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Nato, prevista una reazione collettiva alla Russia anche in caso di attacchi ibridi

(reuters)
L'Alleanza potrebbe invocare l'articolo 5 anche in caso di minacce informatiche, incendi, infiltrazioni nei partiti e sabotaggi delle comunicazioni
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WASHINGTON - «Un attacco armato» contro uno degli alleati della Nato ormai non può più essere escluso. Le minacce cosiddette “ibride” ne sono la dimostrazione. E l’Organizzazione deve essere pronta a rispondere anche attivando l’articolo 5 del Trattato. Quello che impone la difesa collettiva. Al summit di Washington la paura di un salto indietro alla “guerra fredda” è ormai esplicita. Il timore che tutto possa precipitare verso un vero e proprio conflitto non era mai stato così concreto negli ultimi venti anni.

I 32 leader che fanno parte del Patto lo mettono nero su bianco in un passaggio della Dichiarazione finale. «Gli attori statali e non statali – si legge - stanno usando azioni ibride sempre più aggressive contro gli alleati. …

WASHINGTON - «Un attacco armato» contro uno degli alleati della Nato ormai non può più essere escluso. Le minacce cosiddette “ibride” ne sono la dimostrazione. E l’Organizzazione deve essere pronta a rispondere anche attivando l’articolo 5 del Trattato. Quello che impone la difesa collettiva. Al summit di Washington la paura di un salto indietro alla “guerra fredda” è ormai esplicita. Il timore che tutto possa precipitare verso un vero e proprio conflitto non era mai stato così concreto negli ultimi venti anni.

I 32 leader che fanno parte del Patto lo mettono nero su bianco in un passaggio della Dichiarazione finale. «Gli attori statali e non statali – si legge - stanno usando azioni ibride sempre più aggressive contro gli alleati. Continueremo a prepararci, scoraggiare, difenderci e contrastare le minacce e le sfide ibride. Ribadiamo che le operazioni ibride contro gli alleati potrebbero raggiungere il livello di un attacco armato e potrebbero indurre il Consiglio Nord Atlantico a invocare l’articolo 5 del Trattato di Washington». A cosa si fa riferimento? Agli attacchi informatici, agli incendi nei negozi Ikea, alle infiltrazioni nei partiti politici, al sabotaggio delle comunicazioni, anche a quelle che riguardano il controllo del traffico aereo come è accaduto di recente perfino per i velivoli che trasportavano autorità europee e americane. È un’area grigia su cui la Nato non si era mai impegnata e che sta diventando il cuore del conflitto con Russia e Cina.

(afp)

Soprattutto sta salendo così tanto la tensione che gli analisti occidentali non escludono più il precipizio di una guerra tradizionale. La risposta allora si fonda sulla necessità di coordinare la difesa “tecnologica” come quella militare. Considerando che il campo di battaglia si sta sempre più allargando: dagli impianti sottomarini e all’uso militare dello spazio. «La Russia – è una delle accuse mosse nel documento - ha intensificato le sue azioni ibride aggressive contro gli alleati, anche attraverso delegati, in una campagna in tutta l’area euro-atlantica. Questi includono sabotaggio, atti di violenza, provocazioni alle frontiere alleate, strumentalizzazione della migrazione irregolare, attività informatiche dannose, interferenze elettroniche, campagne di disinformazione e influenza politica maligna, nonché coercizione economica».

È insomma la nuova frontiera bellica. E infatti gli alleati ribadiscono che «la deterrenza nucleare è la pietra angolare della sicurezza dell’Alleanza. Lo scopo fondamentale della capacità nucleare della Nato è quello di preservare la pace, prevenire la coercizione e scoraggiare l’aggressione. Finché esisteranno le armi nucleari, la Nato rimarrà un’alleanza nucleare». E per lo stesso motivo «ci opponiamo a qualsiasi collocazione di armi nucleari in orbita attorno alla Terra, che minaccerebbe gravemente la sicurezza globale».

Il nemico, dunque, è invisibile e digitale. Ma non meno pericoloso. Al punto che si mette in campo il famoso articolo 5 del Trattato che impone l’aiuto reciproco in caso di attacco. Prima si trattava solo di difesa militare adesso anche tecnologica, informatico e comunicativa.

Infine un ultimo messaggio lanciato verso Mosca e all’indirizzo delle estemporanee iniziative dell’ungherese Orbán: «Non riconosceremo mai le annessioni illegali da parte della Russia del territorio ucraino, compresa la Crimea». Un modo per dire che la pace si costruisce solo con il ritiro dell’esercito russo.

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