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La Farnesina prepara l’evacuazione: ora gli italiani in Libano hanno paura

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Nel Paese dei Cedri, che rischia di restare schiacciato dal conflitto tra Iran e Israele, i nostri connazionali sono circa tremila. Più i militari dell’Unifil
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“Abbiamo un bambino di nove mesi e non ce la siamo sentita, è troppo pericoloso. Siamo tornati venerdì in Italia anche se avremmo voluto tanto prolungare la nostra permanenza”. Tornare o restare. Il dilemma davanti al quale si trovano gli italiani in Libano lo ha risolto così Jean-Claude Chincheré, fotografo 31enne valdostano: “Mia moglie è libanese ed eravamo andati a far conoscere il piccolo alla famiglia. Non ci sentivamo più sicuri dopo il 27 luglio (giorno della strage dei bambini drusi a Majdal Shams, sulle alture del Golan annesso da Israele, colpiti da un razzo partito dal Libano, ndr), e siamo venuti via, tanto più che nel Paese c’è solo un aeroporto e rischiavamo di rimanere bloccati”.

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Sono circa tremila i civili italiani attualmente in Libano. Nelle ultime …

“Abbiamo un bambino di nove mesi e non ce la siamo sentita, è troppo pericoloso. Siamo tornati venerdì in Italia anche se avremmo voluto tanto prolungare la nostra permanenza”. Tornare o restare. Il dilemma davanti al quale si trovano gli italiani in Libano lo ha risolto così Jean-Claude Chincheré, fotografo 31enne valdostano: “Mia moglie è libanese ed eravamo andati a far conoscere il piccolo alla famiglia. Non ci sentivamo più sicuri dopo il 27 luglio (giorno della strage dei bambini drusi a Majdal Shams, sulle alture del Golan annesso da Israele, colpiti da un razzo partito dal Libano, ndr), e siamo venuti via, tanto più che nel Paese c’è solo un aeroporto e rischiavamo di rimanere bloccati”.

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Sono circa tremila i civili italiani attualmente in Libano. Nelle ultime settimane il loro numero si è ridotto ma per chi rimane è scattato l’allarme. C’è il rischio di una guerra regionale e gli scontri negli ultimi giorni si sono già intensificati: sabato notte Hezbollah ha lanciato circa 30 missili sul Nord di Israele, mentre ieri lo Stato ebraico ha colpito una centrale elettrica nella città di Taybeh.

Così il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha invitato «gli italiani che soggiornano temporaneamente in Libano a non recarsi assolutamente nel Sud del Paese e a rientrare in Italia con voli commerciali il più presto possibile, e altresì i turisti italiani a non recarsi in Libano». In caso di crisi generalizzata, secondo quanto si apprende, scatteranno comunque i piani di evacuazione che i ministeri degli Esteri e della Difesa hanno aggiornato negli ultimi giorni: almeno due navi della Marina militare sono pronte.

(ansa)

Le telefonate tra i connazionali italiani sono frenetiche. Non è semplice per chi vive lì da molti anni ed è abituato a continue emergenze. Ma questa volta è diverso: nessuno sa davvero cosa aspettarsi. “Ci ho riflettuto a lungo, avrei potuto correre in aeroporto ma ho degli impegni e alla fine resterò fino al 15 agosto, quando è previsto il mio volo per Roma”, ci dice da Beirut Caterina Michelini Tocci, 58 anni, consulente di restauro dei beni culturali: “Qui nella capitale la situazione è apparentemente calma, anche se percepisco che l’umore dei libanesi è diverso, sono più preoccupati”.

Marco Perini è un veterano della cooperazione italiana in Libano, responsabile per l’Avsi della regione che include anche Iraq, Tunisia, Libia, Giordania, Siria. È rientrato a Beirut da tre giorni, sul volo di linea c’erano quasi solo libanesi. “Restiamo per aiutare le tante famiglie in difficoltà, circa 800, a cui diamo assistenza – racconta Perini – Organizziamo la didattica a distanza per i bambini che a Sud non vanno più a scuola, sosteniamo le famiglie con aiuti per le medicine e il cibo e soprattutto facciamo un lavoro di supporto psicologico: tanti di questi bambini sono traumatizzati”.

E poi ci sono gli oltre mille militari italiani impiegati nell’Unifil, mentre altri 200 circa sono a Beirut nella missione bilaterale Mibil. I contingenti dell’Unifil stazionano lungo la linea blu, da mesi svolgono un discreto ma importante lavoro di de-escalation, esposti agli attacchi di entrambi i lati – Hebzollah e Idf – ma ben protetti e addestrati. Il contingente italiano è tra i più numerosi. Andrea Tenenti è la voce e il volto della missione internazionale di pace: “La situazione è preoccupante ma la missione rimane – dice all’Ansa –. Continuiamo a essere operativi. Le cose non sono cambiate se non per il maggior livello di attenzione. Continuano gli scontri a fuoco, così come accade da dieci mesi, ma le attività non sono cambiate. Se mai ci fossero condizioni tali da pensare a un ritiro della missione sarebbe il Consiglio di sicurezza a prendere la decisione, anche se ogni Paese è libero di rientrare".

Anche Usa, Regno Unito, Francia, Spagna e Arabia Saudita hanno invitato i connazionali a lasciare il Libano. Una possibilità concreta, che le intelligence occidentali considerano in queste ore, è quella di un attacco multifronte contro Israele, ovvero da cinque Paesi diversi contemporaneamente – Libano, Iran, Iraq, Siria e Yemen. A quel punto il Libano potrebbe essere la prima linea della ritorsione israeliana.

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