La “diplomazia degli oranghi” della Malesia: i Paesi che acquistano il suo olio di palma potranno adottarne un esemplare
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - La Cina ha la “diplomazia dei panda”, la Malesia voleva inaugurare quella “degli oranghi”. Solo che Kuala Lumpur, dopo le critiche, ha dovuto fare una mezza marcia indietro.
La Malesia sta invitando i Paesi che acquistano il suo olio di palma ad “adottare" gli oranghi lasciandoli però nel loro habitat naturale, modificando dunque la propria iniziativa che originariamente mirava a mandare alcuni animali all’estero, come regali.
A maggio il governo malese aveva infatti annunciato che avrebbe inviato le scimmie in dono ai Paesi che compravano il suo olio di palma, scatenando però l'indignazione degli ambientalisti. Gli oranghi sono una specie in pericolo e hanno perso gran parte del loro habitat a causa del disboscamento e dell'espansione agricola, in particolare proprio per far posto alle piantagioni di olio di palma.
Ora la marcia indietro. “Abbiamo deciso di tenere i nostri oranghi nel loro habitat naturale”, ha dichiarato Johari Abdul Ghani, ministro delle piantagioni e …
PECHINO - La Cina ha la “diplomazia dei panda”, la Malesia voleva inaugurare quella “degli oranghi”. Solo che Kuala Lumpur, dopo le critiche, ha dovuto fare una mezza marcia indietro.
La Malesia sta invitando i Paesi che acquistano il suo olio di palma ad “adottare" gli oranghi lasciandoli però nel loro habitat naturale, modificando dunque la propria iniziativa che originariamente mirava a mandare alcuni animali all’estero, come regali.
A maggio il governo malese aveva infatti annunciato che avrebbe inviato le scimmie in dono ai Paesi che compravano il suo olio di palma, scatenando però l'indignazione degli ambientalisti. Gli oranghi sono una specie in pericolo e hanno perso gran parte del loro habitat a causa del disboscamento e dell'espansione agricola, in particolare proprio per far posto alle piantagioni di olio di palma.
Ora la marcia indietro. “Abbiamo deciso di tenere i nostri oranghi nel loro habitat naturale”, ha dichiarato Johari Abdul Ghani, ministro delle piantagioni e delle materie prime, citato dal quotidiano locale The Star. Gli acquirenti di olio di palma malese di tutto il mondo potranno ora “sponsorizzare” uno o più oranghi e i fondi raccolti saranno utilizzati per attuare programmi di conservazione degli animali, che comprendono “la collaborazione con squadre di esperti, per monitorare la presenza, la sicurezza e le condizioni di questi animali”, ha continuato il ministro. Che si è inoltre impegnato a fermare la deforestazione in Malesia, affermando che il 54% del Paese è coperto da foreste e che il livello non scenderà sotto il 50%.
Il progetto di “diplomazia dell'orango” era stato reso pubblico per la prima volta a maggio dopo che l'anno scorso l'Unione europea aveva approvato un divieto di importazione di prodotti legati alla deforestazione, e sarebbe servito, nelle intenzioni del governo malese, a placare le preoccupazioni sugli effetti ambientali della coltivazione dell’olio di palma: “Questo dimostrerà alla comunità mondiale che la Malesia è impegnata nella conservazione della biodiversità”, disse il governo all’epoca. “Dobbiamo dimostrare ai Paesi del mondo che la Malesia è un produttore sostenibile di olio di palma ed è impegnata a proteggere le foreste e la sostenibilità ambientale”. Insomma, serviva a contrastare la cattiva reputazione che l’olio di palma ha in molti Paesi occidentali.
L'olio di palma è utilizzato in tantissimi prodotti: alimenti come dolci, cioccolato e margarina, oltre che in cosmetici, sapone e shampoo. La Malesia e l'Indonesia sono i due principali produttori mondiali. Proprio tra Malesia e Indonesia, secondo il Wwf, ci sono 105mila oranghi sull'isola del Borneo e poche migliaia a Sumatra. Il disboscamento dei terreni per le piantagioni di olio di palma è una delle principali minacce per la sopravvivenza degli oranghi.
La produzione di olio di palma è vitale per l'economia malese e negli ultimi anni il governo si è mosso molto per difendere e rilanciare il settore introducendo iniziative come il miglioramento delle pratiche agricole e il rilascio di certificati verdi alle aziende che rispettano gli standard di sostenibilità.
A maggio la proposta della diplomazia degli oranghi scatenò l’indignazione dei gruppi ambientalisti, che invece invitavano i funzionari malesi a impegnarsi piuttosto per invertire i tassi di deforestazione.