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Gaza, ultima chiamata. In Qatar l’incontro per il cessate il fuoco e Hamas resta alla finestra

(afp)

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Israele consegna i nominativi di 31 ostaggi da liberare nella prima fase della tregua. I fondamentalisti: disposti ad accettare solo il piano di Biden, senza alcuna modifica
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GERUSALEMME – Trentatré nomi. Bambini, anziani, donne e malati. Sono gli ostaggi a Gaza che secondo quanto risulta a Israele sono ancora in vita e che lo Stato ebraico chiederà vengano restituiti nella prima fase dell’accordo per il cessate il fuoco che si negozia a Ferragosto a Doha. A poche ore dal vertice ancora pesavano le incognite su chi avrebbe partecipato, con Hamas che da giorni ribadisce la sua indisponibilità – nonostante i suoi rappresentanti si trovino comunque in Qatar.

Le tre tappe

In agenda, il piano in tre tappe proposto dall’amministrazione Biden già a fine maggio: nella prima fase di sei settimane, la restituzione di un certo numero di ostaggi delle cosiddette categorie umanitarie, il rilascio di centinaia di prigionieri palestinesi detenuti …

GERUSALEMME – Trentatré nomi. Bambini, anziani, donne e malati. Sono gli ostaggi a Gaza che secondo quanto risulta a Israele sono ancora in vita e che lo Stato ebraico chiederà vengano restituiti nella prima fase dell’accordo per il cessate il fuoco che si negozia a Ferragosto a Doha. A poche ore dal vertice ancora pesavano le incognite su chi avrebbe partecipato, con Hamas che da giorni ribadisce la sua indisponibilità – nonostante i suoi rappresentanti si trovino comunque in Qatar.

Le tre tappe

In agenda, il piano in tre tappe proposto dall’amministrazione Biden già a fine maggio: nella prima fase di sei settimane, la restituzione di un certo numero di ostaggi delle cosiddette categorie umanitarie, il rilascio di centinaia di prigionieri palestinesi detenuti da Israele e una tregua; nella seconda fase il rilascio di tutti gli altri ostaggi, compresi i soldati, e il ritiro totale dell’esercito da Gaza, a parte da una zona cuscinetto; e infine nella terza fase la ricostruzione di Gaza.

Secondo un’inchiesta del New York Times, Israele in luglio avrebbe modificato alcune delle sue condizioni, in particolare pretendendo di mantenere una presenza militare lungo il confine tra Gaza e l’Egitto (il corridoio Filadelfi, dove passano la maggioranza delle armi e delle merci di contrabbando che negli ultimi anni hanno rafforzato Hamas), e di perquisire i palestinesi per permettere loro di tornare nel Nord della Striscia senza che passino armi.

Hamas osserva da lontano

Dal canto suo, Hamas ha continuato a insistere che è disponibile a presenziare ai negoziati solo nell’ambito del piano delineato a maggio, con un portavoce del gruppo che ha anche ammesso difficoltà a comunicare con il capo di Hamas Yahia Sinwar, rintanato nelle profondità dei tunnel di Gaza. Il portavoce dell’Idf Daniel Hagari ha affermato che se l’esercito dovesse essere costretto a ritirarsi dal Corridoio Filadelfi, rimarrà comunque in grado di monitorarlo e attaccare, se necessario. «Il ritorno degli ostaggi è un obiettivo della guerra», ha dichiarato.

Il 14 agosto, la portavoce della Casa Bianca Karine Jean-Pierre ha specificato che i negoziati proseguiranno anche senza la partecipazione di Hamas, e che gli Usa saranno rappresentati dal direttore della Cia Bill Burns e dall’inviato speciale per il Medio Oriente Brett McGurk.

La provocazione del ministro israeliano Ben Gvir: la preghiera nella Spianata delle moschee

Per Israele invece saranno presenti il capo del Mossad David Barnea e quello dello Shin Bet Ronen Bar. A rendere i colloqui di Doha ancora più centrali, il fatto che un cessate il fuoco a Gaza potrebbe evitare anche ulteriori escalation su altri fronti: il Nord, con gli Hezbollah che continuano a lanciare missili ma non hanno ancora innalzato il livello dell’offensiva per vendicare la morte del loro numero due Fuad Shukr per mano di Israele, e anche il temuto attacco dell’Iran dopo l’eliminazione di Ismail Haniyeh.

Nel frattempo in Israele proseguono le ripercussioni della visita di martedì di Itamar Ben Gvir sulla Spianata delle Moschee/Monte del Tempio, che è stata criticata non solo dall’opposizione e dai leader internazionali, ma anche da Netanyahu e dai rappresentanti dei due partiti ultraortodossi, United Torah Judaism e Shas: secondo la maggior parte delle autorità rabbiniche, è proibito agli ebrei salire sull’altura in virtù della santità del luogo su cui sorgeva il tempio di Gerusalemme, e le due formazioni avrebbero addirittura considerato di lasciare il governo. Un ulteriore segnale delle crepe che si moltiplicano nella coalizione di Netanyahu.

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