Francia, Braun-Pivet: “Nessuno pressi Macron, per un governo in Francia c’è tempo”
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI — «Prendiamoci il tempo necessario per trovare una coalizione più larga possibile», dice Yaël Braun-Pivet, già presidente dell’Assemblée Nationale negli ultimi due anni e ricandidata dal blocco centrale allo scranno più alto del Palais Bourbon. Fedele macronista, nonostante fosse contraria alla dissoluzione, Braun-Pivet sposa l’idea – lanciata dal presidente del Senato – di lasciare decantare le tensioni post-elettorali, scavallare agosto, e arrivare a settembre per formare un esecutivo di larghe intese che vada dai deputati della destra gollista fino ai socialdemocratici, ma senza la France Insoumise. Emmanuel Macron potrebbe accettare già martedì le dimissioni di Gabriel Attal per fare passare l’esecutivo in affari correnti, permettendo così al premier e ai ministri di conservare il loro seggio nel nuovo parlamento e di non poter essere sfiduciati. Un governo balneare per quanto tempo? «Le istituzioni francesi sono forti, non c’è fretta», risponde Braun-Pivet.
PARIGI — «Prendiamoci il tempo necessario per trovare una coalizione più larga possibile», dice Yaël Braun-Pivet, già presidente dell’Assemblée Nationale negli ultimi due anni e ricandidata dal blocco centrale allo scranno più alto del Palais Bourbon. Fedele macronista, nonostante fosse contraria alla dissoluzione, Braun-Pivet sposa l’idea – lanciata dal presidente del Senato – di lasciare decantare le tensioni post-elettorali, scavallare agosto, e arrivare a settembre per formare un esecutivo di larghe intese che vada dai deputati della destra gollista fino ai socialdemocratici, ma senza la France Insoumise. Emmanuel Macron potrebbe accettare già martedì le dimissioni di Gabriel Attal per fare passare l’esecutivo in affari correnti, permettendo così al premier e ai ministri di conservare il loro seggio nel nuovo parlamento e di non poter essere sfiduciati. Un governo balneare per quanto tempo? «Le istituzioni francesi sono forti, non c’è fretta», risponde Braun-Pivet.
È stallo dopo le elezioni?
«Non credo che la situazione sia bloccata. Anche in altri Paesi, dove c’è una maggiore pratica delle coalizioni, possono volerci settimane, a volte mesi. È vero però che in Francia soffriamo della nostra cultura istituzionale che polarizza la vita politica. I francesi hanno scelto di eleggere deputati che formano tre gruppi, non di uguali dimensioni, ma tutti molto lontani dalla maggioranza assoluta necessaria e consueta. Quindi siamo di fronte a una situazione inedita. Dovremo inventare qualcosa di nuovo».
Il Nuovo Fronte Popolare è comunque arrivato in testa.
«Il blocco di sinistra non predomina. Al centro abbiamo ancora un gruppo di 150 deputati. E poi ci sono i Républicains, con circa 50 seggi. Anche se non abbiamo fatto un’unione con loro prima delle elezioni, molti di noi, me compresa, sono stati sostenuti durante la campagna dai Républicains. Il secondo punto è che questo blocco di sinistra non vuole alcun allargamento e non vuole modificare il suo programma. Ma è impossibile governare con 186 seggi in un’Assemblea di 577, senza cercare partner né fare compromessi».
La France Insoumise dovrebbe essere esclusa da questa grande coalizione?
«Molti esponenti politici del blocco centrale hanno sottolineato di non voler lavorare con la France Insoumise. Io sono stata più sfumata, ho fatto una distinzione tra i diversi deputati di Lfi. Ma continua a essere visto come un partito troppo radicale, che non è rispettoso né del popolo francese né delle istituzioni».
Da quando è diventata presidente dell’Assemblée Nationale ha subito molti attacchi antisemiti. Perché vuole ricandidarsi?
«Purtroppo gli attacchi antisemiti non sono iniziati due anni fa, e non sono finiti il giorno dello scioglimento dell’Assemblea. In campagna elettorale diverse persone mi hanno raccontato i loro timori per l’unità del Paese. Molti mi hanno detto: “Contiamo su di te”. Le minacce e gli insulti non sono nulla rispetto alla posta in gioco».
Alcuni Insoumis chiedono una marcia su Matignon, sede dell’esecutivo. I sindacati e varie associazioni di sinistra lanciano appelli a manifestare. C’è una tensione che monta nel Paese?
«Non ho mai visto una campagna elettorale con tanta aggressività. È per questo che dobbiamo fare le cose con calma e in modo ordinato. La settimana prossima ci sarà l’organizzazione della nuova Assemblea nazionale. Dopodiché prendiamoci il tempo necessario per mettere insieme un governo che rifletta le diverse tendenze politiche dell’arco repubblicano. Solo così ci sarà una pacificazione nel Paese. L’invito a marciare su Matignon è pericoloso».
E se la sinistra propone un suo nome per fare il premier?
«Come lo scioglimento dell’Assemblea, la nomina del primo ministro è una prerogativa esclusivamente presidenziale. Quindi è sbagliato tentare una prova di forza per imporre la nomina e la tempistica. Il Presidente ha il diritto di esercitare appieno i suoi poteri e garantire che il governo nominato abbia una durata sufficiente. Non ha senso nominare un esecutivo che durerà solo pochi giorni. Il Presidente, garante delle istituzioni e della tutela del popolo francese, non deve favorire l’instabilità».
Lena – Leading European Newspaper Alliance, è l’alleanza di otto giornali europei di cui “Repubblica” fa parte insieme a “Die Welt”, “El País”, “Gazeta Wyborcza”, “Le Figaro”, “Le Soir”, “Tribune de Genève” e “Tages-Anzeiger”