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Il portavoce della Missione Unifil in Libano: “Noi teniamo aperti i canali di comunicazione. Ma per la pace serve la diplomazia”

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Andrea Tenenti: “Gli sforzi diplomatici in questo momento sono davvero molto intensi, nessuno vuole un conflitto regionale, nemmeno gli stessi Hezbollah e Israele”
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BEIRUT – Nel giorno in cui l’inviato americano Amos Hochstein arriva a Beirut per tentare una difficile mediazione con Hezbollah, un nuovo raid israeliano nell’area di Tiro, nel Sud del Libano, ferisce dieci persone - tre in maniera grave - dopo una notte in cui i miliziani sciiti avevano lanciato oltre 20 missili sull’alta Galilea, nel Nord di Israele. Questo è lo scenario in cui da 10 mesi si muove, anche fisicamente, Andrea Tenenti, portavoce della missione Onu Unifil, più di 10mila militari da 49 Paesi che svolgono un ruolo delicatissimo: far si che gli scambi di fuoco lungo la Linea Blu tra Hezbollah e Israele restino circoscritti per evitare un’escalation. Ma Unifil svolge anche un prezioso compito di contatto, essendo l’unico l’interlocutore che parla direttamente con entrambe le parti in conflitto.

BEIRUT – Nel giorno in cui l’inviato americano Amos Hochstein arriva a Beirut per tentare una difficile mediazione con Hezbollah, un nuovo raid israeliano nell’area di Tiro, nel Sud del Libano, ferisce dieci persone - tre in maniera grave - dopo una notte in cui i miliziani sciiti avevano lanciato oltre 20 missili sull’alta Galilea, nel Nord di Israele. Questo è lo scenario in cui da 10 mesi si muove, anche fisicamente, Andrea Tenenti, portavoce della missione Onu Unifil, più di 10mila militari da 49 Paesi che svolgono un ruolo delicatissimo: far si che gli scambi di fuoco lungo la Linea Blu tra Hezbollah e Israele restino circoscritti per evitare un’escalation. Ma Unifil svolge anche un prezioso compito di contatto, essendo l’unico l’interlocutore che parla direttamente con entrambe le parti in conflitto.

Gli scontri si sono intensificati nell’ultima settimana?

La situazione è preoccupante, gli eventi delle ultime settimane hanno alzato la tensione in tutta la regione. Nel Sud del Libano non ci sono scontri più accesi di quelli che abbiamo visto nei mesi scorsi, sono ancora abbastanza localizzati, ma c’è preoccupazione per quello che potrebbe succedere.

Hochstein a Beirut, la delegazione americana a Doha. Sono ore decisive per la diplomazia. Che impatto può avere sulla situazione a Sud?

Gli sforzi diplomatici in questo momento sono davvero molto intensi, nessuno vuole un conflitto regionale, gli stessi Hezbollah e Israele... Nessuno, almeno, vuole esser visto come quello che lo scatena. Non esiste una soluzione militare perché sarebbe una catastrofe per tutti, esiste solo una soluzione che è politica e diplomatica.

Unifil ha un ruolo nel dialogo tra le parti?

La missione media per cercare di abbassare le tensioni e prevenire errori che adesso avrebbero una valenza diversa rispetto al passato, un impatto maggiore. La presenza di 10.500 caschi blu delle Nazioni Unite da 49 Paesi - nessuno dei quali ha messo in discussione la presenza del proprio contingente - dimostra la volontà internazionale di far sì che si arrivi a una soluzione. Noi siamo ancora l’unico canale di comunicazione diretto tra le parti, il che ha aiutato come deterrente, ma certo è fondamentale il lavoro politico intorno.

C’è un piano di evacuazione dei contingenti in caso di escalation?

Ci sono sempre stati, vengono ridefiniti e riattualizzati a seconda dello scenario, ma a livello operativo nulla è cambiato per Unifil: facciamo ancora 450 attività quotidiane, che sono tante e vanno dall’osservazione e pattugliamento, all’assistenza alle comunità locali, ai meccanismi di coordinamento tra le parti: comunità locali, esercito israeliano, e quando sono sul posto anche i media.

Si parla di due proposte sul tavolo per un’intesa sul Sud: una americana che punta al cessate il fuoco e una francese che guarda invece a una soluzione complessiva anche sui confini tra Libano e Israele. Ne è al corrente?

L’implementazione della risoluzione delle Nazioni Unite 1701 è uno degli elementi per arrivare a stabilizzare la situazione e penso che sia quello a cui lavora Hochstein. Dentro la 1701 c’è tutto, ci sono i confini, la sicurezza a Sud, il ruolo dell’esercito libanese (Laf) che è fondamentale. La comunità internazionale deve capire l’importanza di rafforzare la Laf perché possa occuparsi pienamente della sicurezza nel Sud del Libano. Dopo più di 10 mesi di guerra e più di 100mila persone sfollate, interi paesi distrutti, anche in caso di accordo ci vorrà tempo per tornare alla stabilità.

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