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Andrej Soldatov sul fermo di Durov: “Mosca ingabbia i pionieri di Internet come mio padre, ma ora finge di difendere l’ad di Telegram”

Andrej Soldatov sul fermo di Durov: “Mosca ingabbia i pionieri di Internet come mio padre, ma ora finge di difendere l’ad di Telegram”

L’intervista con l’esperto di servizi di sicurezza, figlio del “padre dell’Internet russo” condannato un mese fa a due anni di lavori forzati. “Capisco i sospetti sul fondatore di Telegram: non è trasparente sui suoi rapporti coi governi, né sui suoi protocolli di crittografia. Difficile trovare un equilibrio tra libertà e sicurezza. Ma l’arresto non è la soluzione”

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Un mese fa il 72enne Aleksej Soldatov, soprannominato il “padre dell’Internet russo”, benché malato terminale, è stato condannato a due anni di lavoro forzato per abuso di potere. Un’accusa “assurda” secondo il figlio 48enne, esperto di servizi di sicurezza russi, che sul ruolo del padre nel creare l’infrastruttura russa di Internet ha scritto il libro The Red Web insieme alla moglie Irina Borogan. «La verità è che mio padre si è rifiutato di collaborare col Cremlino sulla nazionalizzazione delle infrastrutture web», spiega Andrej Soldatov a Repubblica al telefono da Londra dove è esiliato. Perciò oggi non può che vedere la denuncia russa del fermo francese del fondatore di VKontakte e Telegram Pavel Durov come «un’assoluta ipocrisia».

La Russia ha costretto Durov a cedere il controllo di VKontakte e a esiliare e ha tentato più volte di bloccare Telegram — l’ultima volta una settimana fa — ma ora accusa l’Occidente di “censura”…

«Era prevedibile che il Cremlino avrebbe cercato di cavalcare a fini propagandistici il fermo di Durov e di presentare la Federazione come una sorta di alternativa all’Occidente. Il che però non fa di Mosca un baluardo delle libertà. Anzi».

Dopo la sua fallita messa al bando, Telegram è diventato la piattaforma privilegiata di funzionari e propagandisti russi. Concorda con chi vede una certa ambiguità nelle relazioni tra Durov e il Cremlino?

«Comprendo i sospetti. Non sappiamo perché il governo russo abbia revocato il bando di Telegram nel 2020 o perché Durov abbia accettato il sostegno di una banca russa statale. Da un lato Durov si proclama difensore della libertà sul web, ma dall’altro non è affatto trasparente né sui suoi rapporti con i governi né sui suoi protocolli di crittografia. È per questo motivo che da tempo gli attivisti consigliano di usare Telegram soltanto per leggere i canali di siti web o opinionisti, ma non come applicazione di messaggistica perché potrebbe essere troppo rischioso».

C’è chi paragona il fermo di Durov “all’arresto di un venditore di coltelli dopo un accoltellamento” e chi invece contesta la sua mancata moderazione dei contenuti. È giusto perseguirlo secondo lei?

«I social media possono essere molto utili, ma anche estremamente pericolosi. Ma arrestare Durov non è la soluzione. Perché, invece, non invitarlo a un’audizione come l’ad di Meta Mark Zuckerberg negli Usa? I governi pensano che arrestando i manager delle aziende informatiche possano fare pressione su di esse. Il primo fu il Brasile che arrestò funzionari di Google e Facebook».

La stessa pressione che la Russia sta esercitando su suo padre con la condanna a due anni in una colonia di lavoro?

«Mio padre ha costruito una parte significativa dell’infrastruttura russa di Internet. Come molti pionieri di Internet, credeva che la Rete sarebbe diventata uno spazio virtuale globale al di fuori del controllo statale dove scambiare idee. Ma, a un certo punto, il Cremlino ha deciso che dovesse essere sotto il suo controllo. E davanti al suo rifiuto, lo ha condannato».

Se verranno formalizzate accuse contro Durov, potremmo trovarci di fronte a un “nuovo caso Assange”. È possibile conciliare libertà di espressione e sicurezza?

«Bisogna trovare un modo di moderare i contenuti su Internet. Finora abbiamo due sole opzioni: totale mancanza di controllo o controllo governativo. Io penso che ci sia una terza via: che il controllo spetti alla società civile. Magari ci sono anche altre alternative. Bisogna aprire un dibattito e non accettare a priori questo scenario in bianco o nero: il caos o il controllo governativo, Durov eroe o criminale».

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