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Attentato a Trump, Qanon vs. Bluanon: negli Usa è guerra tra complottisti di segno opposto

L’analisi. I primi fanno parte di una rete di complottisti che, dal Covid alla rivolta del 6 gennaio 2021, domina la destra Usa; i secondi rappresentano la sinistra populista. Per entrambi dietro agli spari di Butler ci sarabbe un’altra verità
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MILWAUKEE — La setta QAnon si dice certa che a sparare a Donald Trump sia stato «un terrorista antifascista», in combutta con lo spionaggio israeliano Mossad. Il movimento BLUEanon ribatte che l’attentato è una farsa, organizzata per fare di Trump un eroe, «non vedete che si tuffa prima degli spari?». La colpa è del Servizio Segreto, del Deep State, potere occulto che domina l’America, del presidente Joe Biden, mandante morale secondo il senatore J.D. Vance e il deputato Mike Collins nelle chat Reddit di destra. Nella sinistra estrema, canali Telegram e Whatsapp, o sul social Threads, il rivale di X, si ribatte che «il prossimo cecchino deve andare a lezione di tiro», «quel sangue a strisce? è cerone di Hollywood», «perché non citano l’ospedale che ha curato Trump? perché è false flag, manovra diversiva di Trump».

Mai nella storia, secondo una ricerca del Luiss Datalab con l’Italian Digital Media Observatory Ue, un singolo evento ha scatenato tali masse di disinformazione, capaci…

MILWAUKEE — La setta QAnon si dice certa che a sparare a Donald Trump sia stato «un terrorista antifascista», in combutta con lo spionaggio israeliano Mossad. Il movimento BLUEanon ribatte che l’attentato è una farsa, organizzata per fare di Trump un eroe, «non vedete che si tuffa prima degli spari?». La colpa è del Servizio Segreto, del Deep State, potere occulto che domina l’America, del presidente Joe Biden, mandante morale secondo il senatore J.D. Vance e il deputato Mike Collins nelle chat Reddit di destra. Nella sinistra estrema, canali Telegram e Whatsapp, o sul social Threads, il rivale di X, si ribatte che «il prossimo cecchino deve andare a lezione di tiro», «quel sangue a strisce? è cerone di Hollywood», «perché non citano l’ospedale che ha curato Trump? perché è false flag, manovra diversiva di Trump».

Mai nella storia, secondo una ricerca del Luiss Datalab con l’Italian Digital Media Observatory Ue, un singolo evento ha scatenato tali masse di disinformazione, capaci di rivaleggiare, per mole e penetrazione online, con le fonti tradizionali. QAnon è la rete dei complottisti che, dal Covid alla rivolta del 6 gennaio 2021, domina la destra Usa, BLUEanon è il nomignolo affibbiato alla sinistra populista: insieme QAnon e BLUEanon insufflano la dimensione parallela che pesa quanto la realtà sulle elezioni Usa, grazie ai social media.

TikTok è il nuovo forum dell’odio, con @theoldermillenial.1, forte di 1,2 milioni di followers, a intimare «i processi in tribunale non funzionano contro Trump? La sinistra cambia strada» e spara. Su X Elon Musk depreca i buchi nella sicurezza del Secret Service e gli anonimi plaudono: secondo Shadow of Ezra «il Deep State vuol assassinare Trump in diretta», post diffuso un milione di volte, «è il prezzo per aver combattuto le sataniche élite dei pedofili», giudizio condiviso da 2,5 milioni di utenti. BLUEanon reagisce «un cecchino apre il fuoco, portano via Trump, lui ferma la scorta per arringare la piazza e il Secret Service gli obbedisce? Vien da ridere».

La polarizzazione politica e culturale fonda due comunità in guerra civile virtuale spiega il saggista Mike Rothschild: «QAnon è manichea, Bene contro Male, e la sua filosofia contagia il movimento anti-Trump, persuaso di combattere contro l’Apocalisse. Così fonti liberal ritengono possibile che i repubblicani abbiano fabbricato il falso attentato».

Al centro del trend il consulente democratico Dmitri Mehlhorn, collaboratore di Reid Hoffman, fondatore di LinkedIn e finanziatore di Biden, che invita «a considerare la possibilità che la “sparatoria” sia incoraggiata e forse organizzata da Trump, per ottenere immagini positive. Eppure, nessun giornale o opinionista riflette sulla chance che la farsa abbia per registi Trump e Putin». Poco dopo Mehlhorn è costretto a scusarsi, ma intanto emerge un vecchio post di Hoffman, «speriamo Trump finisca da martire» cui seguono scuse e polemiche.

Non si tratta più solo dei bot di San Pietroburgo, o di estremisti solitari con un pc nel garage: Shadi Bartsch, docente di Lettere Classiche all’Università di Chicago, elegante traduttrice di Virgilio, scrive: «Sarò complottista, ma Trump si tocca l’orecchio “ferito” senza sporcarsi la mano di sangue: basta, non crederò più alla narrativa dominante!».

La fine dei fatti rende dunque arduo il lavoro di giornalisti e analisti indipendenti. Come appellarsi alla realtà, se ciascuno riconosce online la propria “realtà”, ricreandola a piacimento? La foto iconica di Trump, trasportato a braccio dalla scorta, con il pugno levato, è ritoccata via Intelligenza artificiale così che l’agente in primo piano se la rida soddisfatto. È farlocca, ma fa il giro del web.

Gli Antifa, militanti di sinistra Usa, sono incolpati a loro volta dalla disinformazione, con Crooks indicato come un militante, benché l’Fbi non abbia un identikit politico preciso. Mentre un drappello di miliardari, Musk, Bill Ackman, David Sacks, Shaun Maguire, annuncia sostegno a Trump online, gli Antifa vengono accusati dei fatti di sangue in Pennsylvania. «Thomas Matthew Crooks era un Antifa, protagonista di violenze a Minneapolis, Portland e Seattle nei moti di Black Lives Matter». Tutto falso. Poco importa, per l’antisemita Stew Peters e l’antisionista Sulaiman Ahmed, Crooks è spia del Mossad, mentre il razzista bianco Nick Fuentes lo collega «alla cabala della guerra a Gaza». I miliziani di destra Proud Boys disinformano perfino sulla storia, «Lincoln, Reagan, Trump sinistra contro i repubblicani», e Jon Minadeo, fondatore della Lega Difesa Gentili, non ha dubbi «un ebreo ha cercato di uccidere Trump». Non sottovalutate queste comunità, altrettanto numerose di quelle che seguono giornali, tv, siti di qualità perché saranno loro a decidere del voto 2024, nel pianeta dove Vero e Falso non hanno frontiera.

Instagram @gianniriotta

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