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Salvate il soldato Ivan e le altre reclute russe, mandate da Putin a Kursk contro gli ex galeotti di Kiev

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Il racconto. La difesa dei confini lasciata ai ragazzi del 2005. Che vengono travolti dagli ucraini
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C’è una favola russa che circola sui social e potrebbe intitolarsi “Salvate il soldato Ivan”. All’inizio dell’attacco contro Kursk, una pattuglia di reclute di leva ha resistito per qualche ora ai parà ucraini. Poi uno di loro è fuggito in un bosco, inseguito dai nemici e dai droni. Ha telefonato alla mamma, che a sua volta ha contattato una delle associazioni di reduci che raccolgono equipaggiamenti per l’esercito. È stato lanciato un appello e due veterani - “Il Calmo” e “Siberia” - sono partiti al soccorso, fornendo al piccolo Ivan indicazioni sul cellulare per il recupero: un video riprende il momento dell’incontro con il diciottenne, che ha mantenuto il kalashnikov in pugno, e mostra il fumo della battaglia sullo sfondo.

È una delle tante storie che arrivano dal fronte e raccontano il battesimo del fuoco dei “Ragazzi del 2005”, l’ultima risorsa del Cremlino per portare avanti la guerra. Una sottile linea rossa di coscritti dai volti imberbi a cui adesso viene chiesto di fe…

C’è una favola russa che circola sui social e potrebbe intitolarsi “Salvate il soldato Ivan”. All’inizio dell’attacco contro Kursk, una pattuglia di reclute di leva ha resistito per qualche ora ai parà ucraini. Poi uno di loro è fuggito in un bosco, inseguito dai nemici e dai droni. Ha telefonato alla mamma, che a sua volta ha contattato una delle associazioni di reduci che raccolgono equipaggiamenti per l’esercito. È stato lanciato un appello e due veterani - “Il Calmo” e “Siberia” - sono partiti al soccorso, fornendo al piccolo Ivan indicazioni sul cellulare per il recupero: un video riprende il momento dell’incontro con il diciottenne, che ha mantenuto il kalashnikov in pugno, e mostra il fumo della battaglia sullo sfondo.

È una delle tante storie che arrivano dal fronte e raccontano il battesimo del fuoco dei “Ragazzi del 2005”, l’ultima risorsa del Cremlino per portare avanti la guerra. Una sottile linea rossa di coscritti dai volti imberbi a cui adesso viene chiesto di fermare le migliori brigate ucraine penetrate sul suolo russo. C’erano loro a presidiare la frontiera travolta all’alba del 6 agosto: tanti si sono arresi; molti sono stati aggirati; alcuni sono riusciti a ritirarsi. «Siamo gli ultimi rimasti - ha scritto in un sms uno di loro alla madre Svetlana, prima di sparire nel nulla -, gli altri sono andati di rinforzo a Sudzha, parecchi sono feriti».

Kiev ne avrebbe catturati quasi duemila che sta barattando come pedine preziose: vuole scambiarli con gli irriducibili della Azov. Sa che per Putin sono importanti perché teme la protesta pubblica delle madri, le figure più rispettate della nazione. Memore delle marce nelle piazze durante il conflitto ceceno, lo Zar non vuole misurarsi con cortei di mamme furiose per la sorte dei figli. Per questo nell’aprile 2022, dopo la morte di alcuni giovani del servizio obbligatorio nell’invasione dell’Ucraina, ha vietato che partecipassero alla cosiddetta “Operazione militare speciale”.

All’epoca l’armata di Mosca era semi professionale: circa 700 mila soldati di mestiere assieme a 300 mila diciottenni mobilitati ogni sei mesi. Da allora i coscritti sono stati tenuti in patria, a fare la guardia agli sterminati confini della Russia o in mansioni di supporto. Il loro contributo non era necessario: ogni mese quasi 30 mila uomini indossano la mimetica attratti dalle paghe altissime, tanto che l’età media dei fanti nel Donbass è di 38 anni e pure quella dei caduti supera i trenta.

Finora la guerra di Putin è stata una questione da adulti, ma l’offensiva contro Kursk sta cambiando tutto. Il quartier generale spedisce al fronte i “classe 2005 o 2006” prelevati dalle caserme della capitale, di San Pietroburgo, del profondo Nord e dell’estremo oriente. Molti non hanno completato i quattro mesi di istruzione - simili al vecchio Car italiano - previsti dal regolamento, come i genieri di Ishim che «da maggio non hanno fatto niente a parte tagliare l’erba». Ora si trovano sotto i proiettili ucraini, con il fucile in mano o con la pala per scavare trincee. Persino gli avieri inesperti sono finiti a sparare nelle foreste come commandos. A quasi tutti viene chiesto di firmare per diventare “professionisti volontari”, spesso obbligandoli con minacce di punizioni.

Ci sono pure quelli che lo hanno fatto spontaneamente. Adolescenti che da due anni vivono immersi negli slogan della propaganda putiniana, come lo studente diciottenne Georgy Nadeyin che è stato convinto dall’amico del cuore Kostya. «Mi ha detto che stavano partendo tutti e che sarebbe diventato un vero uomo», ha raccontato la madre Anastasia al sito Meduza. Georgy è stato ucciso nel Donbass il 16 giugno, durante la seconda missione nel tritacarne di Avdiivka. Il suo coetaneo Dmitry Sergeyev era cresciuto in un villaggio di provincia e voleva sposare la fidanzatina incinta. Ma non aveva un lavoro, così l’assegno record offerto dal Cremlino gli è parso la soluzione: è morto prima di vedere nascere la figlia Violetta. Alexey Shkoda era detenuto in riformatorio per furto: una volta maggiorenne, è stato spostato in un carcere per scontare gli ultimi otto mesi. Ha preferito la guerra: «Non saprò mai perché - ha dichiarato la mamma Anna – . Mi ha detto solo: “È la mia scelta, cerca di capirmi”». Dopo due settimane era in trincea: è stato ucciso pochi giorni prima di compiere 19 anni.

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Se i fanti-bambini sono la novità nei ranghi russi, in quelli ucraini c’è l’esordio degli ex galeotti. Sono stati arruolati a giugno, per tamponare i vuoti nei reparti decimati: imitando il capo della Wagner Prigozhin, ogni brigata è andata a selezionarli nei penitenziari, senza badare ai reati commessi. La priorità è stata data ai reparti speciali, come la 92ma paracadutisti o il discusso battaglione Da Vinci: su 5.196 domande, finora 2872 sono state accettate e 368 scartate per motivi medici. «Crediamo negli skill che porteranno sul campo di battaglia», ha spiegato un ufficiale delle truppe d’assalto.

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Ora la compagnia del tenente Nazariy Kishak schiera nell’offensiva di Kursk cinquanta ex criminali: «I migliori guerrieri che abbia mai visto», ha sottolineato all’Economist. Il primo a cadere è stato un ladro di 24 anni, Mykhailo, colpito una settimana fa. Gena, 47 anni, capelli grigi, detto “Wikipedia” era dentro per omicidio e rapina a mano armata: «Ero ubriaco, non capivo quello che facevo… Tre anni in cella mi hanno insegnato a controllarmi e questo mi aiuta molto negli attacchi contro i russi».

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