GERUSALEMME – I negoziati si faranno o no? C’è attesa per l’appuntamento di giovedì, quando dovrebbero riprendere i colloqui per arrivate a un cessate il fuoco a Gaza e alla liberazione degli ostaggi israeliani, con molte incognite che pesano. Prima fra tutti la partecipazione di Hamas. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il leader dell’organizzazione Yahia Sinwar ha richiesto come pre-condizione che Israele interrompa le sue operazioni militari a Gaza, richiesta che Gerusalemme non è disponibile ad accettare in alcun modo.
Nel corso della giornata del 13 agosto, l’amministrazione americana ha intensificato gli sforzi per assicurarsi che i rappresentati del gruppo effettivamente partecipino, ed è stata rassicurata in q…
GERUSALEMME – I negoziati si faranno o no? C’è attesa per l’appuntamento di giovedì, quando dovrebbero riprendere i colloqui per arrivate a un cessate il fuoco a Gaza e alla liberazione degli ostaggi israeliani, con molte incognite che pesano. Prima fra tutti la partecipazione di Hamas. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il leader dell’organizzazione Yahia Sinwar ha richiesto come pre-condizione che Israele interrompa le sue operazioni militari a Gaza, richiesta che Gerusalemme non è disponibile ad accettare in alcun modo.
Nel corso della giornata del 13 agosto, l’amministrazione americana ha intensificato gli sforzi per assicurarsi che i rappresentati del gruppo effettivamente partecipino, ed è stata rassicurata in questo senso dal Qatar, con Joe Biden che ha dispiegato i suoi rappresentanti: il coordinatore della Casa Bianca per il Medio Oriente Brett McGurk e il consigliere Amos Hochstein sono già atterrati nella regione, mentre il Segretario di Stato Antony Blinken ha rimandato il viaggio previsto per oggi a causa dell’instabilità della situazione.
L’incognita Israele
Ma le incognite permangono anche sul lato israeliano: in serata uno dei negoziatori ha raccontato a Canale 12 che i colloqui non porteranno alcun frutto se Netanyahu non accetterà di ampliare il mandato dei suoi rappresentanti. Proprio ieri 13 agosto, un approfondimento del New York Times ha rivelato infatti che il premier israeliano avrebbe aggiunto ulteriori condizioni per arrivare al cessate il fuoco a fine luglio, ponendo termini più rigidi rispetto a quanto richiesto a fine maggio.
Tra i punti contenuti nel documento visionato dai giornalisti, datato 27 luglio, la richiesta che le truppe israeliane rimangano a presidiare il “Corridoio Filadelfia” al confine tra Gaza ed Egitto e la necessità di verificare che i palestinesi che tornano alle proprie case nel Nord non portino con sé armi. Dal canto suo, Netanyahu ha negato quanto affermato dal quotidiano americano: «L’accusa è falsa, la lettera del 27 luglio non introduce nuovi termini. Al contrario, include chiarimenti essenziali per aiutare a implementare la proposta del 27 maggio».
A ribadire l’importanza cruciale del prossimo round di colloqui è stata in una telefonata con Netanyahu anche Giorgia Meloni, che ha sottolineato l’urgenza di una de-escalation a livello regionale. Perché nel frattempo la guerra continua. Il 13 agosto Hamas ha lanciato per la prima volta da mesi razzi verso Tel Aviv, uno dei quali è atterrato in mare e l’altro dentro allo stesso territorio di Gaza. L’attacco è partito dalla zona di Khan Yunis, e poche ore dopo l’esercito ha emesso un nuovo ordine di evacuazione per i palestinesi nell’area, con il portavoce in lingua araba che ha pubblicato un elenco delle zone che devono essere sgomberate. Dopo l’attacco, Israele ha anche lanciato dei raid aerei in cui ci sarebbero stati 19 morti (tra cui molti terroristi, secondo l’Idf), mentre il Ministero della Sanità di Gaza - controllato da Hamas - ha annunciato che il conflitto ha raggiunto le 40mila vittime. L’esercito israeliano ha dichiarato anche di aver attaccato obiettivi di Hezbollah nel Libano meridionale e che missili anticarro provenienti dal Libano sono caduti in aree aperte nel nord di Israele.
In tarda serata, il quotidiano israeliano Haaretz ha pubblicato un’inchiesta che accusa i soldati dell’Idf a Gaza di aver ripetutamente usato palestinesi catturati in operazioni militari come scudi umani, per verificare che tunnel o edifici non presentassero imboscate.
«Gli ordini dell’Idf proibiscono l’impiego di civili di Gaza catturati sul campo per missioni militari che pongono deliberatamente a rischio le loro vite», la risposta del portavoce dell’esercito. «Le accuse sono state inoltrate alle autorità competenti per una verifica».