno delle legislative francesi, che ha scongiurato l’arrivo al potere di Le Pen. La confindustria francese Medef, invece, ha ricominciato a lanciare allarmi sul programma economico del vincitore delle elezioni, il Nuovo fronte popolare (Nfp). Che promette, tra le altre cose, l’aumento del salario minimo a 1.600 euro, tasse sui patrimoni dei ricchi e la cancellazione della riforma delle pensioni fortemente voluta da Macron. Ieri Patrick Martin, leader degli industriali, ha messo addirittura in guardia dalle conseguenze “fatali” del piano economico della coalizione delle sinistre.

Thomas Piketty 

Il grande economista Thomas Piketty, che insegna all’École des hautes études en sciences sociales, è tra i maggiori esperti di diseguaglianze e dei rischi che corrono le società imperniate sui rendimenti da capitale. In passato aveva già sostenuto il presidente socialista François Hollande; nelle ultime settimane ha espresso il suo supporto al “campo largo” alla francese. E di recente ha ricordato che i 500 patrimoni più grandi della Francia valgono 1.200 miliardi di euro contro i 200 miliardi di 10 anni fa. In quest’intervista sfata qualche luogo comune sul programma del Nfp.

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Professore, il Nouveau Front Populaire ha vinto le elezioni scommettendo su un programma economico che promette di sfidare le disuguaglianze. Anche se la campagna elettorale sembra dominata da altri temi come l’immigrazione. Perché ha funzionato? E cosa crede che sia più urgente per risolvere i bisogni sociali dei francesi?

«I francesi si preoccupano principalmente delle difficoltà di accesso ai servizi pubblici, agli ospedali, alle università, agli alloggi, ai trasporti, ecc. In questo senso, ha ragione: se si fossero preoccupati soprattutto dell’immigrazione, avrebbero dato la maggioranza dei seggi alla destra nazionalista di Marine Le Pen».

Molti temono che il costo del programma del Nfp possa far esplodere la spesa pubblica e costituire una minaccia per la stabilità finanziaria e per i conti pubblici. Non un dettaglio per un Paese su cui la Commissione Ue ha aperto una procedura d’infrazione per disavanzo eccessivo. Come risponde a questi timori?

«Nel lungo termine, occorre investire nel capitale umano o anche nell’istruzione, nella ricerca, nella sanità: è la strategia giusta per aumentare la produttività e produrre una prosperità economica che sia sostenibile. Ovviamente capisco che ai miliardari e alle multinazionali non piaccia pagare più tasse (che è un’altra delle promesse delle sinistre, ndr). Ma alla lunga, investire nei settori suggeriti dal Nouveau Front Popolare è nell’interesse del Paese».

L’annullamento della riforma delle pensioni è sostenibile?

«In Francia bisogna arrivare a 42 anni di contributi per ottenere una pensione piena. E dunque, se un giovane si laurea e comincia a lavorare a 23 o 24 anni, non avrà diritto ad accedere alla pensione che gli spetta in base a contributi prima dei 65 o 66 anni. Questo era lo status quo prima delle pensioni. E il programma del Nfp non l’ha mai messo in dubbio. Ciò che la riforma di Macron ha cambiato, invece, è che alle persone che hanno iniziato a lavorare presto, ad esempio a 20 anni, viene chiesto ora di aspettare fino a 64 anni per godere della pensione piena. Il che significa che deve accumulare 44 anni di contributi, e nonostante abbia in media una aspettativa di vita minore, rispetto ai laureati. Ciò è ingiusto e dovrebbe essere cancellato».

L’inflazione è stata un tema della campagna elettorale del Nfp, ma anche del Rassemblement national. Come si può difendere il potere d’acquisto dei francesi?

«Nel breve periodo, aiuterebbe aumentare i salari più bassi e bloccare i prezzi. Ed è quello che vuole fare il Nfp. Nel lungo termine, investire nel capitale umano e aumentare la produttività».

Qual è la lezione che trae da queste elezioni? La “scommessa” di Emmanuel Macron di sciogliere le Camere è stata una buona idea?

«È stata l’idea più stupida che abbia mai avuto. Ora dobbiamo farci i conti, e la sinistra deve prepararsi meglio per vincere le future elezioni - probabilmente tra circa un anno - cercando di conquistare una maggioranza molto più ampia».

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