Prima l’Fsb ha costretto Pavel Durov a vendere la sua prima creatura, VKontakte, il “Facebook russo”. Quando nel 2014 il “Mark Zuckerberg russo” ha lasciato la Federazione e ha creato Telegram, gli ha allora chiesto le chiavi di crittografia dell’applicazione di messaggistica istantanea. E dopo che Durov si è rifiutato, ha provato invano a bloccare l’app.
Le autorità russe hanno ritentato di interdire l’accesso anche il 21 agosto. Eppure, ora che il fondatore di VKontakte e Telegram è stato fermato in Francia per la mancata moderazione delle attività criminali sulla sua piattaforma di messaggistica, lanciano appelli a “tirarlo fuori”. “Un esempio di straordinaria ipocrisia”, commentano alcuni osservatori a Mosca.
Gli appelli russi per il rilascio di Durov
Tra i primi a intervenire è stato il vicepresidente della Duma ed ex candidato alla presidenza, Vladislav Davankov, che ha anche promosso a un’azione di protesta lanciando aeroplanini di carta – simbolo di Telegram – davanti alla sede dell’ambasciata francese a Mosca. Davankov ha chiesto al ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov di adoperarsi per il rilascio di Durov. “L’arresto potrebbe avere motivazioni politiche ed essere un mezzo per ottenere i dati personali degli utenti di Telegram. Non dobbiamo permetterlo”, ha scritto.
Intervistata dall’emittente statale Rossija24, la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha fatto sapere che i diplomatici russi hanno contattato “immediatamente” la parte francese, ma che “Durov ha la cittadinanza francese e, di conseguenza, per Parigi, per la Francia, è prima di tutto un cittadino del loro Paese”.
“Sappiamo tutti molto bene come le democrazie liberali, o meglio, le dittature liberali, gestiscono le cose quando fa comodo o è un vantaggio per loro. Questo non è il primo caso. I casi precedenti hanno mostrato il lato peggiore della cosiddetta difesa dei diritti umani da parte dell'Occidente”, ha poi aggiunto.
Andrej Klishas, presidente del Comitato di diritto costituzionale del Consiglio della Federazione russa, la Camera alta del Parlamento russo, ha invece descritto sarcasticamente le azioni della Francia come una “lotta per la libertà di parola e i valori europei”.
Il compiacimento di Medvedev
Certo, nelle reazioni ufficiali russe non manca un certo compiacimento per il fatto che Durov sia stato arrestato dai “servizi speciali” di quello stesso Occidente dove era fuggito. Come dimostrano le parole dell’ex premier e presidente, oggi numero due del Consiglio di Sicurezza, Dmitrij Medvedev. “Pensava che i suoi problemi più grandi fossero in Russia e se n’è andato. Voleva essere un brillante “cittadino del mondo”, vivendo bene senza una patria. Ha fatto male i calcoli. Per tutti i nostri nemici comuni, è ancora russo e quindi imprevedibile e pericoloso. Di sangue diverso”, ha scritto concludendo: “Forse finalmente capirà che non si sceglie la propria patria, così come non si scelgono i tempi in cui si vive”.
Anche la televisione ha cavalcato l’arresto di Durov per criticare i Paesi occidentali. Dando la notizia, seconda al tg delle 10 di Pervyj Kanal, Primo Canale, la conduttrice ha ricordato l’intervista concessa da Durov a inizio anno al giornalista statunitense Tucker Carlson in cui parlava “del suo difficile rapporto con le agenzie di intelligence occidentali”. “Per questo motivo ha cercato di stare lontano dagli States, ma a quanto pare i servizi segreti hanno davvero le braccia lunghe”, ha commentato.
I bot filo-Cremlino scatenati sui social
Stando ai dati del progetto Botnadzor esaminati dal media indipendente Verstka, su VKontakte si sono scatenati i bot filo-Cremlino. Soltanto nelle prime ore dopo l’arresto hanno pubblicato oltre mille commenti denunciando i “falsi valori” dell’Occidente, i “doppi standard” e la censura dell’Unione Europea, ed elogiando la “libertà di parola” in Russia e l’assenza di “censura contro i liberali”. I bot hanno anche sottolineato l’ipocrisia dei politici e della stampa occidentali che in precedenza avevano condannato Mosca per aver tentato di limitare l’accesso a Telegram. “I liberali sono nel panico. I manuali non sono ancora stati distribuiti. Come difenderanno ora un’Europa “libera”, in cui la censura è diventata una roccaforte della politica?”, recita uno dei commenti.
La fake news dell’incontro a Baku tra Durov e Putin
Vista la mobilitazione delle autorità russe, c’è chi si è spinto a ipotizzare collusioni tra il Cremlino e Telegram e ad alludere anche a un incontro tra Pavel Durov e Vladimir Putin a Baku visto che entrambi si trovavano in Azerbaijan a metà agosto. Ma – al di là della smentita del Cremlino – gli analisti della ben informata newsletter economica The Bell non hanno trovato alcuna prova dell’illazione e sostengono che si tratti di nient’altro che di una teoria del complotto.
Possibile imminente blocco di Telegram in Russia
In Russia intanto si corre ai ripari. Il canale Telegram Baza, considerato vicino alle forze di sicurezza, ha scritto che i dipendenti dell’amministrazione presidenziale e del governo russo, i più alti ranghi del ministero della Difesa, alcuni grandi uomini d’affari, nonché i funzionari di alcune forze dell’ordine hanno ricevuto istruzioni di cancellare la loro corrispondenza ufficiale dall’app. E la capa di Rt, ex Russia Today, Margarita Simonyan ha invitato tutti a farlo. Si teme che, da qui al blocco dell’applicazione a livello statale in quanto compromesso e non sicuro, il passo sia oramai breve.
Anche perché su Telegram non viaggiano soltanto le invettive di Medvedev o di Zakharova, ma anche le comunicazioni dell’esercito russo, dal coordinamento tattico alla designazione degli obiettivi, come hanno confermato nei giorni scorsi i “blogger militari” pubblicando foto di missili diretti in Ucraina con la scritta “Za Durova”, “Per Durov”.
Il propagandista del canale Vgtrk Andrej Medvedev ha definito Telegram “il principale messaggero dell’attuale guerra” e “un’alternativa alle comunicazioni militari chiuse”. “Il fatto che Telegram sia ormai diventato quasi il mezzo principale per gestire le unità nella zona del Distretto militare settentrionale (e su entrambi i lati del fronte) è un segreto solo per alcune persone nella direzione principale delle comunicazioni”, ha scritto il canale Rybar.