✕

De Blasio: “Trump può vincere solo se riuscirà ad abbassare i toni altrimenti le urne lo puniranno”

L’ex sindaco di New York, Bill de Blasio

 
L’ex sindaco di New York: “Se Biden non sente di avere le forze per andare avanti sarà il primo a riconoscerlo. C’è ancora tempo”
2 minuti di lettura

Milwaukee — «La reazione all’attentato di Butler sarà decisiva. Se Trump avrà la capacità di abbassare i toni, vincerà le elezioni. Altrimenti Biden potrà restare il candidato democratico e diventerà il favorito». È la previsione di Bill de Blasio, ex sindaco di New York ed ex candidato alla Casa Bianca.

Cosa ha pensato quando ha visto l’attentato?

«Il primo pensiero è stato che un essere umano non può trovarsi in simili condizioni di pericolo, e grazie a Dio si è salvato. Il secondo è stata la necessità di ripensare la nostra cultura, tanto per la leggerezza con cui gestiamo le armi, quanto per l’obbligo di tornare ad un discorso politico più civile».

Alcuni repubblicani dicono che la colpa è di Biden, perché ha alzato la tensione accusando Trump di minacciare la democrazia.

«E questa è la prova che hanno una visione non democratica della nostra società. Biden, o nessun altro democratico, ha mai suggerito che Trump vada fermato con alcun mezzo che non sia pacifico e passi attrav…

Milwaukee — «La reazione all’attentato di Butler sarà decisiva. Se Trump avrà la capacità di abbassare i toni, vincerà le elezioni. Altrimenti Biden potrà restare il candidato democratico e diventerà il favorito». È la previsione di Bill de Blasio, ex sindaco di New York ed ex candidato alla Casa Bianca.

Cosa ha pensato quando ha visto l’attentato?

«Il primo pensiero è stato che un essere umano non può trovarsi in simili condizioni di pericolo, e grazie a Dio si è salvato. Il secondo è stata la necessità di ripensare la nostra cultura, tanto per la leggerezza con cui gestiamo le armi, quanto per l’obbligo di tornare ad un discorso politico più civile».

Alcuni repubblicani dicono che la colpa è di Biden, perché ha alzato la tensione accusando Trump di minacciare la democrazia.

«E questa è la prova che hanno una visione non democratica della nostra società. Biden, o nessun altro democratico, ha mai suggerito che Trump vada fermato con alcun mezzo che non sia pacifico e passi attraverso il voto».

Alcuni infatti rispondono che Trump ha creato questo clima.

«Non c’è dubbio che la sua retorica è stata molto tagliente. Biden ha usato i toni giusti nel discorso alla nazione di domenica sera, sollecitando gli americani a ritrovare l’unità, e la maggioranza dei cittadini è contraria alla negatività prevalente. Se i repubblicani risponderanno moderando la loro retorica, vinceranno le elezioni; se non lo faranno, l’elettorato lo noterà e li punirà».

Biden può continuare a basare la sua campagna elettorale sull’accusa all’avversario di minacciare la democrazia?

«Anche questo dipenderà in larga misura da Trump. Se abbasserà i toni, Biden e i democratici dovranno rispondere adeguandosi. Se non lo farà, la discussione tornerà esattamente al punto in cui era prima dell’attentato».

Biden può restare il candidato o deve lasciare?

«Se crede di potersi riprendere dopo il cattivo dibattito di Atlanta, e i sondaggi al momento lasciano aperta questa possibilità, deve andare avanti. Se non sente di avere le forze necessarie, sarà lui a riconoscerlo per primo».

Ma il tempo stringe, la Convention democratica è fra un mese.

«Qui ragiono da ex candidato: un mese è come un secolo, in politica, e fino alla Convention tutto può accadere».

Oltre il 70% degli americani non vorrebbe la replica della sfida del 2020. Se i democratici scegliessero il cambio generazionale, anche davanti alla violenza, non otterrebbero un vantaggio?

«Questo ragionamento ha un senso logico, ma lo perde se lo metti nel contesto attuale. Biden è stato un presidente di grande successo, è semplicistico pensare che tutto cambierebbe candidando una nuova persona magicamente carismatica. Ciò varrà piuttosto per il 2028, quando nessuno dei due potrà ricandidarsi. Io credo che avremo elezioni regolari, e vedremo la marea del cambiamento generazionale».

Perché l’America è caduta così in basso e come si rialza?

«Separiamo la violenza, che è accaduta anche in passato e spesso è dipesa da singole persone instabili, dalla spaccatura culturale. La divisione è profonda. È iniziata ai tempi di Reagan, che oggi sarebbe considerato un moderato, ed è proseguita con le milizie, il Tea Party, il movimento per attaccare Obama sul suo luogo di nascita di cui era promotore Trump, l’assalto al Congresso del 6 gennaio, il tutto sostenuto dall’abuso delle armi. Non credo che ciò si corregga da sé in maniera organica, però questo può diventare un momento di riflessione. E penso che il pendolo tornerà ad oscillare, in particolare grazie al cambio generazionale in arrivo».

In Europa però c’è la guerra e i gruppi di estrema destra avanzano.

«Lo so, è molto pericoloso, e rende ancora più importanti le nostre elezioni. Però ricordate che durante la Seconda guerra mondiale ci sono stati momenti in cui sembrava che i nazisti avrebbero preso l’intero continente. Perdonate il mio ottimismo, ma non credo che nel lungo termine sarà possibile cancellare la democrazia nei paesi che l’hanno davvero conosciuta»

Leggi i commenti