Solingen, l’Isis rivendica: “Vendetta per la Palestina”. Arresto in un centro profughi
dalla nostra inviata Tonia MastrobuoniUna donna lascia dei fiori vicino al luogo dell'attacco a Solingen. Per terra alcuni cartelli con la scritta "Warum", perché in tedesco
SOLINGEN - La “città delle lame”, come ama chiamarsi da sempre, è paralizzata dal dolore. La capitale tedesca dei coltelli è ferita da un attentatore islamico che ha scelto il simbolo della città per infliggerle il più grave lutto da decenni. Era il 1993 quando Solingen finì sulle prime pagine dei giornali: un pugno di neonazisti aveva dato fuoco a una casa di migranti ammazzando cinque turchi. Trentun’anni dopo, il nome della città dalla secolare tradizione delle fabbriche di armi da taglio, è di nuovo in cima alle notizie, ma proprio per un feroce attacco con un coltello. Stavolta è di matrice jihadista. E ha lasciato a terra tre morti e otto feriti.
Nella serata di ieri, dopo reticenti comunicazioni ufficiali da parte delle autorità te…
SOLINGEN - La “città delle lame”, come ama chiamarsi da sempre, è paralizzata dal dolore. La capitale tedesca dei coltelli è ferita da un attentatore islamico che ha scelto il simbolo della città per infliggerle il più grave lutto da decenni. Era il 1993 quando Solingen finì sulle prime pagine dei giornali: un pugno di neonazisti aveva dato fuoco a una casa di migranti ammazzando cinque turchi. Trentun’anni dopo, il nome della città dalla secolare tradizione delle fabbriche di armi da taglio, è di nuovo in cima alle notizie, ma proprio per un feroce attacco con un coltello. Stavolta è di matrice jihadista. E ha lasciato a terra tre morti e otto feriti.
Nella serata di ieri, dopo reticenti comunicazioni ufficiali da parte delle autorità tedesche, è arrivata la rivendicazione ufficiale dell’Isis: «L’aggressore della riunione di cristiani a Solingen in Germania era un soldato dello Stato Islamico». che ha agito «per vendetta nel nome dei musulmani in Palestina».
L’esperto di terrorismo del Kings College, Peter Neumann, è convinto che «quello del conflitto in Israele è un tema che l’Isis sta tentando da dieci mesi di capitalizzare». E alla nuova generazione di terroristi «non è più richiesto di andare in Siria: sono incoraggiati ad agire in proprio. E poi lo Stato islamico ne rivendica le azioni».
Nella tarda serata di ieri è arrivata la notizia di un’irruzione e un arresto in centro profughi, sicuramente legato all’attacco, ma la polizia ha detto a Ntv che «abbiamo arrestato un 36enne, le indagini confermeranno se si tratta dell’attentatore». Sarebbe un cittadino siriano. E sarebbe stato rintracciato grazie al fiuto di un cane-poliziotto che avrebbe condotto le forze speciali in un appartamento del centro di accoglienza.
Venerdì sera il terrorista aveva approfittato di una grande festa cittadina, dedicata alla “Diversità” e ai 650 anni dalla fondazione di Solingen, per avventarsi con una violenza inaudita sulla folla. Ieri mattina all’alba, è arrivata una delle novità più rilevanti della giornata: le forze speciali Sek hanno fatto irruzione in un appartamento e hanno arrestato un quindicenne. Due donne avrebbero ascoltato il ragazzo, poco prima delle celebrazioni, mentre parlava con un secondo uomo. E li avrebbero sentiti minacciare un attacco che «coincide» con la strage avvenuta poco dopo. Ieri avrebbero fornito una descrizione dettagliata del ragazzo alla procura.
Secondo Spiegel, il quindicenne è di origine kirgiza e viveva con i genitori in un campo profughi. Come alcuni fondamentalisti arrestati nei mesi scorsi che pianificavano attentati in Europa per conto di Isis-K, il ramo afgano dello Stato islamico.
In più, scrive la Welt am Sonntag, prima di colpire al collo le sue vittime, l’attentatore avrebbe gridato «Allah Akhbar». Finora né la polizia né gli inquirenti confermano e non concedono alcun dettaglio sul quindicenne che continua a essere agli arresti ma che non sembra essere direttamente coinvolto negli accoltellamenti. Forse il terrorista dell’attacco è il secondo uomo, quello con cui il minorenne era stato visto parlare. E forse è l’uomo arrestato ieri sera.
Dal rullo di notizie di ieri, sporcato dalle fake news, dai soliti video di attentati vecchi, dalla propaganda di destra che ha già individuato un colpevole, il “multiculturalismo”, era difficile filtrare notizie certe. Anche la conferenza stampa del primo pomeriggio della polizia e degli inquirenti a Wuppertal ha aggiunto poche novità a quanto già emerso. Thorsten Fleiss, il capo della polizia di Duesseldorf che ha condotto le indagini nella notte dell’attacco, ha confermato di aver trovato «vari coltelli» che potrebbero essere l’arma del delitto, mentre il capo della Procura Markus Caspers ha aggiunto di «non escludere la pista terroristica».
Nel pomeriggio di ieri, la Hauptstrasse di Solingen, la via pedonale che taglia il centro storico da nord a sud e dove secondo alcune testimonianze sarebbe scappato l’attentatore, era immersa in un silenzio spettrale. C’era ancora qualche tendone della festa cittadina che sarebbe dovuta durare fino a domenica, e qualche raro passante che tentava faticosamente un ritorno alla normalità. Un signore passeggiava col cane, due donne velate portavano chiacchierando le sporte della spesa. L’unico indizio della tragedia era l’onnipresenza di poliziotti armati fino ai denti. Nella quiete della tragedia ci si sarebbe potuti quasi dimenticare un dettaglio non irrilevante: ieri pomeriggio l’attentatore era ancora in fuga. La polizia tedesca lo ha cercando in tutta la Germania e gli inquirenti hanno parlato di «varie perquisizioni» in corso.
La piazza dell’attacco resta blindata. Una piazzetta più piccola, adiacente, è dedicata al lutto. “Perché?”, recita un enorme striscione appoggiato al festone con i fiori dei 650 di Solingen. Qualcun’altro ha dedicato alle vittime un messaggio biblico su un grande foglio bianco, riempito nel corso della giornata di scritte sbigottiti di cordoglio e di amore: “Non sei solo”.