Quando le prime voci della sua nomina a premier ad interim del Bangladesh hanno preso piede, il premio Nobel per la Pace Muhammad Yunus era lontano circa 8.000 chilometri da Dacca, dove le manifestazioni hanno portato alle dimissioni della premier Hasina e alla sua fuga in India. Yunus, 84 anni compiuti a giugno, era a Parigi per le Olimpiadi e non pensava che nel giro di poche ore sarebbe stato chiamato dal presidente Mohammed Shahabuddin, a far da traghettatore di un Paese con un Parlamento sciolto e un governo transitorio.
Bangladesh, i manifestanti assaltano la statua del padre della premier Hasina
L’economista ha una lunga carriera alle spalle. Formatosi tra Chittagong e il Tennessee, ha insegnato economia in entrambi i continenti. Ma a renderlo celebre e a fargli guadagnare il premio Nobel per la pace nel 2006 per “gli sforzi per creare sviluppo economico e sociale…
Quando le prime voci della sua nomina a premier ad interim del Bangladesh hanno preso piede, il premio Nobel per la Pace Muhammad Yunus era lontano circa 8.000 chilometri da Dacca, dove le manifestazioni hanno portato alle dimissioni della premier Hasina e alla sua fuga in India. Yunus, 84 anni compiuti a giugno, era a Parigi per le Olimpiadi e non pensava che nel giro di poche ore sarebbe stato chiamato dal presidente Mohammed Shahabuddin, a far da traghettatore di un Paese con un Parlamento sciolto e un governo transitorio.
Bangladesh, i manifestanti assaltano la statua del padre della premier Hasina
L’economista ha una lunga carriera alle spalle. Formatosi tra Chittagong e il Tennessee, ha insegnato economia in entrambi i continenti. Ma a renderlo celebre e a fargli guadagnare il premio Nobel per la pace nel 2006 per “gli sforzi per creare sviluppo economico e sociale dal basso”, è stata la fondazione nel 1983 della Grameen Bank, letteralmente la “Banca del Villaggio”. Un istituto di credito fondato sull’idea di fiducia più che sulla solvibilità, e che punta sull’impatto positivo che può avere l’accesso delle fasce più povere a piccoli prestiti.
Dimissioni premier Bangladesh, a Roma i festeggiamenti davanti all'ambasciata: "Una vittoria per tutti noi"
Quell’intuizione arrivata durante la grande carestia del 1974 e partita con un prestito di appena 27 dollari, si è poi evoluta tanto da contare oggi più di mille filiali nel mondo e circa dieci milioni di clienti, quasi esclusivamente donne. Non è un caso quindi che proprio Yunus sia stato fortemente voluto dal Movimento Studenti contro la Discriminazione che hanno guidato la protesta costata già oltre 400 morti e che hanno fatto della lotta alle disuguaglianze sociali la loro bandiera. Ma non solo.
Il “banchiere dei poveri” è un fervente oppositore del governo Hasina, tanto che ha salutato le dimissioni dell’ex premier definendole «il secondo giorno della liberazione bengalese». L’antagonismo tra l’economista e la “Sceicca” affonda le radici nei primi anni 2000. Già nel 2007, quando l’esercito prese il potere, fu proposto all’economista di guidare il governo a interim, carica che rifiutò per poi annunciare di voler fondare un partito per sconfiggere corruzione e malaffare. Nonostante il progetto non si sia mai realizzato, da allora Hasina ha sempre visto in Yunus un potenziale rivale politico.
Ma c’è un altro fattore, molto più umano, che potrebbe aver esacerbato le tensioni. Sembra infatti che l’anziana premier non abbia mai digerito del tutto l’assegnazione del Nobel a Yunus, riconoscimento a cui anche lei ambiva, e in generale la sua affermazione a livello internazionale.
Al di là delle motivazioni, Hasina non ha mai lesinato indagini sugli affari di Yunus. Dalle accuse di essere “una sanguisuga dei poveri” fino a una serie di processi che si sono susseguiti negli anni. L’ultimo risale all’inizio del 2024, quando un tribunale speciale lo ha incriminato con l’accusa di appropriazione indebita.
L’accanimento del governo Hasina ha portato, nell’agosto dello scorso anno, 160 personalità internazionali, tra cui l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama, a firmare una lettera in cui denunciavano le “continue molestie giudiziarie” nei confronti di Yunus. Anche in quel caso, Hasina non aveva perso l’occasione per accusarlo di aver “elemosinato” aiuto dall’esterno.
Ora, dopo mesi di proteste, al “banchiere dei poveri” spetta il non facile ruolo di sedare le tensioni e transitare il Paese verso un futuro più equo e democratico.