Lo strazio di Mohammad: “Mia moglie uccisa a Gaza con i gemelli appena nati”. L’Idf: “Nessuna informazione su questa storia”
dalla nostra inviata Gabriella Colarusso , di Rossella TercatinBEIRUT- GERUSALEMME – “Vi prego, vi prego, fatemeli vedere, fatemeli vedere”, urla Mohammad Abu Al Qumsan, in un pianto disperato davanti all’ospedale dove gli hanno detto di aver portato la sua famiglia. Un amico cerca di calmarlo, gli accarezza la testa, lui continua a tremare: sono le immagini diffuse dalla Cnn e girate a Deir al Balah da un freelance.
L’emittente americana ha ricostruito la storia di Mohammad: la mattina del 13 agosto era andato a ritirare il certificato di nascita dei suoi due gemelli, Aysal e Aser, un maschio e una femmina, nati quattro giorni prima. Glieli avevano appena consegnati quando riceve una telefonata: «Un missile israeliano ha colpito l’appartamento della tua famiglia». Aysal, Aser e la loro mamma, Jumann erano già morti. «I dettagli dell’i…
BEIRUT- GERUSALEMME – “Vi prego, vi prego, fatemeli vedere, fatemeli vedere”, urla Mohammad Abu Al Qumsan, in un pianto disperato davanti all’ospedale dove gli hanno detto di aver portato la sua famiglia. Un amico cerca di calmarlo, gli accarezza la testa, lui continua a tremare: sono le immagini diffuse dalla Cnn e girate a Deir al Balah da un freelance.
L’emittente americana ha ricostruito la storia di Mohammad: la mattina del 13 agosto era andato a ritirare il certificato di nascita dei suoi due gemelli, Aysal e Aser, un maschio e una femmina, nati quattro giorni prima. Glieli avevano appena consegnati quando riceve una telefonata: «Un missile israeliano ha colpito l’appartamento della tua famiglia». Aysal, Aser e la loro mamma, Jumann erano già morti. «I dettagli dell’incidente, così come pubblicati, non sono attualmente noti all’Idf», ha risposto l’esercito israeliano a Repubblica.
«L’Idf sta combattendo contro l’organizzazione terroristica omicida di Hamas a Gaza dopo il massacro del 7 ottobre. A differenza di Hamas, l’Idf prende di mira solo obiettivi militari e impiega varie misure per ridurre al minimo i danni ai civili».
Spesso le storie di distruzione e morte a Gaza non ricevono grande copertura mediatica in Israele, eppure della sorte dei gemellini hanno parlato i principali media del Paese, da Ynet a Channel 13. «Non so cosa sia successo», ha raccontato Mohammed all’Associated press.
Mohammed e Jumann Arfa si erano sposati un anno fa, a luglio, poco prima che scoppiasse la guerra. “Per sempre insieme”, scriveva lei su Facebook postando la foto del matrimonio. Era una farmacista, laureata all’università al Azhar di Gaza, ma specializzata in cosmetica. Insegnava alle ragazze come fare il trucco.
Il 10 agosto aveva condiviso la buona notizia della nascita dei gemelli. “Grazie sorella, tanto amore per il tuo cuore dolce da me e dalle mie piccole noccioline”, rispondeva all’amica Isabella che le inviava congratulazioni e cuori. Un’altra amica, Jamila, aveva lanciato un crowdfunding per sostenerla. “Aiuta Jumann a partorire”.
La coppia palestinese, scrive l’Associated press, aveva seguito le indicazioni dell’esercito israeliano, lasciando Gaza city all’inizio della guerra per andare verso Sud, Rafah, indicata come zona sicura. Il 26 gennaio, Jumann scrive: “Ci vorrà una vita in più per dimenticare questi anni. Ci vorrà un cuore più grande per sopportare tutto questo dolore”. A luglio, un nuovo spostamento forzato. “Ancora sfollati”, denunciava su Facebook. Destinazione Deir al-Balah.
Mohammed ha raccontato alla Cnn che credeva che quella decisione li avrebbe protetti dai bombardamenti. L’ultimo sforzo, far nascere i bambini, e poi via da Gaza. Jumann lo aveva scritto pochi giorni fa: “Non siamo al sicuro, questa non è una vita degna da esseri umani, abbiamo bisogno del vostro aiuto per evacuare appena il valico sarà riaperto”.
I bambini e le donne incinte sono tra i più esposti alle conseguenze della guerra. «Il sistema sanitario di Gaza è stato decimato ed è collassato e l’accesso tardivo alle cure rappresenta un rischio per la salute delle donne incinte e dei loro bambini», dice Medici senza frontiere. A marzo il ministero della Sanità locale stimava che ci fossero circa 50mila donne in attesa di partorire. L’organizzazione mondiale della Sanità calcola una media di 180 parti al giorno, di cui il 15% ha bisogno di cure mediche aggiuntive per le complicazioni legate alla gravidanza.
Con oltre la metà degli ospedali distrutti, si partorisce ovunque: campi profughi, tende, piccole cliniche improvvisate dai cittadini senza medici o sanitari. Con tutto quello che comporta, emorragie post-partum, infezioni. In ospedale le mamme devono fare i conti con la scarsità di medicine e di energia elettrica che mette fuori uso le unità di terapia neonatale. Dall’inizio della guerra a Gaza sono morti 16.400 bambini, 115 dei quali appena nati, 2.000 sotto i 2 anni, dice Euro-Mediterranean Human Rights Monitor.