✕

Venezuela, i fedelissimi del Tribunale superiore chiudono la partita: “Maduro presidente”. Il cileno Boric: “Regime fascista che falsifica le elezioni”. E ora i leader dell’opposizione rischiano l’arresto

Nicolàs Maduro (afp)

Ascolta l'audio

L’erede di Chàvez formalmente nominato per la terza volta a capo dello Stato, ma non ha voluto mostrare e registri elettorali. Il mondo non riconosce la sua vittoria (tranne Iran, Cina e Russia)
3 minuti di lettura

Nicolás Maduro è ufficialmente il presidente del Venezuela. Governerà per altri sei anni, fino al 2031. La sua nomina è stata legittimata dal Tribunale Superiore di Giustizia (TSJ) con una sentenza prevedibile perché si tratta di un organismo strettamente legato e controllato dal regime. Il verdetto, nei fatti, “chiude il caso” come ha sostenuto la presidente della Camera elettorale, struttura della TJS, Casryslia Rodriguéz, ex consigliera del Psuv, il partito al governo, di stretta fede chavista.

Con questo pronunciamento, arrivato 25 giorni dopo il ricorso del delfino di Chávez, dichiarato vincitore nelle elezioni del 28 luglio dal Consiglio Nazionale Elettorale sulla base di un risultato contestato dall’opposizione guidata dal candidato Edmundo González e sostenuta da María Corina Machado, Maduro vola verso il suo terzo mandato consecutivo che assumerà il 10 gennaio 2025.

Finisce così una crisi politica e sociale che aveva acceso le speranza di un cambiamento anche in quei settor…

Nicolás Maduro è ufficialmente il presidente del Venezuela. Governerà per altri sei anni, fino al 2031. La sua nomina è stata legittimata dal Tribunale Superiore di Giustizia (TSJ) con una sentenza prevedibile perché si tratta di un organismo strettamente legato e controllato dal regime. Il verdetto, nei fatti, “chiude il caso” come ha sostenuto la presidente della Camera elettorale, struttura della TJS, Casryslia Rodriguéz, ex consigliera del Psuv, il partito al governo, di stretta fede chavista.

Con questo pronunciamento, arrivato 25 giorni dopo il ricorso del delfino di Chávez, dichiarato vincitore nelle elezioni del 28 luglio dal Consiglio Nazionale Elettorale sulla base di un risultato contestato dall’opposizione guidata dal candidato Edmundo González e sostenuta da María Corina Machado, Maduro vola verso il suo terzo mandato consecutivo che assumerà il 10 gennaio 2025.

Finisce così una crisi politica e sociale che aveva acceso le speranza di un cambiamento anche in quei settori della popolazione legati alla rivoluzione bolivariana ma critici nei confronti dell’azione condotta dall’uomo che Chávez indicò come suo successore poco prima di morire di tumore nel 2013. A poco sono serviti le obiezioni e i rilievi di vari osservatori internazionali che nutrivano dubbi sull’effettiva trasparenza del voto; si è arenata l’iniziativa dei presidenti Petro (Colombia), Lula (Brasile), Obrador (Messico) che avevano tentato fino all’ultimo di convincere Maduro a mostrare i registi elettorali e i verbali di seggio per dimostrare che aveva vinto come sosteneva; ha perso slancio la proposta di convocare nuove elezioni per il rifiuto categorico sia del tre volte presidente sia dell’opposizione.

È stato inutile il giudizio critico del Centro Carter, unica fondazione autorizzata a visionare le operazioni di voto e apprezzata dallo stesso regime, che aveva giudicato poco trasparenti e le aveva considerate “non democratiche”. Sono caduti nel vuoto gli appelli dell’opposizione alle Forze Armate a far rispettare la Costituzione e a difendere la “volontà popolare”.

Ha vinto Nicolás Maduro. E questo nonostante sia apparsa subito evidente, quasi smaccata, la frode consumata la notte delle elezioni. Aiutata dagli stessi militanti chavisti e dai soldati di guardia ai seggi, l’opposizione era riuscita a ottenere l’80 per cento delle schede cartacee e dei registri che riportavano i voti disaggregati dei vari distretti. Li aveva elaborati e poi pubblicati su un sito che tutti potevano e possono consultare.

