Ismail Haniyeh, dal potere a Gaza all’esilio dorato a Doha e all’alleanza con l’Iran: ecco chi era il capo politico di Hamas
di Gabriella ColarussoL’hanno ucciso nel sonno, alle due del mattino, un missile sulla camera da letto della “residenza” dove dormiva a Teheran. Questa, almeno, è la versione che i Pasdaran hanno fatto filtrare dell’assassinio in Iran del capo politico di Hamas, Ismail Haniyeh, l’omicidio politico/militare di più alto livello compiuto finora nella capitale iraniana sotto gli occhi dei principali sponsor e sostenitori del gruppo armato palestinese.
Israele non commenta, ma tutto fa pensare che ci sia la sua firma dietro l’eliminazione di quello che è stato, negli ultimi due decenni, uno dei massimi leader del movimento islamista palestinese, ambasciatore politico e capo militare a seconda della bisogna, ambiguo nelle sue posizioni, fino all’ultimo. Dopo il 7 ottobre, che ha celebrato e benedetto, ha condotto i negoziati con Israele per il primo accordo sugli ostaggi a Gaza, e stava guidando le trattative per una seconda intesa. Ma lo ha sempre fatto continuando a ribadire che il “sangue dei palestinesi…
L’hanno ucciso nel sonno, alle due del mattino, un missile sulla camera da letto della “residenza” dove dormiva a Teheran. Questa, almeno, è la versione che i Pasdaran hanno fatto filtrare dell’assassinio in Iran del capo politico di Hamas, Ismail Haniyeh, l’omicidio politico/militare di più alto livello compiuto finora nella capitale iraniana sotto gli occhi dei principali sponsor e sostenitori del gruppo armato palestinese.
Israele non commenta, ma tutto fa pensare che ci sia la sua firma dietro l’eliminazione di quello che è stato, negli ultimi due decenni, uno dei massimi leader del movimento islamista palestinese, ambasciatore politico e capo militare a seconda della bisogna, ambiguo nelle sue posizioni, fino all’ultimo. Dopo il 7 ottobre, che ha celebrato e benedetto, ha condotto i negoziati con Israele per il primo accordo sugli ostaggi a Gaza, e stava guidando le trattative per una seconda intesa. Ma lo ha sempre fatto continuando a ribadire che il “sangue dei palestinesi” era necessario alla “causa”.
Era l’uomo dell’alleanza con Teheran: nel 2020 partecipò al funerale del generale martire Qassem Soleimani, il capo della forza Quds dei Guardiani della rivoluzione, sancendo in pubblico quello che intelligence e analisti sapevano da tempo, il passaggio definitivo di Hamas, movimento sunnita, sotto l’influenza dell’Iran sciita.
Nato nel 1962 nel campo di al Shati, a Gaza, ha studiato nelle scuole dell’Unrwa e si è laureato in letteratura araba all'Università islamica di Gaza. È entrato è uscito dalle prigioni israeliane tra gli anni ’80 e ’90, un cursus honorum sigillato nella benedizione alla leadership ricevuta dal suo mentore, il leader spirituale e fondatore di Hamas, Sheik Yassin, di cui fu segretario personale.
Nel 2003 gli israeliani tentarono di uccidere entrambi, senza successo. L’anno dopo Yassin fu eliminato. "Non dovete piangere", disse allora Haniyeh a una folla di seguaci davanti all’ospedale al Shifa a Gaza City. "Preparatevi alla vendetta". Fu nominato leader di Hamas nella Striscia nel 2006 e per un breve periodo guidò un governo di unità nazionale che fu travolto dalla violenza del colpo di stato della stessa Hamas che aveva vinto le elezioni del 2006 a Gaza ma eliminò i rivali di Fatah dalla Striscia con le armi.
Nel 2017 prese il posto di Khaled Meshal alla guida del politburo di Hamas, e Yahya Sinwar gli successe al comando del gruppo a Gaza. Haniyeh dovette lasciare la Striscia, stabilendosi tra il Qatar, a Doha, dove Hamas tutt’oggi ha la sua sede politica, e la Turchia di Erdogan, cui lo lega la comune vicinanza ai Fratelli Musulmani. Da allora è stato il capo politico e il rappresentante all’estero di Hamas, accusato da molti palestinesi di condurre una vita agiata e ricca nella capitale qatariota. Quando gli americani lasciarono l'Afghanistan, chiamò il leader talebano Abdul Ghani Baradar per congratularsi con lui per la fine della presenza statunitense nel Paese.
Nell'ottobre 2022 incontrò Assad, il primo avvicinamento pubblico tra Hamas e la Siria da quando Hamas aveva reciso i legami con il dittatore siriano schierandosi con l’opposizione – quella islamista, non quella laica e democratica – durante la guerra civile. Dal gennaio 2020, dopo l’uccisione di Soleimani, le sue visite a Teheran erano diventate frequenti. Ancora ieri Haniyeh era nella capitale iraniana per partecipare alla cerimonia di insediamento del nuovo presidente iraniano, Masoud Pezeshkian. Aveva incontrato il leader supremo, Ali Khamenei, insieme agli emissari di Hezbollah e dalla Jihad islamica palestinese, uno dei tanti vertici che l’Asse della resistenza ha tenuto a Teheran in questi mesi di guerra sotto la protezione delll’ayatollah. Fino alle due del mattino di questa notte.