Israele, l’ultimo scenario: un attacco preventivo prima della rappresaglia iraniana
dal nostro inviato Daniele Castellani PerelliTEL AVIV – Un attacco preventivo israeliano. Tra le tante ipotesi sul tavolo in questo momento, in attesa della rappresaglia iraniana per l’uccisione del leader di Hamas Ismail Haniyeh a Teheran, c’è anche questa. Secondo il Times of Israel, lo Stato ebraico starebbe prendendo in considerazione la possibilità di lanciare un attacco preventivo per scoraggiare l'Iran, nel caso in cui venisse a conoscenza di prove inconfutabili che Teheran si sta preparando a sferrare un'offensiva, prove che dovrebbero anche coincidere con quelle in mano agli americani.
Lo scenario sarebbe emerso dalla riunione che il premier Benjamin Netanyahu ha convocato ieri sera con i capi della sicurezza, ovvero il ministro della Difesa Yoav Gallant, il capo di Stato Maggiore dell'esercito Herzi Halevi, e i capi del Mossad e dello Shin Bet, rispettivamente David Barnea e Ronen Bar. Un grande interrogativo è se Teheran attacch…
TEL AVIV – Un attacco preventivo israeliano. Tra le tante ipotesi sul tavolo in questo momento, in attesa della rappresaglia iraniana per l’uccisione del leader di Hamas Ismail Haniyeh a Teheran, c’è anche questa. Secondo il Times of Israel, lo Stato ebraico starebbe prendendo in considerazione la possibilità di lanciare un attacco preventivo per scoraggiare l'Iran, nel caso in cui venisse a conoscenza di prove inconfutabili che Teheran si sta preparando a sferrare un'offensiva, prove che dovrebbero anche coincidere con quelle in mano agli americani.
Lo scenario sarebbe emerso dalla riunione che il premier Benjamin Netanyahu ha convocato ieri sera con i capi della sicurezza, ovvero il ministro della Difesa Yoav Gallant, il capo di Stato Maggiore dell'esercito Herzi Halevi, e i capi del Mossad e dello Shin Bet, rispettivamente David Barnea e Ronen Bar. Un grande interrogativo è se Teheran attaccherà solo obiettivi militari o anche civili. In quest’ultimo caso, più grave, Israele ha fatto sapere a un Paese europeo che risponderebbe mirando alle strutture nucleari iraniane.
Voci, supposizioni. Come quella che Iran e Hamas dirigano attacchi di infiltrazione, sul modello del 7 ottobre, stavolta dalla Cisgiordania. Per questo, sostiene la radio dell’esercito Glz, le Forze di difesa israeliane hanno inviato rinforzi nella regione di Sharon, al centro del Paese.
Nessuno in realtà, neanche Israele, sa esattamente cosa aspettarsi dalla rappresaglia, che l’Iran ha annunciato più furiosa di quella del 13 aprile, quando vendicò con uno sciame di più di trecento missili e droni il bombardamento della propria ambasciata a Damasco.
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Lo smacco dell’uccisione di Haniyeh sul proprio territorio, in occasione dell’inaugurazione della presidenza di Massud Pezeshkian, è stato troppo umiliante, ed è arrivato poche ore dopo l’eliminazione del numero due di Hezbollah Fuad Sukar a Beirut. Anche il movimento libanese sarà dunque in prima linea nella rappresaglia, così come gli altri rami del cosiddetto “Asse della resistenza”, da Hamas alla Jihad Islamica fino ai movimenti iracheni e siriani e agli Houti yemeniti.
Israele in queste ore sta cercando di organizzare la coalizione che le permise di intercettare il 99 per cento dei missili e dei droni il 13 aprile, puntando su Usa, Regno Unito, Francia, Arabia Saudita, Giordania e Paesi del Golfo come gli Emirati. In merito diplomatici occidentali si sono detti fiduciosi alla tv Kan, perché "tutti hanno interesse a che l'incidente non si trasformi in una guerra regionale".
Oggi in Israele arriva Michael Erik Kurilla, il capo del Comando Centrale Usa (Centcom). E il segretario di Stato Antony Blinken ha fatto sapere ieri ai colleghi del G7 che si aspetta un attacco iraniano in 24-48 ore. A partire dunque da stasera.