Si dimostrava la netta affermazione del candidato González, con uno scarto su Maduro di quasi 40 punti. Il leader chavista aveva reagito con stizza e dopo una durissima repressione nei confronti delle decine di migliaia di persone che rivendicavano la vittoria della Piattaforma Unitaria, con almeno 25 morti, quasi tutti giovanissimi e oltre 2000 arresti, aveva denunciato un attacco informatico al sistema elettorale e il tentativo di un golpe da parte della destra estrema. Aveva dichiarato di essere in possesso dei voti espressi e di poter dimostrare la sua vittoria. Ma non li ha mai resi pubblici, cosa che non è avvenuta neanche adesso.

Ha studiato una diversa strategia e ha deciso di affidare il contrasto a una delle istituzioni che gli sono più fedeli. Il Tribunale Superiore di Giustizia aveva 30 giorni per pronunciarsi sul ricorso. I suoi tre membri hanno lavorato fino a ieri ripresi quasi in tempo reale dalle tv di Stato. Venivano mostrati mentre calzavano dei guanti, la bocca coperta da una mascherina, una sorta di cappuccio schiacciato in testa quasi fossero una Corte segreta. Erano affiancati da esperti e tecnici accuratamente scelti dal regime e tenuti sotto osservazione. Maduro sapeva che il loro verdetto avrebbe chiuso la partita.

Aveva la maggioranza del mondo contro, ma aveva anche il sostegno decisivo di Russia e Cina, oltre al Nicaragua e all’Iran, poco disposti a mollare il petrolio venezuelano, alla loro influenza geopolitica sull’area, alla valanga di soldi che hanno tirato fuori in questi ultimi anni per sostenere un regime in forti difficoltà. Gli Usa hanno subito riconosciuto la vittoria di Edmundo González ma hanno adottato un profilo basso al di là di alcune dichiarazioni di circostanza. Sono impegnati nelle elezioni di novembre e il petrolio dell’Orinoco continuano a pomparlo tramite la Chevron.

Durissimo invece il commento del presidente del Cile. Gabriel Boric, unico e primo capo di stato di sinistra sotto i 40 anni in tutta l’America Latina, ha attaccato il Tribunale Superiore che con questo verdetto “finisce di consolidare una frode”, ha accusato il chavismo di guidare “una dittatura che non è di sinistra”. Ha parlato di “infamia”. Il suo è un giudizio drastico. Chiarisce: “Non c’è dubbio che siamo di fronte a una dittatura fascista che falsifica le elezioni, reprime chi la pensa diversamente ed è indifferente al più grande esilio del mondo, paragonabile solo a quello della Siria a seguito di una guerra”.

Raggiante, visibilmente emozionata, sotto lo sguardo attento di Maduro, la presidente del Tribunale Superiore di Giustizia ha ricordato che “l’attacco informatico al Consiglio Nazionale elettorale la notte dello spoglio rende possibile una tutela giurisdizionale per certificare la volontà popolare” e ha ricordato i casi del Brasile nel 2014 e degli Usa nel 2000. Ha quindi proclamato Nicolás Maduro presidente eletto e precisato che il materiale elettorale registrato “rimane al sicuro in questo tribunale”. Resterà segreto e nessuno potrà consultarlo per verificare se sia quello originale.

Ma Caryslia Rodriguéz è andata oltre. Ha annunciato di aver trasmesso alla Procura “le prove di carattere criminale riguardanti il processo di frode, promozione dell’ansia, falsificazione di documenti e usurpazione di funzioni” provocati dall’opposizione. Edmundo González e Maria Corina Machado rischiano di essere incriminati per aver mostrato al mondo ciò che il regime si è rifiutato di fare. La partita venezuelana è chiusa. Decine di migliaia di persone si preparano a fuggire per assediare le frontiere meridionali degli Stati Uniti.

Leggi i commenti